Apatia
Venerdì Maggio 22nd 2009, 11:39
Archiviato in: Cazzate senza ritegno, Piccoli sfoghi contemporanei, Varie ed eventuali

“How far up your ass does this guy’s dick have to be before you realize he’s fucking you, man?”

Bill Hicks – Sane mane

Ieri sera – con alcune delle alcune delle più eminenti teste coronate sansuine – si è presa una birretta al pub. Tra un discorso e l’altro si sono anche commentate le ultime uscite del nano pelato e piduista. La conclusione è stata (più o meno) che, nonostante le enormità dette e compiute dal nano, una quantità imbarazzante di persone lo continuerà sempre a votare. Questioni come essere, secondo una sentenza di primo grado, un corruttore [la sentenza ha condannato Mills per aver ricevuto 600.000 dollari per aver reso falsa testimonianza a favore del nano, la posizione del quale è stata stralciata in virtù del lodo Alfano (sul costituzionalità del quale, comunque, si attende una pronuncia della Corte Costituzionale)], l’essere stato prescritto (prescritto! Non assolto!) in alcuni processi, il conflitto di interessi, un qual certo evidente fastidio verso l’ordinamento democratico sembrano interessare solo i soliti sfigati “sinistrati”.

Tutto questo mi ha fatto pensare ad una parte di uno spettacolo di Bill Hicks, “Sane man”, nel quale il comico americano si scaglia violentemente contro l’amministrazione Reagan (un presidente che veniva dalla televisione… uhm…). Lo spettacolo è del lontano 1989. Le frasi sono attuali ancora adesso. Sarà che la satira – quella fatta bene – è, per usare una frase un po’ altisonante, “contro il potere”, ed i meccanismi del potere, alla fine, sono sempre gli stessi (senza contare che – come cantava Fabrizio De’ Andrè – “non ci sono poteri buoni”).

La parte su Reagan parte al minuto 6:45. La parte precedente – ovvero, una descrizione di quanto poco porno fossero i film porno disponibili negli hotel ed una satira sulle riviste pornografiche – è sconsigliata a chi non sopporta le parti “volgari” dei monologhi di Luttazzi (da sempre grande estimatore di Hicks). Il video ha i sottotitoli in italiano.

Ovviamente tutto lo spettacolo è consigliato (è una delle poche cose che, ultimamente, mi abbia fatto veramente rotolare dalle risate). Potete vederlo su you tube (è diviso in otto parti), oppure potete scaricarlo da “ComedySubs”, un sito di benefattori (non saprei come altro definirli) che si sono presi la briga di tradurre e sottotitolare molti spettacoli di autori satirici stranieri (alcune cose, però, le trovate ancora nel loro sito precedente). Per quello che ho visto io, consigliatissimi sono tutti gli spettacoli di Bill Hicks, in quest’ordine: Sane man, Revelations, One night stand e Relentless. Poi, molto divertente è anche Sam Kinison. Gli spettacoli di Chris Rock sono carini (soprattutto Kill the messenger) anche se contengono troppi riferimenti alla comunità afro-americana, e quindi sono meno fruibili per noi europei. George Carlin a me non ha fatto impazzire: mi è sembrato una sorta di predicatore mugugnone (una sorta di Beppe Grillo ancora divertente e meno guru). Menzione a parte per la comicità surreale di Ellens DeGeneres: a me ha divertito parecchio.


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Pensieri in libertà
Lunedì Febbraio 09th 2009, 19:22
Archiviato in: Cazzate senza ritegno, Cinema, Libri

I soldi spesi in libri sono soldi spesi in cultura, quindi sono soldi spesi bene. Questo è sempre vero, a parte per “Il gioco del mondo” di Julio Cortazar. Cazzo, in due capitoli il protagonista non riesce nemmeno ad attraversare un ponte di Parigi! Probabilmente avrà letto quel libro e sarà caduto preda di narcolessia.

