Concerto Modena City Ramblers
Venerdì Aprile 28th 2006, 21:46
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“L’importante è non cadere dal palco…”

Le Lucertole del Folk – Modena City Ramblers

Ero quasi sicuro di essermi disintossicato. Ne ero così certo da bullarmi in giro con fare autoironico: “Hey! Tra una settimana c’è un concerto dei Modena nel raggio di 100 Km e sono tranquillissimo! Non sto spaccando le palle a tutti i passanti! Niente ansia da pre concerto! E non ho nemmeno intenzione di andarci! Ragazzi, sono guarito!”. In effetti chi mi conosce bene sa che, data la mia venerazione che sfiora la fobia per i MCR, tutto questo ha quasi del miracoloso. C’è poco da fare. I MCR sono il mio gruppo preferito, praticamente tutte le loro canzoni mi emozionano. Stimo il loro modo di porsi nell’ambente musicale e come stanno gestendo un successo decisamente inusuale (e non sperato) per un gruppo come il loro. Eppure stavolta pensavo di essere “cresciuto”. Addirittura al concerto della Bandabardò avevo solo timidamente abbozzato la proposta e, dopo essere stato garbatamente cassato, non ho battuto ciglio. Roba da pazzi. Poi però sono arrivati i due giorni prima, tra cui il 25 aprile… e le certezze hanno incominciato a crollare… Ma di andare da solo non ne avevo voglia, in più avrebbero suonato a Sestri Levante alle piscine dei castelli (una cazzo di discoteca! Però ci avevano suonato anche i Marlene Kuntz…), biglietto a 13 euro più 2 di prevendita, il posto (mi ero informato) è piccolo, poi c’erano i soldi per la benzina e l’autostrada, oltre al fatto che i Modena sono un gruppo che gira parecchio, e quindi probabilmente sarebbero passati quest’estate vicino a Genova… Ma alle 18 (6 ore e mezza prima dell’inizio!) mi arriva un messaggio di una mia amica: “Ci vai a vedere i modena, che il viaggio da sola mi ansia un po’…”. Non è che ci vado… CI CORRO!!! Wow!!! Un concerto dei Modena!

Dall’ultimo concerto cui ho assistito (in piazza a Torino per il 25 aprile dell’anno scorso) ci sono stati parecchi scombussolamenti in casa Ramblers. Il cantante, Cisco, ha lasciato il gruppo e, almeno tra i fans, girava la voce di uno scioglimento. Nulla di più falso. Certo, rimpiazzare il cantante non è mai semplice, visto che per molti rappresenta il gruppo stesso, a volte anche a torto: senza voler togliere nulla a Cisco, forse è bene ricordare che, almeno fino a “Fuori campo” (leggi: le canzoni storiche più belle…), circa il 90% dei brani erano farina del sacco di Giovanni Rubbiani, storico chitarrista acustico del gruppo, che ha abbandonato a capodanno del 2000 per formare i Caravanne de Ville. Comunque, al posto di Cisco, sono subentrati due cantanti: Dudu Morandi (già voce dei Mocogno Rovers, band emiliana di cover dei Pogues) e Betty Vezzani (cantante di tradizionali irlandesi), entrambi già nel giro Ramblers. Il concerto di mercoledì diventava quindi un banchetto di prova di questa “nuova” formazione, e gli interrogativi sulla reale resa del gruppo erano molti.

