Broken Flowers
Giovedì Dicembre 29th 2005, 23:15
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Cinema

Giovedì scorso (il 22), sono andato al cinema a vedere “Broken Flowers”, per la regia di Jim Jarmusch, con Bill Murray, Sharon Stone e Jessica Lange. Protagonista del film è un uomo sulla cinquantina (Bill Murray), diventato estremamente ricco grazie ai computer, scapolo ed eterno dongiovanni. Dopo essere stato lasciato dalla sua ultima conquista, che non vede in lui nulla di sicuro, riceve una lettera rosa, non firmata, scritta a macchina con inchiostro rosso nella quale viene informato da una sua ex di avere un figlio di vent’anni che lo sta cercando. Inizialmente finge di mostrarsi indifferente alla notizia ma l’intervento del suo vicino di casa ed unico amico, un uomo etiope felicemente sposato con molti bambini e fissato con i libri gialli, gli farà cambiare idea pur tra mille dubbi. Comincia quindi un viaggio, pianificato nei minimi dettagli da suo amico giallista, alle ricerca delle sue ex fidanzate di 20 anni prima, alle quali si dovrà presentate con un mazzo di fiori rosa, per cerare di capire chi di loro ha spedito la lettera. Ma il viaggio non è così semplice come può sembrare…
Leggendo la trama, si potrebbe pensare ad una classica commedia degli equivoci, piena di situazioni spassose. Sbagliato. Non ci troverete nulla di tutto questo. Il film si basa sull’interpretazione di Bill Murray, alle prese con un personaggio per molti versi simile a quello del bellissimo “Lost in Translation”. Proprio con questa ultima pellicola ci sono molte analogie, soprattutto a livello di stile registico adottato, basato su interminabili silenzi e paesaggi. Pure troppi, a mio avviso. Le lunghe sequenze “mute” paesaggistiche potevano essere ridotte magari a vantaggio dei qualche battuta in più, in modo da dare un po’ più di ritmo alla storia. Infatti l’unica pecca del film è proprio questa: la lentezza pachidermica della narrazione. Anche “Lost in Translation” era lento, ma in quel caso la scelta risultava essere molto più funzionale rispetto al film di Jamusch. Per il resto tutto è perfetto, a partire dalla “solita” magistrale prova di Bill Murray (rinato in questi ultimi anni), fino alla azzeccata caratterizzazione delle 5 ex fidanzate (una più grottesca dell’altra, una menzione particolare per la psicologa degli animali) passando per l’amico giallista.
A me è piaciuto molto, però ne consiglio la visione solo a quelli che hanno apprezzato (e molto…) “Lost in Translation”, visto che quando l’ho visto io tra i 7 spettatori gli sbadigli andavano per la maggiore…
Broken Flowers, Jim Jarmush, Bill Murray, Sharon Stone, Jessica Lange
Regali di Natale (a.k.a. varie ed eventuali…)
Giovedì Dicembre 29th 2005, 23:12
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Personale
Quest’anno mi sono fatto (spero) un bel regalo di natale. Passeggiavo in via san Luca il pomeriggio del 24 dicembre alla disperata ricerca dei fottuti regali di natale per il parentado, quando sono entrato in una libreria. Zigzagando nervosamente tra i volumi mi sono imbattuto in un libricino della (a me) sconosciuta casa editrice Ibis. Il titolo, “10 ragioni per abolire il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale”, di per se interessante, può voler dir tutto o niente. I titoli ad effetto (del tipo “Tutto quello che sai è falso”) mi lasciano sempre un po’ perplesso perché mi sembrano molto specchietti per le allodole. In questo caso, però, mi sono lasciato convincere ed ho sganciato i 10 euro. Hanno contribuito alla scelta, oltre ad una sommaria lettura del testo, l’aspetto estremamente serio e sobrio del libro (copertina in cartone), il fatto che l’autore, Kevin Danaher, sia il co-fondatore di Global Exchange, e che la casa editrice sia sconosciuta e che pubblichi, in altre collane, dei libri di un certo spessore (Voltaire, Flaubert, Dumas, Kant…). Ma la cosa che mi ha convinto al 100% è stata una frase, per la precisione una citazione di John Maynard Keynes posta all’inizio di una capitolo. John Maynard Keynes (non è il cantante degli A Perfect Circle!) è, per dirla in breve (gli amici economisti mi correggano se dico cazzate), il fondatore delle teorie economiste “di sinistra”. La citazione è la seguente: “Il capitalismo nutre la straordinaria fiducia che il più disgustoso tra gli uomini, per le più disgustose ragioni, lavorerà in un modo o in un altro a beneficio di tutti noi”. Beh, dice veramente tutto. Mette alla berlina quella che io definisco la teoria del “è tutto grasso che cola” (ok, la frase di Keynes è formulata meglio… ).
Ovviamente il libro non l’ho ancora letto… però spero che mantenga le mie alte aspettative… sarete aggiornati al riguardo…
Sempre parlando di regali (di natale, ma anche di compleanno, onomastico…), se volete farmene uno dovreste rispondere a questa domanda: qual è la sottile distinzione tra la coerenza e l’essere soltanto delle enormi teste di cazzo?
regali di natale, global exchange, keynesismo
Natale (pro o contro?)
Se vi state aspettando un violento attacco al Natale, vi sbagliate. Ritengo il Natale una festività a solo beneficio dei commercianti, e la retorica “siamo tutti più buoni” è quantomeno risibile. Ma a me piace ridere, quindi visto che siamo tutti più buoni, almeno a natale non vi tedierò con le mie spuntante sciabolate dialettiche. Quello che vi propongo è più semplicemente una “sfida” tra le motivazioni per le quali il natale è bello o brutto.
PRO:
1. Regali: è bello riceverli, ma forse di più farli, cercare di capire cosa farebbe piacere ricevere, girare per i negozi, l’emozione di sfasciarli…
2. Vacanze: due settimane di cazzeggio! Scuole ed università chiuse, al lavoro c’è meno da fare, c’è di mezzo capodanno che si fa un festone che si ricorda tutto l’anno!
3. Pranzi: Si mangia come dei maiali! Ravioli, pansoti al sugo di noce, cima, panettoni, pandolci!
4. Parenti: si risentono al telefono tutti i parenti che magari durante l’anno si trascurano, e ai pranzi “allargati” si ha l’occasione di parlare con almeno un po’ di loro.
5. Troppo tempo libero per seratone “epiche”: tombolata, trivial pursuit, risiko, cinema…
CONTRO:
1. Regali: ogni anno vedersi regalare sempre le stesse cazzate. E fare pure la faccina “sorpreso e felice”… “Grazie! Mi serviva proprio un accendisigari… anche se non fumo…”. Poi si deve girare per fare il regalo a tutta una riga di gente che magari manco conosci… emozione… si quella di sfasciarti in testa l’ennesimo regalo del cazzo!
2. Vacanze: due settimane in cui non c’è un cazzo da fare. Tutto chiuso. Se vuoi pagare una bolletta, una scritta “Buon Natale” ti dirà anche che l’orario di apertura è dimezzato… Non si possono dare esami… ed il mal di testa del dopo capodanno si ricorda tutto l’anno!
3. Pranzi: Si mangia come dei maiali! A forza. La frase “sono sazio” non è consentita, è intesa come maleducazione… Nonne assassine attentano alla tua integrità con tripli soffritti a base di burro (anche nei dolci). E le palestre, poi, gongolano…
4. Parenti: squilla continuamente il telefono e si presentano parenti dai nomi strani, prevalentemente moribondi e che non si capisce un cazzo di quello che dicono. Frase tipica “Ha chiamato zia… zia… incomincia con la C… sai… quella di… vabbè comunque fa gli auguri…”. Ed ai pranzi ovviamente sei seduto vicino ai cugini scassacazzo che cercano di abusare del tuo cervello spiegandoti quanto il loro impiego (mediamente aiuto usciere part time per una ditta di gomme da masticare usate) sia il perno intorno al quale ruota l’universo…
5. Troppo tempo libero per seratone “epiche”: giochi da tavolo del cazzo dove si finisce sempre nella squadra dei perdenti… ed al cinema, che costa un botto, danno solo cagate immonde stile Boldi e De Sica…
Allora… vincono i pro o i contro?