(nota positiva: ha così finalmente trovato senso la frase “l’eccezione che conferma la regola”)

(nota ancor più positiva: non l’ho comprato, ma l’ho preso in prestito in biblioteca)

Caso di cui tutti parlano: ho trovato una brillante soluzione di compromesso per mettere d’accordo il doveroso rispetto della volontà della ragazza con la filosofia che muove questo governo. Basta riuscire a farla passare per immigrata clandestina et voilà, ecco che l’assistenza sanitaria può bellamente svanire.

Molti hanno criticato l’eccessiva esposizione mediatica dell’evento, quando da molte parti si chiedeva un rispettoso silenzio. Giusto. Ma non dimentichiamo il lati positivi della vicenda. Sabato sera il servizio del Tg1 sul caso del capoluogo dell’Umbria è andato in onda alle 20:25 (orario solitamente destinato a tristi marchette lancia-prima-serata o a collegamenti con l’orsetto Knut a Berlino) e non in pompa magna in apertura. Da non crederci.

Qualche giorno fa ho visto “Pathology”, film su di un gruppo di giovani anatomopatologi che si sfidano ad un terribile gioco: uccidere delle persone in maniera tale che gli altri non riescano a scoprire come è stato compiuto l’omicidio. Interessante, come documentario sulla nascita del PD.

Vabbè, scherzo. A me è sembrata un po’ troppo un’americanata. Però le scene nelle quali aprivano i cadaveri erano così impressionanti che mi hanno tolto completamente la voglia di farmi fare un’autopsia.

(Non scherzo, mi han veramente traumatizzato. Quindi, se dovesse mai succedere, fatemi fare l’anestesia, per favore. Non sopporto il dolore)


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La CrisiTM
Mercoledì Gennaio 21st 2009, 16:43
Archiviato in: Cazzate senza ritegno

Questa è la crisi economica più spaventosa dal 1929 ad oggi (e forse è pure peggiore). E le sue sono conseguenze spesso drammatiche, di quelle che fanno cadere nell’abisso più profondo della disperazione esistenziale anche le più caparbie volontà che cercano – con cocciuta dignità – di trovare ogni giorno le forze per, non dico sorridere, ma almeno offrire il loro più inarrendevole ghigno alle beffarde prove cui sono sottoposte. I segni della ricaduta sui ceti più deboli di questa crisi sono inequivocabili. Assolutamente inequivocabili. Pensate che il mai abbastanza lodato “Interner & Birra” – attracco obbligato per ogni venerdì sera che si rispetti – ha portato il prezzo della lattina da litro di Faxe – tra le cilindriche lenitrici di dolori, la più solida – da 4 a 4,5 €.


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Here all the bombs fade away
Mercoledì Dicembre 10th 2008, 19:05
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A volte serve così poco per sentirsi in pace con il mondo… una ghironda, un bouzouki, una fisarmonica, un banjo (poi chitarra elettrica) un contrabbasso ed una batteria… una melodia dolce e leggera che ti fa sembrare tutto così semplice ed a portata di mano…

(qui nella versione “pulita” del disco)


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Processo al Vaticano
Martedì Dicembre 09th 2008, 12:45
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Mi chiedo cosa si siano fumati in Vaticano. Roba pesante, moooolto pesante. Le ultime due uscite che hanno fatto (il rifiuto di firmare, presso l’Onu, sia la richiesta di depenalizzazione del reato di omosessualità avanzata dalla Francia che la convenzione sui diritti delle persone con disabilità) sono da antologia. Della demenza, ma sempre da antologia.

Non fosse che l’influenza del Vaticano è parecchio sentita, si potrebbe chiuderla lì apostrofandoli con un “ma che stronzi!” (prima di invocare il reato di lesa maestà, chiedetevi quanto segue: come definireste chi non accetta di fare una cosa che potrebbe contribuire a salvare la vita a delle persone? Ecco, ci siamo capiti). Quindi è necessario fare qualcosa, e visto che con le buone (richiami ai diritti dell’uomo, ragionamenti logici) non si riesce a farli ragionare, io propongo di citare in giudizio il Vaticano presso il tribunale internazionale delle Nazioni Unite (sempre che lo riconoscano, a differenza di quei furbacchioni degli statunitensi…). Se, smascherata la loro colpevolezza, la smettono di dire cazzate, bene; se no, Vaticano bombardato dalla Nato (per renderla utile, una volta tanto…), con tanto di risoluzione Onu e caschi blu a Roma.

Ho pensato, con l’aiuto di un po’ di amici, ad una lista di possibili capi di accusa (validi sia per il processo vero e proprio al tribunale internazionale, sia per un ipotetico “processo storico” tra chissà quanti anni). Sentitevi liberi di ampliarla…

• Concorso in genocidio: qua ce ne sono tante. Ci sono i grandi classici come le crociate oppure l’inquisizione. Ma anche le campagne di conversione in Sud America dopo la scoperta del continente nuovo. Le politiche più o meno velate a favore di dittature fasciste in America Latina ed in Spagna nello scorso secolo spacciate come “contro il comunismo” (in realtà, e basta un comune libro di storia per provarlo, contro governi eletti democraticamente). Oppure, i continui, ed irresponsabili per chiunque abbia un minimo di senso pratico, anatemi contro la contraccezione.
• Abuso della credulità popolare: se lo danno a Wanna Marchi, che almeno le corna le può supporre, gente che non ha uno stralcio di prova dell’esistenza di dio è prenotata…
• Circonvenzione d’incapace: ad esempio per il battesimo (ma in realtà anche per comunione e cresima). Pensate che casino scoppierebbe se si iscrivessero al partito i figli dei tesserati… Cosa volete che ne sappiano dei bambini? Fanno quello che gli dicono i genitori. Se la religione fosse una cosa seria, i sacramenti si dovrebbero dare dopo i 18 anni. Ma per fortuna anche le alte sfere vaticane pensano che sia roba da bambini, come le favole. Da notare come per la religione ebraica ci sia, in aggiunta, la temutissima “circoncisione d’incapace”.
• Discriminazioni sessuali: Anche qua c’è una valanga di possibili esempi. Un uomo può diventare prete (e quindi papa, e quindi il capo). Una donna no. Mi chiedo: una donna che ha fatto l’operazione? Una suora che va a Casablanca, passa al “livello equivalente” e diventa prete? O passa dal via e ritira le 20 mila lire? In compenso gli omosessuali non sono affatto discriminati, semplicemente perché, per la Chiesa, l’omosessualità è come se non esistesse. Proprio come la pedofilia (ma questa, per altri motivi)
• Gestione di regime dittatoriale: il papa non è eletto democraticamente dalla popolazione e le sue decisioni sono indiscutibili


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Santo subito!
Domenica Dicembre 07th 2008, 10:00
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In esclusiva per voi fedeli lettori sansuini, ecco il santino del quale non potrete più fare a meno: Sant’Emmanuele da Camatti!

santini-da-collezione-san-emma-camatti.jpg

[la foto è stata scattata quest’estate sopra a piazza delle Erbe da un certo Alessandro (conosciuto anche – mi sembra – come Zena) e dall’ottimo Rob ed è stata approvata dalla C.E.I.*]

*Conferenza Etilisti Impenitenti


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Il giorno del giudizio
Venerdì Dicembre 05th 2008, 15:19
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“When the world is too dark
and I need the light inside of me
I’ll walk into a bar
and drink fifteen pints of beer”

Streams of whiskey - Pogues

Oggi pomeriggio ci vedremo tutti in piazza della Vittoria. Una giacca pesante, sciarpa, guanti e nello zaino l’immancabile sacco a pelo (e qualcosina per la notte) saranno il nostro unico bagaglio normale. Poi via tutti in corriera alla volta di Torriglia, spensierati come solo chi ha appena svaligiato l’Ekom e porta il prezioso carico negli zaini.