La scaletta è stata abbastanza “nevrotica” e, nonostante le tantissime canzoni proposte (31! Nemmeno fossero i Pearl Jam!), solo a volte si scorgeva un filo logico sequenziale. Spesso mi è sembrato che i brani suonati seguissero la logica: “Ok, siamo sotto esame e tutti faranno dei paragoni, facciamo tanti brani vecchi ma anche quelli nuovi, così sono tutti contenti”. Che è quello che è successo, perché io mi son divertito moltissimo, però il risultato è che non si riusciva a capire come saranno i “nuovi” Modena. In alcuni brani, complice anche il non rimpiazzamento del fisarmonicista “turnista” Daniele Contardo, il lato rock risultava accentuato (Francesco Monetti, violinista ma sempre di più chitarrista elettrico la fa più volte da padrone) ed il suono appariva un po’ troppo “vuoto”, con il solo Franco D’Aniello (tin whistle, flauto traverso e tromba) a gestire le sonorità irish. D’altro canto però, sono stati anche seguiti un gran numero di pezzi vecchi, con numerose digressioni in strumentali tradizionali. I due cantanti sono stati subito accolti benissimo, anche se a mio avviso la formula a due voci avrebbe potuto essere sfruttata in maniera migliore. I brani, almeno nella loro maggior parte, sono stati “spartiti” tra i due (più a Dudu, in realtà: peccato perchè Betty è veramente bravissima e meriterebbe più spazio, come si capisce, ad esempio, dalle sue interpretazione di Ebano, L’Unica Superstite e Ninnananna): per alcune canzoni la scelta è risultata molta azzeccata, ma una maggiore “integrazione” gioverebbe ad un gruppo “democratico” come i Modena. Inoltre spesso i suoni “scappavano”, forse anche a causa dei frequenti cambi di strumentazione, o non erano soddisfacenti (quello del violino, soprattutto). Nonostante ciò, la prestazione dei Ramblers è stata eccellente. Sarà stato per rispondere a chi li dava per morti, ma il gruppo era veramente carichissimo: una forza della natura che si è abbattuta sugli spettatori, “costretti” a saltare, ballare e pogare per oltre 2 ore. Non che con Cisco non fosse così, però fa molto piacere vedere come il gruppo abbia assorbito bene la botta e come i due nuovi cantanti si siano da subito integrati a meraviglia, arricchendo l’alchimia che da sempre ha fatto la fortuna dei Modena.

Ma veniamo al concerto! Il gruppo sale sul palco sulle note di “Hell’s Ditch” dei Pogues, e già su capisce che la serata sarà moooolto movimentata… Partenza al fulmicotone ed all’insegna del folk up your ass: Grande Famiglia, poi a seguire Quarant’anni (introdotta dalle parole di Dudu: “Tutto cambia, niente cambia”). Il fiato incomincia a mancare ma parte Clan Banlieue… un devasto… qualche secondo di tregua, e Betty intona La Fiola Dal Paisan, e penso di morire… Fortunatamente il brano dopo è la bellissima Canzone dalla Fine del Mondo, caratterizzata dal ballo finale tra Dudu e Betty. Francesco imbraccia la chitarra elettrica e si passa a Viva la Vida. Seguono Il Ballo di Aureliano, El Presidente, Terra del Fuoco (cantata da Francesco!), Cent’anni di Solitudine, All You Fascists (alla seconda voce il bouzoukista Luca “Gabibbo” Giacometti!), Ebano, Una Perfecta Excusa, Etnica Danza, La Legge Giusta, Maisha (emozionante), Ahmed l’Ambulante, Figli dell’Officina, I Cento Passi, Morte di un Poeta (indiscutibilmente la mia canzone preferita in assoluto! Prima Betty accenna un pezzo in francese dei Negressess Vertes, per poi dedicare il pezzo proprio al cantante di quel gruppo, Helno, ed a tutti poeti che muoiono di solitudine. Poi attaccano l’introduzione strumentale come su “Riportando tutto a casa”!), Transamerika e Bella Ciao. Fanno una pausa di cinque minuti e ritornano sul palco con Al Dievel, per proseguire con Oltre il Ponte, L’Unica Superstite, The King of Fairies – Fischia il Vento (addirittura dal primo demotape “Combat Folk”!), In un Giorno di Pioggia (con l’introduzione irlandese!), La Banda del Sogno Interrotto, Le Lucertole del Folk (mai più fatta da 10 anni…), Ninnananna (con tutti messi a sedere… finalmente eseguita nella versione “classica” e non solo con strumenti a corda… con Massimo Ghiacci, il bassista, incredibilmente alla fisarmonica, e Roberto Zeno, batteria, djambè e percussioni, al basso…) e poi gran finale con La Strada, dedicata ai vecchi ramblers, e cantata a turno da tutti gli altri (o almeno da quelli quasi intonati… Roberto, Massimo, Francesco ed il percussionista, batterista ma anche chitarrista acustico Kaba Cavazzuti).