A voi l’ardua sentenza…
natale
La Morte e la Fanciulla
Lunedì Dicembre 19th 2005, 21:42
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Teatro
Dal 19 (oggi) al 22 dicembre verrà messo in scena al Duse “La Morte e la Fanciulla” di Ariel Dorfman, un bellissimo spettacolo teatrale sul rapporto conflittuale tra Verità e Giustizia in un paese appena uscito da una sanguinosa dittatura fascista.
Io l’ho visto ad aprile scorso e ne sono rimasto affascinato. La rappresentazione del violentissimo scontro tra le contraddizioni di un paese che tenta di dimenticare il recente passato per poter ricominciare un percorso democratico senza ulteriori strascichi di sanguinose rappresaglie ed il singolo che sente la propria violenza subita restare impunita è condotta in maniera magistrale, e le frequenti svolte narrative e di atteggiamento dei personaggi, infittendo gli interrogativi dello spettatore, non fanno altro che aumentare la già forte tensione.
In breve la trama: Roberto Miranda, un medico, capita per caso in casa di Gerardo Escobar, giudice impegnato nel difficile compito di far luce, pur tra molti compromessi politici, sugli anni bui della dittatura. Qui la moglie di Gerardo, Paulina, crede di riconoscere in Roberto il proprio torturatore. Decide quindi di scavalcare la giustizia ufficiale, rappresentata dal marito, e di cercare giustizia da sola, imbavagliando Roberto e sottoponendolo, davanti ad un sempre più confuso Gerardo, ad un interrogatorio…
Lo spettacolo, grazie anche ad una azzeccatissima scenografia minimale, risulta volutamente metaforico (anche se Dorfman ha studiato in Cile, non c’è accenno diretto a Pinochet) e pone degli interrogativi molto pesanti. Racconta con un’impietosa efficacia le lacerazioni del tessuto sociale alle quali si va incontro quando si tenta di separare quelle che, in realtà, dovrebbero essere due facce della stessa medaglia: Verità e Giustizia. Un messaggio che fa ancora più male, qui a Genova.
La morte e la fanciulla, Ariel Dorfman, dittatura, regime fascista, verità, giustizia
- 3 + tesi!
Lunedì Dicembre 19th 2005, 21:35
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Università
Oggi è stata una giornata impegnativa ma decisamente gratificante.
Alle 8:30 ho dato un esame, “Affidabilità e sicurezza dei sistemi elettrici e di trasporto”. Sulla carta doveva durare mezz’oretta… Mi ha mollato alle 10… Ok, non sono state un’ora e mezza effettive, però sembrava non finissero mai… Comunque ne sono uscito vincitore con un bel 30. Adesso sono a -3. Nelle vacanze e ad inizio gennaio devo dare questi tre esami: “Qualità nei sistemi industriali”, “Aspetti ambientali dei polimeri e dei componenti elettrici” e “Scienza dei materiali per l’ingegneria elettrica”. Per fortuna non sono ostici, mi ci devo solo mettere a studiarli, però che palle…
Alle 14:30 avevo una riunione con i mie profs della tesi. Pensavo di aver “fissato” la tesi ad inizio novembre, ed invece no… Qualcun altro la sta già facendo. O meglio, non proprio la mia tesi, infatti gli impianti in questione erano diversi, però lo stesso tipo di tesi. Per fortuna mi hanno proposto un po’ di altre cose veramente valide, in modo da poter presentarmi con una tesi “originale”. La proposta più allettante è quella di fare il piano energetico regionale con i controcazzi. Sarebbe una figata. Ovviamente risulterebbe non esaustivo, perché mica ci posso mettere miiiiilllllleeee anni, però mi piglierebbe proprio bene. In alternativa coordinamento di troppi impiantini del cazzo sparsi per tutta Italia. In questo ci potrei infilare un po’ di cose della tesi del terzo anno. Comunque sono molto ottimista. Speriamo bene.
Domandone solo per i più intelligenti
Sapete come si fa a tenere sulle spine degli idioti?
Ve lo dico la prossima volta…
PS: Non è mia e l’ho copiata dalle formiche, lo ammetto…
battute
Santo (???) subito? Lucro subito!
Ultimamente è andata in onda sulla Rai una fiction sul papa (non quello attuale, quello morto). Cioè, un’altra fiction su quel papa. Da aprile, per adesso, ne sono già passate due. Ovviamente non si tratta di una (altra) bieca operazione commerciale. Figuriamoci. Come se i contenuti dei programmi televisivi fossero scelti in base alla probabilità di audience e non alla qualità effettiva. Se così non fosse il Vaticano si sarebbe repentinamente dissociato da quel triste teatrino ed avrebbe fatto sentire la propria ferma ed autorevole voce (tra l’altro pure su un argomento di competenza… roba rara di questi tempi…), magari tramite uno di quei cardinali che durante il periodo della morte del papa avevano occupato militarmente gli studi della Rai, intimando agli ascoltatori di pregare per il papa (ma non avrebbero dovuto farlo loro invece di giocare in diretta al toto-papa? Comunque adesso sono impegnati su cose molto più utili ed interessanti…)
A proposito di ‘sta fiction, a casa mia c’è stato un siparietto molto simpatico. Ve lo riporto:
Mia mamma: …ah, in questa fiction recita pure John Voight, se non ricordo male faceva un sacco di ruoli cattivi.
Io: Beh, allora non è uno che gli piaccia cambiare ruoli!
M: Ma interpreta papa Wojtila!
I: Appunto…
E’ seguito una rissone (verbale) epocale nel quale argomentavo sull’inutilità delle religioni in generale e della religione cattolica in particolare. Sul fatto che il papa passato, nonostante quel che si possa dire, non è che si sia tanto sbattuto… cioè, di più di altri [sicuramente di Pio XII, che fece scappare i gerarchi nazisti in Sud America (guardatevi “Amen” di Costa Gravas, per esempio)], ma molto meno di quello che ci si dovrebbe aspettare dal capo di una sedicente organizzazione morale… Come definireste uno che va in Cile (nel 1987), stringe la mano ad un tizio come quell’enorme figlio di puttana di Pinochet e nel suo discorso non accenna minimamente alla questione cilena, nonostante riesca a vedere la polizia che carica quelli che aspettavano da lui parole di fuoco contro il dittatore? E non mi sembra una persona con chiaro in mente il significato della parola “responsabilità” uno che ancora nel 2005, in piena crisi di Aids in Africa, continua a condannare dal suo pulpito la contraccezione. Dicono che si sia speso molto contro la guerra. Grazie al cazzo! Il suo libro di riferimento parla abbastanza chiaramente! Ma in termini di fatti concreti? Non sono un estremo fautore delle cosiddette “azioni dirette” (generalmente utili più per ragioni di visibilità mediatica), ma ritengo che si siano impegnati di più contro la guerra i ragazzi e le ragazze che si incatenavano per non far passare i treni americani. E’ stato definito come colui che ha “sconfitto il comunismo”. Beh, tutto sommato è facile prendersi i meriti quando l’avversario ti svanisce davanti… l’Unione Sovietica (e quindi forse il termine corretto per definire il “nemico” dovrebbe essere “stalinismo”, e non per “difendere” il comunismo, che di avvocati ne ha già abbastanza…) è implosa all’improvviso che non se l’aspettavano nemmeno i servizi segreti americani, ancora impegnati a progettare strategie per la guerra fredda… Che ruolo fondamentale possa avere avuto il papa, quando la Russia ha fatto “tutto da sola” semplicemente basandosi su un sistema auto-distruggente è un bel discutere… ma adesso è tutto un susseguirsi di attestati su quanto il papa si sia occupato della questione russa… talmente tanto da non trovare tempo per l’America Latina (che comunque era, prevalentemente, in buone e “anti-comuniste” mani: dittature fasciste più o meno velatamente aiutate dagli Stati Uniti…). E’ ritornato l’interesse per il Sud America, e comunque per poco, quando hanno ammazzato Romero, un vescovo colpevole di fare realmente il suo lavoro, rapidamente buttato nell’ombra del dimenticatoio, per dare visibilità a personaggi decisamente più oscuri come il fondatore dell’Opus Dei…
La cosa divertente è che mentre finivo di scrivere ‘sta roba mi è capitato di leggere il Corriere di martedì scorso (6 dicembre)… beh, a pagina 20 c’era una articolo su 13 teologi che hanno presentato un documento contro la beatificazione di Giovanni Paolo II, asserendo che il suo è stato un “papato contraddittorio”. Le loro motivazioni, articolate in sette punti, non sono poi così dissimili dalle mie… certo, i toni sono ovviamente molto pacati e non livorosi come i miei, ma tengo a ricordare che questo è un blog… Nella stessa pagina un interessante trafiletto ci informava che l’edizione europea di Time dedica una ampio servizio al cardinal Ruini, precisando che, secondo la rivista, “politici e religiosi pendono dalle sue labbra”.
Siamo messi bene… Zapatero invadici!
anticlericalesimo, Giovanni Paolo II, vaticano, chiesa
De ecclaesia
Ricevo e molto volentieri pubblico un contributo del mio amico Nur El Din.
Aggiungo solamente che è una delle riflessioni più intelligenti che ho letto di questo tempi. Se il dibattito su questi argomenti fosse sempre portato avanti in questi termini, lo spauracchio dello “scontro di civiltà” paventato (auspicato?) da Pera sarebbe veramente lontano…
Buona Lettura.
Chiedo ospitalità al tuo blog per potere esprimere alcune, personalissime, considerazioni sul tema dei rapporti Stato-Chiesa. Sono considerazioni del tutto generali.
Faccio una premessa: sono ateo “senza se e senza ma”. Ultimamente si confonde molto questo termine con un altro, del tutto differente, che è “laico”. Ateismo e laicità sono due concetti diversi: “ateo” è, etimologicamente, chi è “senza dio”; laico è invece chi, credente o meno, ritiene che i valori della religione (di qualunque religione) non debbano porsi come base dell’ordinamento giuridico di una comunità. Si può benissimo essere credenti e laici, e anche (pur con qualche capriola dialettica) atei e non laici (il presidente del Senato, Pera, è un esempio interessantissimo di questa genìa).
Non è un caso, credo, che si faccia confusione tra questi due termini, che si contrappongano “i credenti” non agli atei, bensì “ai laici”. Gli atei sono sempre più timidi, quasi si vergognino del loro “non credere in un’entità divina”. Ecco che entra in scena, quindi, “l’agnostico”. L’agnostico è una figura strana, per me comprensibile ma moralmente ingiustificabile. L’agnostico è uno che dice più o meno così: “Non potendo dimostrare la non-esistenza di un dio, non escludo a priori la possibilità che esista”. Dicevo che reputo gli agnostici ingiustificabili perchè commettono un errore in partenza (a mio avviso non casuale e profondamente immorale) che li porta ad un’eresia dialettica. Non è accettabile, a mio avviso, scendere a confronto sul campo del “possibile”. Chi non crede, invece che porsi dubbi sulla sua impossibilità di dimostrare un qualcosa, dovrebbe concludere che chi crede è, logicamente, automaticamente e semplicemente, in errore.
(Meglio fare una precisazione, anche se forse superflua: io non sono in grado di capire, nè tantomeno di spiegare, la teoria della relatività generale. Però posso accettarne le conclusioni, perchè conosco e posso apprezzare materialmente il metodo con cui vi si è giunti, sulle basi di alcuni assunti a me comprensibili. Conoscendo il metodo, posso affermare che si è usciti dalla sfera del “possibile” per entrare in quella del “dimostrabile”, sulla quale io mi potrei, se ne avessi le adeguate conoscenze, confrontare.)
L’ateo, quello vero, è un involontario dito puntato contro le credenze di miliardi di uomini e donne. “Io non credo” porterebbe automaticamente a dire che “chi crede è ingenuo e/o plagiato”. Non lo facciamo, solitamente non lo facciamo, ma questo non deve consentire ai credenti di imporre alla società il punto di vista della loro religione e di portare la discussione pubblica dalla sfera del “dimostrabile” alla sfera dell’”assoluto”.
Facciamo a questo punto un passo indietro. Si parla spesso di “relativismo etico”. Il relativismo etico consisterebbe nella volontà di legare a doppio filo i principi fondatori di una società non a valori assoluti (dati all’uomo da qualcosa o qualcuno che uomo non è) bensì a valori storici, temporanei e, in definitiva, falsati. I detrattori dei laici (tra cui lo stesso Pera) così ragionano: la società deve fondarsi su valori universali ed assoluti, e gli unici principi che possano garantire queste due qualità sono i valori della religione.
Anche quì, il trucco è abilissimo. In tutti gli ordinamenti sociali avanzati uccidere, rubare, fare violenza è reato. Caso vuole che proprio i dieci comandamenti contemplino che tali azioni siano da condannare. La conclusione logica sarebbe, dunque, che i valori fondanti di ciò che noi riteniamo “civile” siano da attribuire “alla religione”. I credenti devoti dicono “a Dio”. Chi altri avrebbe potuto insegnare all’uomo che uccidere un suo simile è “sbagliato”? Chi altri avrebbe potuto insegnare il concetto stesso di “giusto” e di “sbagliato”?
Umberto Eco, in un suo scambio epistolare con Carlo Maria Martini (pubblicato da Bompiani nel libro “5 scritti morali”) confuta abilmente questa tesi. Tale confutazione si fonda sui seguenti passaggi logici:
1-L’uomo primitivo, privo di qualunque “etica”, era in grado di distinguere e di avere coscienza solamente delle sue sensazioni elementari, di cui alcune sgradevoli e talvolta mortali: freddo, caldo, fame, dolore, paura e così via.
2-L’uomo primitivo imparò gradualmente che poteva infliggere tali sensazioni (e quindi portarle alle estreme conseguenze) ai suoi simili
3-L’uomo primitivo capì immediatamente dopo che anche i suoi simili potevano infliggergli tali suplizi
4-Gli uomini primitivi (alcuni uomini, forse solo due uomini) giunsero, ad un certo punto della storia dell’umanità, alla conclusione che infliggere sofferenza (direttamente o indirettamente, ad esempio con il furto di cibo o di utensili indispensabili alla sopravvivenza) non era conveniente poichè la stessa cosa avrebbero potuto fare altri a loro. Da quì una sorta di moratoria, di “etica” utilitaristica. “Fare male” è “sbagliato” perchè anche noi potremmo essere oggetto del dolore inflittoci dai nostri simili.
In definitiva, quindi, proprio la nostra fisicità sarebbe alla base della nostra etica. D’altronde, cosa c’è di più “assoluto” ed universale, incessante, continuo, nella storia dell’uomo, della sua fisicità, delle sue debolezze, dei limiti del suo essere carne. Personalmente trovo questa spiegazione piuttosto logica. Gesù, il personaggio storico, non il figlio di Dio, tradusse questo concetto in “non fare ad altri ciò che non vorresti fosse fatto a te stesso”. E’, forse, la più semplice e convincente delle argomentazioni che gli uomini potessero e possano capire.
Pera e i suoi simili non accettano questa spiegazione, e affermano invece che Dio (un dio) ci ha dato l’etica e il concetto di “male” e “bene”, di “giusto” e di sbagliato”. E se non si crede nel “dio” si creda almeno in chi se ne dice portavoce. Ma perchè tanta convinzione? Esiste una spiegazione logica e viene rifiutata a favore di una spiegazione illogica e indimostrabile…
Ma perchè se è vero che Dio ci ha insegnato il bene, allora chi ne interpreta il messaggio è portatore di verità. Cioè: l’uomo non deve accettare solo i princìpi fondanti dell’umana convinvenza insegnatagli dal dio (o da chi ne interpreterebbe la volontà), ma anche tutto ciò che vi si accompagna. Solitamente ciò che vi si accompagna è inerente a pochi concetti: sesso, morte, appartenenza religiosa (cioè, in definitiva, tribale).
Sono i temi con i quali si controlla l’uomo. Le religioni, tutte le religioni, sono fondamentalmente maschiliste proprio perchè le tribù patriarcali (che inventarono gli dei o un dio proprio come oggi lo ha reinventato l’ateo Marcello Pera) lo erano. La paura della morte viene esorcizzata attraverso l’invenzione dell’aldilà (prima) del paradiso e dell’inferno (dopo) e di altre invenzioni altrettanto capziose (purgatorio, inventato nel medioevo per monetizzare i peccati dei vecchi e dei nuovi potenti, e limbo, ora rimesso in discussione).
Ma se l’etica è assoluta e non laica, il passo da peccato a reato è brevissimo. E’ quello che è successo nei secoli dei secoli, e che continua ad accadere oggi nei paesi nei quali la religione ha peso nella vita politica.
Per arrivare a noi: la Chiesa ha, a mio avviso, tutto il diritto di schierarsi contro l’aborto o contro i matrimoni tra omosessuali. Altra cosa è quando concretizza queste sue posizioni di fondo in giudizi sulla legislazione di un paese. Questa ingerenza diventa poi devastante quando parte della poltica la asseconda, a fini elettorali o di potere, e ne diventa portavoce.
Di fronte a simili posizioni non esiste possibilità di mediazione, di agnosticismo. Il clericalismo, in tutte le sue forme, va civilmente rifiutato, rispedito al mittente. Anche se a farsene portavoce è il Papa, un qualche presidente di una qualche nazione islamica o il Cardinal Bertone.
Purtroppo la politica, sempre più agnostica, pallida e assorta, è scivolata nel campo della dialettica immateriale, sul quale la squadra avversaria gioca da millenni. Non è così che si potrà vincere, ma riportando la discussione pubblica non sul campo del “giusto” o dello “sbagliato” , ma del “buono” o del “cattivo”, del “bene” o del “male” per tutti gli uomini e le donne di questo Paese e del mondo.
Grazie per l’ospitalità
Nur El Din El Gawohary
laicità, laicismo, relativismo etico, rapporto stato-chiesa
Rivelazioni…
Una volta ero contrario all’aborto.
Giuro.
Ma poi ho visto Borghezio.
aborto, Borghezio
Concerto da non perdere!
Venerdì Dicembre 09th 2005, 15:12
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Musica
Questa sera al Moretti di piazza San Bernardo, verso le 23, si esibiranno i “Barbablues” una delle più promettenti ensamble genovesi di “musica da bar”, come mi piace definire la loro elegante mescla acustica (con preziose pennellate elettriche) di blues, rock e jazz.
Volete ascoltare nuove interpretazioni di Janis Joplin o Billie Holiday? Vi portate Hendrix, Dylan ed il blues nel cuore? Credete che Capossela sia un genio? O semplicemente vi piace ascoltare della bella musica? Allora accorrete numerosi e non vi pentirete!
I Barbablues sono:
Ana: Voce (e che voce…) e cori, chitarra acustica, kazoo, uova, armonica
Michele: Voce e cori, chitarra acustica e solista, kazoo, flauto a naso
Riccardo: Chitarra elettrica e solista, cori
E questa sera verranno affiancati dal “maestro” Marco alle tastiere e forse da Lucas al basso!
A stasera!
Barbablues, concerti, musica