Questa sera sarà una serata speciale. Faremo un bel fuocherello nella stufa, e pazienza se non durerà tutta la notte perché “Tieni aperta la finestra, se no ci intossichiamo di monossido”. Da Bolza arriverà un odoroso regalo, che un atleta-campione – astemio, ma ancora per poche settimane – assaggerà in maniera impropria. Il sistema metrico internazionale verrà soppiantato dalle uniche unità di misura localmente riconosciute: la pentola di negroni e l’ora gin. (perché “Alle undici i veri uomini bevono gin alla canna”). Lo spirito delle olimpiadi invernali aleggerà forte e verrà omaggiato con due nuove discipline: il “calcetto in maniche corte su campo ghiacciato” ed il più elitario “frantumazione a testate dello strato di ghiaccio del trogolo (per immergere la testa nell’acqua e così schiarirsi le idee) e corsa per il paese con formazione di ghiaccio nei capelli”. La vile scienza idraulica soccomberà all’urgente necessità teorica della logistica, quando tramite configurazioni laocoontiche verrà risolto l’annoso problema dell’accesso al bagno ed a tutte le sue salvifiche protuberanze ceramiche. Gli specchi – come nelle più belle favole – prenderanno vita e si metteranno ad interloquire sui massimi sistemi, magari redarguendo con decisione gli astanti circa le conseguenze filosofiche, etiche e morali dei loro comportamenti. E poi ci saranno balli, balli ed ancora balli, con ornamenti di fortuna – ma, citando Platone, che cos’è un tappetino se non una gonna in potenza? – per sempre immortalati da quell’occhio occhio meccanico che può congelare la storia.

Questa notte andremo a dormire a pezzi come un puzzle da mille appena aperto, ma domani mattina ci alzeremo in bolla (magari non proprio all’alba…), pronti per un buon caffé, un po’ di colazione e l’irrinunciabile focaccetta del Cocca prima di riprendere la corriera. Poi chissà cosa succederà, dove ci porterà il nostro entusiasmo spericolato, la nostra pazzia incondizionata, i nostri sogni grandiosi e la nostra musica onnipresente, che ci circonda e ci culla al suono di una Les Paul indiavolata. Chissà dove saremo, dopodomani. Chissà dove saremo, tra dieci anni.

Ma è una così bella giornata, oggi. Di quelle giornate che sembrano fatte apposta per non pensare al domani, per non avere preoccupazioni. Perché oggi è il 5 dicembre del 1998, ed il futuro è come una soffice nuvola bianca vista da una corriera che corre in salita: la vedi, sai che c’è, è bella, ma è così lontana…


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Compleanno Pietro
Venerdì Novembre 28th 2008, 12:03
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Oggi mio nipote Pietro compie un anno. E’ incredibile quante cose possano succedere in un anno. Adesso si comporta sempre di più come una persona, cammina, sbiascica consonati e vocali a casoccio, fa casino. E soprattutto balla quando metto dei sani ed allegri ritmi in levare. Cresce bene, insomma. Cosa posso augurargli, quindi? Beh, sulle note di “Lullaby 12:59” dei Bedouin Soundclash (che sembrava apprezzare parecchio), non posso non sperare che, crescendo, non perda quella particolare salubre pazzia tipica dei bambini, che li rende assolutamente immuni dal triste conformismo che troppo spesso contraddistingue la vita degli adulti. E che, quindi, segua sempre l’esempio del gigante Gargantua che, da bambino (“Gargantua e Pantagruele” – libro primo, capitolo undicesimo):

Si ruzzolava sempre nel fango, si sporcava il naso, si impiastriccava la faccia, scavalcagnava le scarpe, sbadigliava sempre alle mosche, e correva volentieri dietro ai farfalloni dei quali suo papà aveva l’imperio. Si pisciava sulle scarpe, cacava nella camicia, si puliva il naso coi gomiti, smocciava nella minestra, e pasticciava dappertutto, e beveva nella pantofola, e si grattava il ventre di solito con un paniere. Si aguzzava i denti con uno zoccolo, si lavava le mani con il brodo, si pettinava con un bicchiere, si sedeva tra due sgabelli col culo per terra, si copriva se aveva freddo con un sacco bagnato, beveva mentre ingoiava la zuppa; mangiava il companatico senza pane, mordeva ridendo, sputava spesso nel piatto, e scorreggiava bagnato; pisciava contro vento, si cacciava nell’acqua per difendersi dalla pioggia, batteva il ferro a freddo, calcolava a vuoto, faceva lo smorfioso, e faceva spesso i fuochi d’artificio con la bocca; diceva il paternoster delle scimmie, tornava ai suoi montoni, dava le perle ai porci, picchiava il basto invece dell’asino, metteva il carro davanti ai buoi, si grattava dove non gli prudeva, insegnava ai gatti a rampicare, voleva troppo e non stringeva niente, spegneva il fuoco con la stoppa, ferrava le cicale, si faceva il solletico per farsi ridere, adoperava le pentole per tamburi, scherzava coi santi e lasciava stare i fanti, faceva cantare il Magnificat a mattutino e trovava che andava benissimo; mangiava cavoli e cacava purea, conosceva a prima vista il bianco dal nero, faceva lo sgambetto alle mosche, scarabocchiava la carta e sgorbiava la pergamena, metteva le ali ai piedi, gettava i soldi dalla finestra, faceva i conti senza l’oste, seminava vento e raccoglieva tempesta, prendeva i fiaschi per fischi e le lucciole per lanterne, versava due vini da una sola bottiglia, si fingeva scemo per non pagar dazio, dopo il dito si lasciava prendere il braccio, voleva acchiappare tortore col sale sulla coda, non ammetteva che una goccia dopo l’altra riempiva il barile, a caval donato guardava sempre in bocca, saltava di palo in frasca, metteva la pera marcia con le buone, scavava un buco per riempirne un altro, faceva la guardia alla luna perché non la mangiassero i lupi e si aspettava che le nuvole rosse pisciassero rosolio, faceva di necessità virtù, rendeva pan per focaccia, metteva tutte le erbe in un sol fascio, e si riempiva alla sera per vomitare al mattino.



Face orare et labora
Giovedì Novembre 27th 2008, 18:29
Archiviato in: Cloro al clero, Libri

Questo post è nato in maniera un po’ strana. Qualche giorno fa ho visto al tg2 della sera un imbarazzante servizio riguardo ai monasteri di clausura. Oltre all’irritante piaggeria con la quale si descrivevano questi luoghi di “incessante preghiera”, uno degli aspetti che più mi ha incuriosito è stato la rivelazione della creazione di una sorta di servizio di “preghiera on demand” via internet. Roba di una demenza tale che se inserita tal quale in uno sketch satirico avrebbe fatto come minimo gridare all’anticlericalismo. Tutto questo mi ha fatto pensare ad un esilarante passo de “L’investigatore olistico Dirk Gently” di Douglas Adams – libro che ho recentemente ultimato di leggere – nel quale, con la solita pungente ironia adamsiana, viene presentato la fantomatica figura del “Monaco Elettrico”. La mia prima intenzione era quella di riportare solo il capoverso comprendente la “definizione” di Monaco Elettrico (ovvero, il terzo di quelli di seguito riportati), poi però optato per la trascrizione dell’intero capitolo (il secondo) dal quale quel capoverso è estratto, dal momento che è incredibilmente spassoso. Buona lettura.

In cima a un promontorio roccioso, un Monaco Elettrico se ne stava seduto su un cavallo annoiato. Da sotto il suo cappuccio di lana grezza il Monaco osservava senza battere ciglio un’altra vallata che gli dava qualche problema.
La giornata era calda, il sole splendeva in un cielo vuoto e caliginoso, picchiando sulle pietre grigie e sull’erba rada e secca. Tutto era immobile, compreso il Monaco. Solo la coda del cavallo si muoveva un po’, sventolando leggermente nel tentativo di agitare l’aria, e nient’altro. Per il resto, tutto era immobile.
Il Monaco Elettrico era un marchingegno per risparmiare fatica, non diversamente da una lavastoviglie o un videoregistratore. Le lavastoviglie lavano stupidi piatti al posto delle persone, evitando loro il fastidio di doverli lavare, i videoregistratori guardano stupidi programmi al posto delle persone, evitando loro il fastidio di doverli guardare; i Monaci Elettrici credevano al posto delle persone, evitando loro quello che era diventato un compito sempre più oneroso, credere a tutto ciò che il mondo si aspettava che credessero.
Malauguratamente questo Monaco Elettrico aveva sviluppato un difetto, cominciando a credere cose di ogni genere, più o meno casualmente. Ormai cominciava a credere persino cose che avrebbero faticato a credere anche a Salt Lake City. Lui naturalmente non aveva mai sentito parlare di Salt Lake City. Non aveva nemmeno mai sentito parlare di quingilione, pressappoco il numero di chilometri che separavano quella valle dal Great Salt Lake dell’Utah.
Il problema di quella valle era il seguente. Il Monaco al momento credeva che la valle e tutto ciò che vi stava dentro e attorno, ivi compreso lui stesso e il suo cavallo, fossero di una uniforme sfumatura rosa pallido. Ciò procurava una discreta difficoltà nel distinguere gli oggetti gli uni dagli altri e quindi rendeva impossibile, o quanto meno malagevole e pericoloso, fare qualsiasi cosa o andare ovunque. Di qui l’immobilità del Monaco e la noia del suo cavallo, che in vita sua aveva dovuto sottostare a parecchie stupidaggini, ma fra sé e sé era convinto che quella fosse una delle più stupidi.
Da quanto tempo il Monaco credeva tutto ciò?
Be’, per quanto riguarda il Monaco, da sempre. La fede che muove le montagne, o almeno le crede rosa contro ogni possibile evidenza, era di quelle solide e tenaci, una grossa roccia contro cui il mondo poteva scagliare ciò che gli pareva senza scuoterla. In pratica, il cavallo sapeva che in genere la sua durata media era più o meno di ventiquattr’ore.
E allora che dire di questo cavallo, che aveva opinioni sue proprie ed era scettico sulle cose? Comportamento insolito per un cavallo, no? Si trattava forse di un cavallo insolito?
No. Sebbene si trattasse di un esemplare della sua specie indubbiamente bello e robusto, era tuttavia un cavallo assolutamente normale, così come le convergenze evolutive ne avevano prodotto nei molti posti in cui si ritrova una forma di vita. I cavalli hanno sempre capito molto più di quanto diano a intendere. Difficilmente si può stare tutto il giorno, tutti i giorni, con qualcuno seduto sopra, un’altra creatura, senza farsene un’opinione.
E’ invece possibilissimo starsene seduti tutto il giorno, tutti i giorni, sopra un’altra creatura senza darsene il benché minimo pensiero.
Quando vennero costruiti i primi modelli di questi Monaci, si ritenne importante poterli riconoscere all’istante come oggetti artificiali. Non doveva esserci il minimo rischio che assomigliassero in qualche modo a persone vere. Nessuno vorrebbe che il proprio videoregistratore se ne stesse tutto il giorno sdraiato sul divano a guardare la tv. Nessuno vorrebbe che si mettesse le dita nel naso, bevesse birra e mandasse qualcuno a prendergli una pizza.
Così i Monaci vennero costruiti con un occhio all’originalità della linea, nonché con un pratica capacità di stare a cavallo. La gente, o comunque le cose, appaiono più schiette viste da un cavallo. Si valutò quindi che due gambe fossero più indicate e più economiche dell’abituale rigoglio di diciassette, diciannove o ventitrè; ai Monaci venne data una pelle rosea invece che viola , soffice e liscia invece che crestata. Ci si limitò anche a una sola bocca e una naso, ma vennero dotati di un occhio supplementare, portando il totale a due. Una creatura dall’aspetto bizzarro, effettivamente. Ma davvero eccellente nel credere le cose più assurde.
Questo Monaco era andato fuori di testa per la prima volta semplicemente perché gli avevano dato troppe cose da credere in un solo giorno. Per sbaglio era stato collegato a un videoregistratore che stava guardando undici programmi televisivi, contemporaneamente, cosa che gli aveva fatto saltare un gruppo di circuiti logici. Il videoregistratore ovviamente doveva solo guardarli. Non doveva anche crederci. Ecco perché i manuali di istruzioni sono così importanti.
Dopo una tumultuosa settimana in cui aveva creduto che la guerra fosse pace, che il bene fosse male, che la luna fosse fatta di gorgonzola e che bisognasse mandare a Dio un sacco di soldi presso una certa casella postale, il Monaco cominciò a credere che il trentacinque per cento di tutti i tavoli fosse ermafrodita, dopo di che ebbe un crollo. Il commesso del negozio di Monaci disse che bisognava sostituire tutta la scheda madre, ma poi fece notare che i nuovi modelli migliorati dei Monaci Plus erano potenti il doppio, avevano un sistema completamente nuovo di Capacità Negativa multitasking, che consentiva loro di tenere in memoria contemporaneamente fino a sedici idee del tutto differenti e contraddittorie senza dar luogo a fastidiosi errori di sistema, erano due volte più veloci e almeno tre più disinvolti e che se ne poteva avere uno nuovo di zecca a meno di quanto sarebbe servito per cambiare la scheda madre del vecchio modello.
Ecco qua. Fatto.
Il Monaco difettoso venne spedito nel deserto, dove poteva credere quello che gli pareva, compresa l’idea di essere stato trattato a pesci in faccia. Gli fu consentito di tenersi il cavallo, visto che fare un cavallo non costava niente.
Per un certo numero di giorni e notti, che lui in momenti diversi credette essere tre, quarantatré e cinquecentonovantottomilasettecentotrè, vagò nel deserto, riponendo la sua semplice fede elettrica in pietre, uccelli, nuvole e in un’inesistente forma di asparagi-elefanti, finché alla fine si fermò lassù, su quello spuntone di roccia, a contemplare una valle che, nonostante il profondo fervore della fede del Monaco, non era rosa. Nemmeno un po’.
Il tempo passava.