In definitiva un gran bel concerto! Spero che tornino in Liguria quest’estate, magari in una piazza e con dei suoni fatti un po’ meglio, anche perché, passato questo inevitabile momento di assestamento, con la carica che hanno secondo me potranno produrre proprio delle belle cose… se poi decidessero di prendersi un fisarmonicista in pianta stabile…


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25 aprile
Martedì Aprile 25th 2006, 22:49
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“… chi non vuole chinare la testa
con noi prenda la strada dei monti…”

Oltre il ponte – Italo Calvino

Spesso perdo un sacco di tempo pensare alle cose più disparate, magari sono sull’autobus e l’osservare un particolare mi innesca una micidiale sequenza di ragionamenti, generalmente su oscuri massimi sistemi, ma quando mi sembra di essere giunto trionfalmente ad un passo dalla soluzione di queste importanti questioni mi accorgo che la mia fermata era la precedente e, appropinquandomi verso l’uscita, le scoperte di rilevanza mondiale cui stavo giungendo cadono miseramente nell’oblio, per non tornare mai più… uffa…

Uno degli argomenti più gettonati per i miei soliloqui mentali da autobus (ma anche quando cammino per strada…) è il rapporto tra il particolare e l’assoluto, specialmente nella storia. Sono infatti molto affascinato dall’intersezione tra le storie delle persone comuni, che sono vissute e vivono in questo mondo, e la Storia, quella appunto con la S maiuscola, che ci fanno studiare a scuola. Provate a prendere un vostro vecchio libro di scuola: ci troverete tanti nomoni di personaggi famosi. Garibaldi, Cavour, Mazzini, Kennedy, Ottaviano Augusto, Carlo Magno, Napoleone… sembrerebbe proprio che la Storia l’abbiano fatto solo loro… “Giulio Cesare varcò il Rubicone”, si certo: lui da solo? E tutti quelli del suo esercito? C’erano loro a farsi il culo in battaglia… Stranamente gli altri non hanno mai un nome, e di conseguenza le loro storie non hanno posto nella Storia, al massimo trovano un posticino collettivo (gli ammazzati di inizio secolo a Milano per ordine di Bava-Beccaris, ad esempio), ma non hanno la dignità per occupare più di due righe. Lo so bene che i programmi ministeriali sono rigidi ed il tempo a disposizione è poco… la mia non vuole essere una critica all’impostazione dei libri di testo, ma una riflessione sull’importanza della trasmissione, almeno orale, di quelle piccole storie dei piccoli protagonisti della nostra epoca. Io non so quale sia il filo rosso che lega le loro (le nostre) storie con la grande Storia (ci sono andato vicino almeno dieci volte, però… proverò a scendere al capolinea…), so per certo però che sono indispensabili per una comprensione più approfondita di tutto quello che è accaduto, accade ed accadrà e sono un forte monito a prendere il proprio ruolo, piccolo o grande che sia (chi può saperlo, tra l’altro?), nella gran calderone della storia che stiamo vivendo, senza pensare che dei nuovi Napoleoni provvederanno a tutto per noi.

Pensavo a tutto questo ieri sera (il 24), mentre ero in piazza Matteotti ad assistere al concerto-spettacolo “Resistenza: La banda Tom ed altre storie partigiane” degli Yo Yo Mundi (con Paolo Bonfanti ed altri ospiti) per i festeggiamenti per il 61° anniversario della Liberazione. Lo spettacolo mischiava canzoni tradizionali (“Bella ciao”, “Dalle belle città”), cover (una bellissima “Eurialo e Niso” dei Gang, “Viva l’Italia”) e brani appositamente scritti (“13”, “L’ultimo testimone”) con letture sceniche di varie testimonianze di vario genere sulla Resistenza ed il fascismo. Proprio queste ultime mi hanno ricordato il legame strettissimo, indissolubile, tra memoria privata e memoria collettiva, soprattutto riguardo il ventennio fascista ancora oggi così discusso. Non dimenticare le storie di queste persone comuni che la dittatura fascista l’hanno vissuta, prima subendola e poi sconfiggendola, vuol dire cercare di non cadere negli stessi errori facendo tesoro di quella memoria storica che spesso è mancata in questo paese. E chi non ha memoria non ha futuro.

Tra il 1943 ed il 1945, in Italia, c’era in corso una guerra civile. Già da prima c’era la guerra. Credo che ognuno abbia al riguardo le proprie storie da raccontare. Probabilmente, storie raccontate dai nonni o dai genitori. Sono storie partigiane. Partigiane nel senso che, essendo personali, sono inevitabilmente di parte. Ma vi parleranno sempre di code per il pane con dentro il piombo, della paura dei bombardamenti chiusi nella gallerie, di ragazzi quasi morti congelati in ritirata dalla Russia, del rastrellamento nelle fabbriche, dei campi di sterminio e di lavoro, di fucilazioni in pubbliche piazze con corpi lasciati nel fango per giorni, delle rappresaglie “1 tedesco, 10 italiani”, di gente vista partire e mai più tornata. E saranno sempre un dito puntato contro gli orrori della guerra e i vari fascismi, vecchi o nuovi, sedicenti democratici od autoritari, che ne sono semplicemente il preludio.

Buon 25 aprile!!!


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Concerto Bandabardò
Lunedì Aprile 24th 2006, 21:59
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“Ivan è il tipo d’uomo, da confidare i suoi mali
solo al suono di un violino o alle rive del mare
Lui che è nato tra le mura di tante, troppe altre case
troppo diverso dall’unica vita che si può fare…”

Aò - Bandabardò

Concerto un po’ sottotono per la Bandabardò, quello di sabato sera. O forse avevo delle aspettative un po’ troppo alte (sono il mio secondo gruppo italiano preferito…). O forse ancora ero soltanto io sottotono. Facciamo che è un mix tra i tre e non se ne parla più… comunque queste sono le mie impressioni…

Il concerto (gratuito) incomincia con qualche problema tecnico, infatti i volumi della cassa e del contrabbasso sono troppo alti mentre la chitarra virtuosa del grande Finaz è più bassa del solito. I primi tre pezzi (Sogni grandiosi, Tre passi avanti e Sette sono i re) sono viziati da questo spiacevole inconveniente, poi la situazione lentamente migliora. I Bardò sono carichi come al solito e sono sempre trascinanti nel loro tenere il palco da veri fricchettoni, ma un po’ si sente che non siano nel mezzo del tour ma che queste date siano spaiate. Certo è che rispetto al concerto cui ho assistito quest’estate alla piazza del mare non c’è confronto: lì avevano dato il bianco mentre sabato sera hanno spaccato solo a tratti. E’ anche vero che le mie aspettative erano altissime: non mi aspettavo solamente un gran concerto, ma, visto il mio ultimo periodo non proprio esaltante, auspicavo anche un effetto stile ricaricamento pile (non c’è nulla di più bello di cantare a squarciagola le proprie canzoni preferite saltando come un deficiente…) che posizionandomi dal mixer (e mugugnando per i volumi…) non c’è certamente stato… vabbè, quando non è serata, non è serata… inutile dare la colpa al gruppo…

I brani in scaletta sono stai solo 18, meno di un’ora e mezza di concerto, un fatto abbastanza strano per la Bandabardò, visto che di solito bisogna buttarli giù dal palco a cannonate… purtroppo dopo la loro esibizione era previsto un dj set e per chiudere ad un’ora decente hanno potuto fare solo un misero bis di tre canzoni (Lo sciopero del sole, Vento in faccia, Succederà). Gli altri pezzi eseguiti sono stati (in ordine casuale!): Aò, BB live, Hameling song, L’estate paziente, Beppeanna, Sans Papier, 20 bottiglie di vino, Pedro, Manifesto, Passerà la notte, Sempre allegri, Fine di un Pierrot.

Spero che ritornino presto per un concerto completo perché il loro è sempre uno spettacolo completo sotto tutti i punti di vista: sono tecnicamente perfetti [Finaz (il chitarrista) e Don Bachi (il contrabbassista) su tutti], ma al contempo fanno un concerto divertentissimo senza mai perdere l’animo stradaiolo che li ha resi celebri (si vede lontano un chilometro che si divertono come dei matti a suonare sul palco… ascoltando la loro musica se ne capisce anche il motivo…).

Se poi un giorno ritornassero ad eseguire “W Fernandez”…


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Come uccidere causando inutili sofferenze
Sabato Aprile 22nd 2006, 17:39
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“Luttazzi è un cretino”

Marcello Dell’Utri

Daniele Luttazzi è un personaggino mica da ridere: autore di una satira sempre abrasiva, è famoso per i suoi violenti (e dettagliati) attacchi al nano pelato e piduista, che gli costarono l’epurazione dalla Rai, oltre che per la sua disinvolta capacità di mescolare genere “alto” con il “triviale”. Fedele infatti alla tradizione satirica che parte da Aristofane (ed al motto “Castigat ridendo mores”), il comico romagnolo trova in politica, religione, sesso e morte i suoi bersagli preferiti, attirando le ira di chi vorrebbe che su questi argomenti si stendesse il velo del tabù. Beh, Luttazzi questi tabù li infrange tutti, mescolando elementi delle trasmissioni televisive americane alla David Letterman con un umorismo grottesco fortemente debitore nei confronti di Woody Allen. Inutili le accuse di volgarità, perché questa non fa pensare. Gli spettacoli di Luttazzi, invece, contengono sempre molti elementi che portano alla riflessione: come egli stesso ricorda spesso, la satira è memoria ed un punto di vista. La memoria si costruisce documentandosi, ma il punto di vista è personale.

Veniamo dunque allo spettacolo di venerdì 21: in questo monologo Luttazzi immagina di essere stato inviato, nel 2003, in tournè in Iraq per risollevare il morale delle truppe insieme a Giancarlo Giannini, Raul Bova, Aida Yespica, Alena Seredova e Manuela Arcuri. Questo filo conduttore, assolutamente demenziale, gli serve per i suoi feroci attacchi alla guerra in Iraq, all’amministrazione Bush ed alla partecipazione italiana alla spedizione. Ma, ovviamente, nell’ora e mezza abbondante dello spettacolo gli argomenti trattati non si limitano alla politica, ma si assiste ad una centrifuga vorticosa di paradossi e battute al vetriolo anche su religione, sesso e morte, spesso accolte con boati o risate micidiali.

In definitiva uno spettacolo da spanciarsi in due, consigliato soprattutto a chi pensa che non si possano mettere limiti alla satira. Comunque, come tipo di comicità, continuo a preferire quella di Paolo Rossi…


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Indiana Jones IV
Giovedì Aprile 20th 2006, 12:55
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Secondo recenti notizie, Harrison Ford tornerà a vestire i panni dell’archeologo più famoso del mondo! Ovviamente top secret titolo, sceneggiatura e locations. Ma per i potenti mezzi sansuini (nonostante i down del mese scorso e dei giorni scorsi…) nulla è impossibile! Ecco quindi un succosissimo scoop direttamente da Cinisello Balsamo, dove si stanno girando gli interni, ovvero l’intera storia in anteprima per gli affezionati lettori di questo imprescindibile blog!

La pellicola non sarà il classico film d’azione come i precedenti ma, per volontà degli stessi autori, porrà decisamente l’accento sugli aspetti più intimi e riflessivi del mitico Indiana Jones. Gli sceneggiatori si sono infatti trovati di fronte ad una scelta obbligata, visti gli impedimenti a scene mozzafiato dovuti all’età di Harrison Ford, ed hanno fatto buon viso a cattiva sorte. Dovendo eliminare inseguimenti e sparatorie hanno plasmato la storia in modo che queste scene non si rendessero necessarie. Ecco quindi che il nostro Indiana Jones, psicologicamente allo stremo per una crisi di identità ed alla disperata ricerca dell’essenza della propria esistenza, si getta a capofitto nell’intenso studio dell’intera storia della filosofia su di un tomazzo da biblioteca di Babilonia. Ma appena lo sforzo per l’estenuante lettura sembra far cadere il buon Indy in balia di un sonno ristoratore, sogni tormentati (chiaramente metaforici) lo attendono. Hanno quindi inizio le “nuove” avventure del grande archeologo, questa volta alle prese con il proprio passato, che viene riesumato e finemente analizzato dagli svariati filosofi che incontra nel suo viaggio di matrice dantesca. Sua guida è un silente e meditabondo Kant, munito di taccuino in quanto, secondo sue testuali parole “Già che ci sono prendo appunti. Magari stavolta imparo qualcosa”. Ma non mancherà di certo l’avventura! Tra i tanti momenti di grande cinema che verranno proposti spiccano per qualità un dialogo non propriamente platonico con Platone sull’invenzione dell’amore platonico (abrasivo il commento di Indy: “Bell’idea del cazzo! Non bastava il mal di testa?”), un emozionante torneo di pampano con Archimede, una sfida di pessimismo con Shopenauer ed il suo gatto nero oltre all’efferato assassinio di Hegel. Il suo viaggio nel magico mondo della filosofia ha termine quando, inseguito al grido di “Relativo un cazzo! Adesso la droga me paghi!” da un accettamunito Popper, sbatte violentemente la testa contro le transenne dei lavori in corso per la metropolitana a biga dell’acropoli. Svegliato dal dolce suono di un’arpa, il vecchio Indy capisce 3 cose: di essersi addormentato lasciando lo stereo acceso, che il cd tarocco dei Pearl Jam aveva le prime due tracce giuste e le altre di fottute arpe, e di essere finalmente in pace con il proprio passato. Ma c’è di più. Affacciandosi alla finestra riesce a capire che il mondo è diventato un posto migliore, dove poter crescere felicemente i propri figli. Una rapido consulto al libro di filosofia svela l’arcano. L’uccisione di Hegel da lui compiuta per invidia (Hegel aveva vinto la gara di birra e salsicce, umiliandolo ruttandogli in falsetto i primi due capitoli della “Fenomenologia dello spirito”) è diventata realtà. E non solo il mondo non ne ha risentito, è pure migliorato! Tronfio di questo suo nuovo importante ruolo nella Storia, capisce di poter abbandonare il mondo a testa alta. Scorge sul tavolino sede delle sue meditazioni un bicchiere che prima non c’era. Ed allora capisce. Accasciandosi dopo aver bevuto la cicuta, esala l’ultimo respiro riuscendo a malapena a scorgere un Socrate camuffato da Groucho Marx che, dalla porta della cucina, gli sussurra: “Con un po’ di ghiaccio e rum, non è poi così male…”. Titolo (emblematico) del film: “I predatori dell’arché perduto”.

Presto nei migliori cinema (durante il periodo di chiusura per ristrutturazione…)!

Buona visione!


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Inside Man
Martedì Aprile 18th 2006, 22:31
Archiviato in: Cinema

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Ovvero, come Spike Lee ti passa al cinema d’intrattenimento. Con questo film infatti il talentuoso regista afro-americano, famoso per produzioni fortemente orientate all’indagine politico-sociale (“Malcolm X”, tanto per dine una), si cimenta con un genere, quello “rapina in banca – poliziesco”, così mainstream, da sembrare inusuale per una autore che ha sempre fatto dell’impegno politico la sua bandiera. Ma come succede spesso, a fermarsi alle prime apparenze si finisce per compiere dei grossi errori. Capiamoci, il lungometraggio non sfiora neppure lontanamente le vette de “La 25° ora”, ma non va nemmeno a naufragare nel pericolosissimo cliché “sparatorie + esplosioni + uomo cazzutissimo che salva il mondo” (gli unici film decenti di questo genere sono quelli con Bruce Willis…).

Certo, da Spike Lee, francamente, mi sarei aspettato un po’ di più, ma dopotutto, per la parte che gli compete, ovvero solo la regia, si è comportato egregiamente, riuscendo a costruire un film d’azione senza (praticamente) scene d’azione ed arricchendo sapientemente la pellicola con le sue innegabili doti registiche. E’ infatti essenzialmente merito suo se la sceneggiatura di Russel Gewirtz, bella ed interessante ma molto a rischio “già sentito”, non ha ricevuto una trasposizione su grande schermo piatta, da classico film del genere (credo escano almeno 10 film all’anno nei quali il protagonista assicura di avere il piano per la rapina perfetta…).

Trama: Dalton Russel (Clive Owen) sta per compiere la rapina in banca perfetta (ma va?) con i suoi complici. Entrano in banca vestiti da imbianchini e riescono tranquillamente ad occupare la banca e a trattenere i 50 ostaggi. L’ispettore Keith Frazier (Denzel Washington) viene incaricato delle operazioni di mediazione, anche se inizialmente ha qualche battibecco con John Darius (Willem Dafoe), capo delle’unità mobile d’emergenza. Frazier capisce subito che il capo dei rapinatori è un osso duro, che sa benissimo come gestire la situazione. A complicare la situazione c’è la comparsa dei Madeline White (Jodie Foster), incaricata dal direttore della banca di tutelare alcuni sui oscuri segreti celati nella cassetta di sicurezza 298…

Inutile riferire, visto il cast, delle eccellenti prestazioni degli attori: interpretazioni perfette e sempre funzionali al personaggio.


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Elezioni politiche: qualche considerazione a freddo
Lunedì Aprile 17th 2006, 21:42
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Passata una settimana dal voto, è tempo di fare un po’ il punto della situazione. Vi avverto che come analista politico non valgo granché… tutte le mie previsioni per queste elezioni si sono rivelate infondate: ero certo di una vittoria dell’Unione a mani basse (53 a 47 minimo), prevedevo la riduzione del nano pelato e piduista ai minimi termini, con buone affermazioni dell’Udc e della Rosa nel pugno. Invece è finita con una vittoria sul filo di lama, il nano ha retto e la sua leadership nel centro-destra non è contestata, l’Udc ha fatto molto bene ma senza drenare voti dal partito azienda (non in maniera ingente, almeno), la Rosa nel pugno, pur molto quotata sui quotidiani, ha fatto un buco nell’acqua, e comunque nel centro-sinistra, a parte un po’ Rifondazione, non ci sono stati risultati esaltanti. Quindi non incazzatevi se toppo le valutazioni anche stavolta…

Il primo dato che emerge con chiarezza da queste consultazioni è che, per dirla con Nanni Moretti, “con questa dirigenza non si va da nessuna parte”. Un anno fa la CdL aveva subito un capottone epocale alle regionali, ma è bastato che il nano rincominciasse con la sua tiritera sui comunisti, e che promettesse a destra ed a manca le cose più disparate (ICI, i rifiuti) per mandare letteralmente a puttane i vantaggio. Le grandi menti della nostra sinistra (Fassino, D’Alema) non ci hanno pensato? Sono ancora convinti che si abbia qualche speranza a scontrarsi col nano sul suo terreno? Finché le valutazioni politiche le sbaglio io va bene, ma quando le ceffano quelli che poi si propongono di guidare un paese… Dovrebbero andare tutti a casa e lasciare spazio alle nuove generazioni…

Secondo elemento: abbiamo vinto di culo grazie agli strani meccanismi della nuova legge elettorale… alla camera abbiamo una maggioranza di deputati decente (circa 340 a 280) solo per il premio di maggioranza dovuto ai 25000 voti in più che abbiamo. Al senato siamo sopra di tre senatori grazie alla circoscrizione estero, e comunque a livello proporzionale siamo sotto: abbiamo rimontato alla camera grazie agli under 25, che non si sono fatti imbarcare dalle promesse sull’ICI (magari manco sanno cos’è… beata ignoranza) o dallo spauracchio comunista… solo una parola: GRAZIE!

Terzo elemento: il nano pelato e piduista è duro a morire. In questa settimana ha attaccato con la furia di un panzer, sicuro dell’infallibilità della sua strategia: fare casino, smuovere le acque, alzare i toni, parlare, parlare, parlare… e qualcosa resterà… Ecco quindi le accuse di brogli (smentite da Pisanu) e la contemporanea richiesta di governissimo, il fatto di non riconoscere la legittimità del nuovo governo e il tentativo di compromesso sul presidente della repubblica. Tutto questo dovrebbe essere di monito per tutti i guru della sinistra riformista che da anni ci spiegano come sia necessario un dialogo con il cavaliere di Arcore. Cazzate. Il nano pelato e pidisuta non sa cosa voglia dire rispettare delle regole democratiche, da questo punto di vista la sua è una politica di stampo eversivo. E vista la totale assenza del senso del limite che contraddistingue questo personaggio, non mi stupirebbero ulteriori colpi di coda a venire.


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Le giornate di uno scrutatore (parte 3)
Venerdì Aprile 14th 2006, 20:45
Archiviato in: Politica ed informazione, Personale

Ho deciso di finire, anche se in ritardo, il “racconto” della mia esperienza di scrutatore più per “dovere di cronaca” che per altro: da lunedì sera non ho più avuto tempo tra la sfibrante attesa dei risultati (ma ce l’abbiamo fatta! Il nano pelato e pidusita è fuori dai coglioni!), la stanchezza accumulata, il down del sito di questi giorni e qualche impegno sparso. Un post interamente dedicato ai risultati delle elezioni arriverà a breve.

Parliamo quindi della giornata di lunedì. Sveglia alle 5:30 (5 ore scarse di sonno + stanchezza del giorno prima…), appuntamento alle 6:30 ed apertura seggio alle 7. Fortunatamente affluenza scarsa per tutta la mattinata (10%, alle 15 il totale sarà circa 85%), quindi il cazzeggio regnava sovrano (sono riuscito a leggere il manifesto del giorno prima!). Inoltre avevamo circa 4 chili di focaccia, visto che ne avevano comprato un po’ prevedendo una lunga giornata… