Il giorno della civetta
Lunedì Gennaio 30th 2006, 00:48
Archiviato in: Libri

“Prima pagina venti notizie
ventun’ingiustizie e lo Stato che fa?
Si costerna, s’indigna, s’impegna
poi getta la spugna con gran dignità…”

Don Raffaè – Fabrizio De’ Andrè

Ci sono libri che non bisognerebbe leggere. Veramente. Anche se vengono descritti come grandi classici di grandi autori, a volte sarebbe meglio accontentarsi delle poche righe entusiastiche della quarta di copertina, del retorico commento di un bignami o del riassunto di un amico. Si eviterebbero una bella quantità di incazzature se si lasciasse fare alla polvere il proprio lavoro ricoprendo parole che fanno così male. Oppure gli editori potrebbero appiccicare ai libri delle etichette simili a quelle per i dischi “Parental Advisory: Explicit Content”, magari con scritto: “Attenzione: Può causare incazzatura molesta!”.

E invece, niente. Nessuna etichetta ti avverte, la quarta di copertina non fa altro che invogliarti ancor di più alla lettura, il bignami chissà dove l’hai messo e scomodare gli amici alle undici di sera non è simpatico… Di conseguenza, niente salvifica polvere che tutto copre e tutto nasconde: e sono tutti cazzi tuoi. Perché incominci a leggere questo libro di Sciascia che sei allegro ed ogni tanto ti scopri a canticchiare “… seduti al tavolo che fu di Sciascia…”, ma dopo qualche pagina sei incazzato come una biscia. Perché scopri che in 40 anni, in questo paese, non è cambiato un cazzo. Ma procediamo con ordine.

Questo libro di Sciascia, pubblicato nel 1961, è la prima opera che si occupò in maniera sistematica della mafia, non solo come problema iscritto alla realtà siciliana, ma esplorando anche gli inevitabili legami con il potere. Allora, è bene ricordarlo (io, leggendo il libro, ho stentato a crederlo), c’era addirittura chi (parte della DC, che stranamente spopolava in Sicilia…) negava l’esistenza della mafia (e di conseguenza ogni qualsiasi possibile collusione con il governo…). Nel 2001, qualcun altro (il nano pelato piduista: stranamente 61 seggi su 61…) affermava che “con la mafia bisogna conviverci” (da dove viene tutta questa esperienza?…). Non è cambiato un cazzo. Si sono solo passati il testimone.

Ma il merito di questo racconto non è solo quello di mettere in luce sotto forma di giallo le dinamiche interne alle cosche e l’assurda lucidità della mentalità mafiosa. Descrivendo l’assassinio del presidente di una cooperativa edilizia che rifiutava la protezione, Sciascia focalizza con estrema precisione, e certamente non a caso, il momento nel quale la mafia passò dall’occuparsi dello sfruttamento agrario agli appalti sui lavori pubblici. Lì lo stato avrebbe potuto ancora intervenire. Ma non fece niente.

Il racconto ha anche un’altra peculiarità. E’ “fintamente” non ispirato. Infatti lo stesso Sciascia, nella nota di chiusura, ammette di aver dovuto cimentarsi in due stesure per non andar “contro i limiti che le leggi dello Stato e, più che le leggi, la suscettibilità di coloro che le fanno rispettare” impongono. Per poi ironicamente concludere che comunque “non c’è nel racconto personaggio o fatto che abbia rispondenza, se non fortuita, con persone esistenti e fatti accaduti”. Invece le vicende si ispirano all’assassinio, ovviamente impunito, del sindacalista comunista Miraglia, mentre la figura del capitano Bellodi trae spunto da quella del capitano dei carabinieri Renato Candida. Inutile dire che sia Candida che Bellodi, vista la loro tenacia nello svolgere le indagini, verranno trasferiti.


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Palomar
Giovedì Gennaio 26th 2006, 19:31
Archiviato in: Libri

Marcovaldo è cresciuto? O meglio, si è “evoluto”? Sembrerebbe proprio di si. Infatti il signor Palomar, protagonista dell’ultimo libro pubblicato in vita (nel 1983) da Italo Calvino, ha molti tratti in comune con il simpatico ma spesso sfortunato manovale le cui vicende sono al centro dell’opera di Calvino “Marcovaldo ovvero, le Stagioni in Città” del 1963.

Il signor Palomar è una persona che ama osservare le cose, per passare dall’osservazione del particolare alla speculazione sul generale. Come Marcovaldo, è uno che non ci va piano con la fantasia, ma a differenza del suo “antenato” applica questa sua particolare dote a meditazioni di tipo più ontologico, come la descrizione di un’onda o il tentativo di “spiegare il mondo” tramite l’osservazione di un gorilla albino ed un pneumatico.

Ma la vera differenza tra i due va ricercata nel metodo. Marcovaldo non ne ha, cerca la natura in città per sopravvivere e le sue ricerche hanno uno scopo “materiale”. Il signor Palomar è un intellettuale ed applica un metodo rigoroso, matematico alle sue meditazioni, perché cerca un rapporto tra se stesso ed il mondo esterno.

Li accomunano altri due aspetti. I risultati, sempre fallimentari: Marcovaldo nel raggiungere lo scopo che si era prefissato, Palomar nel chiudere il cerchio dei suoi ragionamenti. E la loro condizione nella società: entrambi si sentono estranei a quella cui appartengono. Marcovaldo su rifugia nello “scoprire” la “natura in città”, Palomar nella speculazione.

Da qui le differenze tra i due volumi. Come i racconti di “Marcovaldo” (destinato a ragazzi ed inizialmente pubblicati sul “Corriere dei Piccoli”) sono disordinati e pervasi dalla narrazione “favolosa” di Calvino, quelli di “Palomar” sono asciutti e seguono un rigoroso schema. Un Marcovaldo passato attraverso le lezioni “matematiche” delle “Cosmicomiche” e di “Ti con Zero” che però “aggiorna” il bersaglio delle sue critiche. Se infatti le vicende di Marcovaldo, una sorta di “Giovannino Perdigiorno” (per restare in ambito favolistico…) in salsa operaia, mettono alla berlina la crescente conflittualità tra natura e progresso (l’urbanizzazione degli anni 60) anche grazie ad un efficace spaccato della classe (sotto) proletaria dell’epoca, i soliloqui peregrini di Palomar evidenziano (quasi in anticipo) la crisi tra individuo e genere umano che ha caratterizzato gli anni ottanta.


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Il bar sotto il mare
Mercoledì Gennaio 25th 2006, 15:21
Archiviato in: Teatro

Venerdì scorso (il 20) sono andato al teatro Modena a vedere la prima nazionale de “Il bar sotto il mare”, spettacolo di produzione del teatro dell’Archivolto liberamente tratto dal regista Giorgio Gallione dall’omonimo libro di Stefano Benni. Rispetto alla versione “corale” interpretata dai Bronkovitz, precedentemente proposta sempre dall’Archivolto un bel po’ di anni fa, questa nuova messa in scena è caratterizzata dall’essere un “one-man show” affidato ad un bravo Fabio De Luigi, impegnato nel difficile compito di interpretare e dare voce ai particolarissimi personaggi usciti dalla pirotecnica fantasia di Benni.

In realtà la fedeltà al libro non è proprio totale, infatti ci sono svariati “saccheggi” alla produzione benniana (anche inedita) per quanto riguarda alcuni personaggi e racconti, anche se la struttura “di massima” dello spettacolo rimane intatta: un uomo, inseguendo una sirena, si tuffa in mare e vede quest’ultima entrare in una bar sottomarino. Dentro trova altre strane persone, ognuna delle quali dovrà prodursi in un racconto. Vengono quindi narrate le storie di “Pronto Soccorso e Beauty Case”, di “Cappuccetto Nero” e la storia “del tempo matto”. Da “Bar Sport” viene proposta una versione leggermente aggiornata di “Ceneruntolo (favola da bar)”. Veniamo a conoscere le vicende di due amici dai nomi omerici, Ulisse ed Achille, della loro passione per Coppi e di come una bicicletta (ed un bicchiere di cedrata) possano cambiare il loro destino. Tra gli inediti (almeno per me) una struggente “Ballata della balena innamorata” ed un lento jazz metropolitano, “L’ingorgo delle anime”, disincantata considerazione sulla morte e gli stermini che non si vedono in televisione.

A me lo spettacolo è piaciuto molto, anche se mi aspettavo di più. Ad esempio non ho apprezzato le parti cantate e le canzoni, che secondo me potevano essere evitate, magari inserendo un racconto in più. O anche due, in considerazione della durata limitata (meno di 90 minuti). Cosa che invece non mi aspettavo è stata la performance magistrale di De Luigi, completamente a suo agio nella caratterizzazione, anche fisica, dei milleeeee personaggi, anche se a volte gli scappavano voci “quasi conosciute” (Olmo quando cantava, per esempio). Intendiamoci, ho sempre pensato che fosse molto bravo (porto, ovviamente, l’ingegner Cane nel cuore…), ma non credevo così tanto. Per quanto riguarda gli “aspetti tecnici”, c’è da fare un plauso alla scenografia, semplice ma di grandissimo effetto, in puro stile Archivolto.

Uno spettacolo consigliatissimo, quindi! Se ne avete la possibilità andate a vederlo perché merita!


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Cinque strane abitudini
Martedì Gennaio 17th 2006, 00:55
Archiviato in: Personale

Colpevolmente in ritardo mi appresto a dare il mio contributo a questo “gioco-catena”…

Il primo giocatore di questo gioco inizia il suo post con il titolo “CINQUE STRANE ABITUDINI” e le persone che vengono invitate a scrivere sul loro blog a proposito delle loro strane abitudini devono anche indicare chiaramente questo regolamento. Alla fine del post dovrete scegliere cinque nuove persone da indicare e linkare il loro blog o web journal. Non dimenticare di lasciare un commento nel loro blog che dice “SEI STATO SCELTO” (se accettano commenti) e comunicategli anche di leggere il vostro.

1. Tamburelleggio SEMPRE. Se c’è la musica, è pure peggio… (questa abitudine, oltre ad essere strana, è pure molesta…)
2. Ascolto musica. Anche questo SEMPRE.
3. Quando cammino per la strada da solo (magari perché vado in università che ci metto una quarantina di minuti..) mi estraneo dal mondo e faccio dei viaggi mentali notevoli. Per questo motivo ho lo sguardo perso e fisso le nuvole o il marciapiede… Se ci metto qualche secondo a riconoscervi dopo che mi avete salutato, non prendetevela! E’ un po’ come se mi aveste svegliato!
4. Quando rientro a casa ho una procedura ormai automatizzata. Parte da come prendere le chiavi, aprire la porta fino a cambiarmi i vestiti.
5. Quando mangio piatti “composti”, mi comporto come un bambino e tengo la “roba più buona” per ultima…

Purtroppo sono un neofita dell’universo bloghicco e non conosco nessuno (che non sia già stato “precettato”…) cui passare il testimone… Se qualcuno, passando qui per caso, volesse continuare…




Test…
Domenica Gennaio 15th 2006, 21:51
Archiviato in: Università, Personale

Fantastico! Secondo sto test qua avrei dovuto fare filosofia… é vero non ho ancora le idee chiarissime sul mio futuro, ma almeno sulle scelte passate… (ciao Franco! Siamo in due!)

Philosophy

100%

Journalism

92%

Mathematics

83%

English

83%

Engineering

83%

Theater

75%

Psychology

67%

Linguistics

50%

Anthropology

50%

Sociology

50%

Art

42%

Biology

17%

Chemistry

17%

Dance

8%




L’approfondimento del Tg1
Giovedì Gennaio 12th 2006, 23:10
Archiviato in: Piccoli sfoghi contemporanei

Da lunedì scorso va in onda su Rai Uno alle 20:30, dopo il Tg delle 20, l’approfondimento del Tg1 curato dal suo stesso direttore, Clemente J. Mimun. Dura la bellezza di 5 minuti. Wow! Che approfondimento! Non sapete quanti e quali concetti si possano esprimere in 300 interminabili secondi, soprattutto se condotto da un giornalista imparziale come Mimun (messo lì direttamente dal nano pelato e piduista…).

Una volta c’era, nello stesso orario, una striscia informativa fatta bene: “Il Fatto” di Enzo Biagi. Peccato che gli abbiano dato il benservito…

Credo che questo ricalchi bene la concezione che questo governo ha dell’informazione: 5 minuti bastano per approfondire! Poi basta. Che c’è il rischio che scavando più a fondo si scopri qualcosa…

Comunque l’inserimento di questo programma ha anche dei lati postivi: ad esempio sono 5 minuti rubati a reality show (o puttanate assimilabili…) per decerebrati…

Grazie Mamma Rai!


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Partigiani = repubblichini?!? - con aggiornamento -
Mercoledì Gennaio 11th 2006, 01:16
Archiviato in: Politica ed informazione, Piccoli sfoghi contemporanei

Ho pubblicato questo articolo prima di venire a sapere che il ddl incriminato fosse stato, per fortuna, ritirato. Lascio comunque intatto il post, con i relativi commenti (grazie rob per il link!), come possibile spunto di riflessione su un argomento controverso come il revisionismo storico.

Oggi, mercoledì 11 gennaio 2005, si compie l’ennesimo atto di revisionismo storico da parte di questa destra fascista ancora per poco al governo. Arriva infatti al senato il disegno di legge che punta ad assegnare lo status di militari belligeranti ai repubblichini di Salò, equiparandoli di fatto ai partigiani. E’ facile immaginare che questo ddl sia approvato, vista la maggioranza disponibile, sia al senato che alla camera, a questi, è proprio il caso di dirlo, camerati.

Tutto questo è inaccettabile e va contro lo spirito della nostra costituzione, dichiaratamente anti-fascista. E’ uno schiaffo di indicibile violenza per tutti i partigiani caduti per mano fascista. Non si può confondere vittima e carnefice, in nome di una “riconciliazione nazionale” che vuole solo far cadere nell’oblio gli orrori di un regime, che ancora adesso qualcuno rimpiange, adducendo motivazioni come “tutti i morti sono uguali”.

Non è una questione di singole scelte, opportunità o caso che hanno portato, magari senza una vera analisi politica, persone nelle file della resistenza o dei fascisti. Qui si sta parlando di verità e giustizia storiche. Sono in ballo i valori che fondarono questa repubblica democratica.

Quindi non è vero che tutti i morti sono uguali. C’è chi è morto per la libertà, l’uguaglianza, un mondo migliore e c’è chi è morto per conservare una dittatura fatta di torture, discriminazione, pestaggi, confini e deportazioni. In Italia fra il 1943 e il 1945 era in corso una guerra: da entrambe le parti si sparava e da entrambe le parti si moriva. Ma una parte agiva nel giusto, l’altra no. È una verità consegnataci dalla storia, che non si può cambiare.

In un bel volantino su questi temi appeso alla casa dello studente è riportata una frase di Italo Calvino:
“Dietro il milite delle Brigate nere più onesto, più in buonafede, più idealista, c’erano i rastrellamenti, le operazioni di sterminio, le camere di tortura, le deportazioni e l’Olocausto; dietro il partigiano più ignaro, più ladro, più spietato, c’era la lotta per una società pacifica e democratica, ragionevolmente giusta, se non proprio giusta in senso assoluto, che di queste non ce ne sono.”

Questo tentativo di equiparazione, in un paese spesso orfano di memoria, è solo l’ultima di una lunga serie di violente aggressioni alla storia da parte di questa bottega degli orrori che, non paga di governare il presente, ha deciso di rimodellare a proprio piacimento il passato per poter così meglio impadronirsi dl futuro.

Ritengo indispensabile, nonostante le recenti bufere politiche a sinistra, che si prepari, anche su diversi livelli istituzionali, una mobilitazione forte su questo gravissimo argomento, in modo da far capire che questo nuovo e mal celato fascismo non deve passare. E che la storia non si può riscrivere.


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Manifestazione
Lunedì Gennaio 09th 2006, 23:45
Archiviato in: Politica ed informazione, Cloro al clero, Informazioni di servizio

Posto una e-mail che ho ricevuto. A seguire alcune mie considerazioni sull’argomento.

Sabato prossimo (il 14) ci sarà una manifestazione a Milano e a Roma:

- in difesa della legge 194
- contro l’inserimento dei medici del movimento per la vita nei consultori
- per l’utilizzo della RU486 e della pillola del giorno dopo
- per il rafforzamento dei consultori e la presenza almeno di una mediatrice culturale in ognuno di questi
- ma pure contro l’intromissione della chiesa che non paga l’ICI!!!

Per chi volesse partecipare, la manifestazione di Milano inizia alle 14 da Piazzale Duca d’Aosta (stazione Centrale). Saranno organizzati:

- pullman
- treno: appuntamento intorno alle 10:45 a Principe per prendere l’Intercity Plus “Cristoforo Colombo”.

Per prenotare si può scrivere una mail a: liguria@mail.cgil.it oppure r.osti@arasrl o chiamare la segreteria CGIL allo 010/6028227 (meglio entro martedì).

Io ho intenzione di andare. Credo sia molto importante, visti i ripetuti attacchi provenienti da più parti, far sentire la propria voce. Perché i politici (almeno quelli della “nostra” parte) devono capire che il sostanziale silenzio della società civile in questi ultimi mesi di acceso scontro non deve essere inteso come un nulla osta alle politiche vaticane. Il nostro non può essere un paese dove la salute dei cittadini conti meno delle parole di un vescovo o del papa, con le quali si può anche essere in disaccordo senza per questo commettere reato di lesa maestà…
Si è sentito spesso parlare di rispetto delle posizioni altrui. Appunto. Una legge non può basarsi sulle credenze di una parte della popolazione, di fatto obbligando l’altra parte ad obbedire a dettami religiosi nei quali non si riconosce. E la legge 194 (che in 20 anni ha dimezzato il numero degli aborti quasi eliminando quelli clandestini) non obbliga nessuno ad abortire, ma fornisce le strutture e l’assistenza necessarie a quelle persone che, in piena libertà, decidono di compiere un passo sicuramente non facile.
Riguardo alla polemica sull’aborto farmacologico c’è stato, come al solito in Italia, un polverone inutile in quanto questo metodo di intervento è esplicitamente consentito nella legge 194 ed il problema della sperimentazione non si pone: il farmaco è già in uso da diversi anni in tutti i paesi europei (a parte Italia ed Irlanda)… perché sperimentare una cosa che funziona?

Quindi sabato tutti a Milano! E se non vi convincono le mie posizioni, almeno l’universo maschile verrà certamente persuaso dalle parole dell’inarrivabile Luttazzi: “Io sono contrario all’aborto, ma vado a tutte le marce abortiste: è un posto fantastico per rimorchiare ragazze che scopano”.


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Racconto di Tom Robbins
Domenica Gennaio 08th 2006, 21:12
Archiviato in: Musica, Varie ed eventuali

L’anno scorso, se mi ricordo bene, ho comprato un disco dei Gang, “Fuori dal controllo”, pubblicato nel 1997. E’ il disco del ritorno al rock secco (in qualche modo vicino ai Pearl Jam), per i fratelli Severini, dopo il lungo e proficuo sodalizio con Massimo Bubbola (già collaboratore di un certo Fabrizio de’ Andrè…) che aveva ispessito di trame folk il loro rock barricadero alla Clash. Il disco è molto bello, anche se un po’ più cupo rispetto ai precedenti. Ma state tranquilli, lo scopo di questo articolo non è la recensione dettagliata del disco… ho deciso di recensire cose, almeno per me, “nuove”.

Quel che volevo fare è pubblicare il piccolo racconto di Tom Robbins che lo stesso legge nel bellissimo finale strumentale a progressivo aumento di strumenti (batteria, poi basso, poi chitarra acustica ed infine chitarra elettrica) della decima traccia del disco, “Colpevole di ghetto”. Buona lettura.

“One morning, millions of years ago, the tide washed life upon onto the beach. Twelve hours later, it came came back to get it – but life had already moved inland and invested heavily in real estate.

In those days, the gods had all the best apartments. From balconies of clouds and marble, they watched with amusements as the monkeys came down from the trees and picked up lyres.

Nowadays, the gods live in the ghetto, because in the ghetto is where the stories are.

Man has always invoked the immortals through sacrifice, sexual intercourse and narration. But sacrifice is now unheard of, sex has become a grief instead of a joy to the world, and we’ve begun to let corporations tell our stories for us, our convoluted myths of spiraling light and darkness reduced to fast-food cliches and happy-face lies. Is it any wonder the gods are bored and alienated, that we find them lying in ghetto gutters, drunk on cheap ink and street-lip jive?

Listen! The ghetto is a storybook, prison is a theater, every riot is a ballet, rebellion is opera, debauchery is an on-going poem, and history’s a novel that you and I are writing.

Listen! Your life is a story. You’re making it up. And you’d better start getting good at it. Because late last night, on the wolf-grin side midnight, I saw the old man come over the hill with a sack of goodies on his back. And in the ghetto, the gods are growing restless.”


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L’ombra del vento
Venerdì Gennaio 06th 2006, 23:03
Archiviato in: Libri

Ho da poco finito di leggere un bellissimo libro, “L’ombra del vento” di Carlos Ruiz Zafon, romanzo d’esordio dello scrittore spagnolo, il quale, attraverso la sua dettagliata ma fluida narrazione, ci introduce nella cupa Barcellona del dopo guerra civile per seguire le strane vicende che legano il sedicenne Daniel ed un misterioso libro, “L’ombra del vento” appunto, venuto casualmente in possesso del ragazzo anni prima. Vero e proprio intreccio di diversi generi letterari (ci troverete mistero, storia, amore, ironia, un pizzico di toni macabri…), questo libro mostra la sua forza nella coinvolgente precisione che contraddistingue l’evolversi della storia, la quale, come un ben oliato ingranaggio, procede lenta ma precisa su due piani, seminando dubbi e demolendo le certezze dell’ormai incollato al libro lettore sui possibili sviluppi e sulle personalità degli azzeccatissimi personaggi.

Piccolo riassuntino della trama: Daniel, 11 anni, è figlio di un libraio ed è orfano della madre. Una mattina si alza e racconta di non riuscire a ricordarsi più il volto della madre. Allora il padre lo porta al “Cimitero dei Libri Dimenticati”, luogo segreto dove vengono custoditi volumi destinati al macero. Lì, come impone la tradizione, Daniel può scegliere un libro, che dovrà custodire per tutta la vita. Il destino gli assegna “L’ombra del vento” di Julian Carax, che il ragazzo divora in una notte. Affascinato dalla lettura del libro, Daniel chiede informazioni riguardo all’autore al padre, ma le seguenti ricerche mettono in luce come le opere di Carax, dallo scarso riscontro di vendite, siano ormai scomparse dal mercato in quanto un pazzo, nel passato, si è adoperato per bruciarle tutte. Il mistero si infittisce ulteriormente quando, dopo 5 anni di apparente calma trascorsi alla mercè di una ragazza di 10 più grande, nuovi imprevedibili elementi si aggiungono al puzzle…

Difetti del libro? Secondo il mio insindacabile parere sono due, ed entrambi di poco conto ai fini di un giudizio generale. In primo luogo è troppo romanzato. Che essendo un romanzo, potreste pensare, non è poi così grave… Infatti. Però troppe “coincidenze”, “giochi del destino” e robe del genere a me stufano e secondo me avrebbero dovuto essere centellinati. Inoltre alcuni personaggi, seppur come già detto azzeccattissimi, mi sembrano un po’ troppo “classici del genere”. Penso a Fermin, “non-protagonista” essenziale per la storia, stralunato “maestro di vita” per Daniel, per il quale si prova subito una gran simpatia, che però risulta essere il classico “anarchico romantico in fuga dalla legge”. Personaggio fantastico. Ma non certo originale. Secondariamente, e questa è veramente una cazzata delle mie, l’edizione italiana è pubblicata da Mondadori. Quindi non compratelo. Entratene in possesso nel modo che più vi aggrada, e se volete spedite qualche euro all’autore.

In definitiva, un gran bel libro che consiglio a tutti. Magari non diventerà il vostro “libro che mi cambia la vita”, ma sicuramente passerete ore incollate a questa intrigante ed avvincente storia.


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