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Compleanni (blog e mio)
Martedì Novembre 25th 2008, 21:31
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“…
- Li abbiamo presi su nel settore zz9 Plurale z Alfa.
- Ah si? – fece Zaphod, sbattendo le palpebre
- Trillian domandò: – Ti dice niente questo?
- Mmmm – mormorò Zaphod – zz9 Plurale z Alfa. Zz9 Plurale z Alfa?
- Allora? – disse Trillian.
- Ehm… cosa vuol dire z? – disse Zaphod.
- Quale delle z?
- Una qualsiasi.

Una delle difficoltà maggiori che aveva Trillian nel suo rapporto con Zaphod era riuscire a distinguere tra quando Zaphod fingeva di essere stupido solo per cogliere di sorpresa le persone, quando fingeva di essere stupido perché non voleva rompersi le scatole a pensare e voleva che qualcun altro lo facesse per lui, e quando fingeva di essere ignominiosamente stupido per non far capire che effettivamente non capiva cosa stava succedendo, ovvero per non far capire che in quel momento era davvero stupido. Era famoso per la sua straordinaria abilità. E a ragione, ma era discontinuo: non era abile sempre, il che lo affliggeva. Per questo aveva inventato quel comportamento. Voleva che la gente rimanesse sconcertata piuttosto che sdegnata. Trillian giudicava che fosse francamente stupido, ma non aveva più nessuna voglia, ormai, di discuterne con lui.
…”

Da “Guida galattica per autostoppisti” di Douglas Adams

Credo che almeno una parte di me sia ben rappresentata da queste parole di Douglas Adams. Non che mi ritenga stupido, ma è più che altro il senso di indolenza rispetto alla “seria e noiosa realtà” che traspare da quelle righe che mi sento di condividere appieno. Infatti, come altro spiegare – se non con la pigrizia – il fatto di aver dovuto accorpare i post riguardanti il mio compleanno e quello del blog (che sarebbe stato il 20 novembre)? Vabbè, procediamo con ordine.

Questione blog: tre anni. Sono passati tre interi anni da quando ho incominciato a scrivere su questo blog. Tre anni di parole scritte e poi cancellate, corrette e poi ripensate, infine riscritte e poi pubblicate. A volte mi chiedo quante siano, queste parole. Beh, presto detto: esattamente 167.625 (il contatore automatico non perdona…). Ma uno scarno numero – anche facesse parte di qualche più sostanziosa statistica – non credo possa trasmettere tutto quello che c’è sotto a questo blog, le ore passate davanti allo schermo (chissà quante… non ci voglio nemmeno pensare…), le idee che latitano, cercare di scrivere (quasi) sempre qualcosa di decente. Forse proprio per questo negli ultimi mesi ho scritto molto meno: in effetti portare avanti tanti “filoni” è abbastanza impegnativo e logicamente alcuni sono rimasti indietro (penso a cinema, teatro e musica). Un po’ mi dispiace (guardando “l’arretrato” meno…): magari farò qualche post “riassuntivo”. Mi piacerebbe anche essere più “sulla notizia” – ovvero, commentare il fatto del giorno o cose del genere – però impiego molto tempo per scrivere e più di una volta mi è capitato di appuntarmi qualcosa con l’intento di scriverci su senza che poi si concretizzasse nulla (vuoi per il tempo, vuoi che non ha senso fare adesso – per dire – l’analisi delle elezioni del 1976…). Sono curioso di vedere come si evolverà questo blog (senza contare che le dieci pagine di “appunti” dell’anno scorso sono lievitate a 20…).

Questione compleanno: ventotto anni. Un’età che incomincia ad essere imbarazzante ma anche gratificante (quanti possono dire di aver fatto meglio di Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison e Kurt Cobain? Beh, tutti quelli che hanno superato i ventisette anni, direte voi… Però come frase suona sempre bene). Con il passare degli anni mi rendo conto di essere diventato sempre più cinico: c’è una crisi economica globale, recessione, gente spedita in cassa integrazione, il nano pelato e pidusita è ancora vivo e pure al governo, ma io sono felice perché grazie a ciò fare il pieno di benzina non devo più ipotecare due reni (ne basta uno) ed i prezzi delle case stanno scendendo. Sarei quasi tentato di sentirmi stronzo. Quasi, eh. Diciamo che in questo momento mi sento un po’ il Colaninno della situazione: prendo per un tozzo di pane raffermo la “buona Alitalia” mentre la “Bad Company” la sbologno sui contribuenti (l’italian style non è acqua).

Ma parliamo di cose serie. Sarebbe cosa gradita ricevere come regalo di compleanno una combinazione lineare di questi elementi:

- una casa
- un modello dinamico funzionante di un boiler fatto con simulink
- un concertone ska di quelli che non si vedono da un po’ (stile i Toasters)
- un colloquio di un’ora con Woody Allen
- Mosconi santo subito


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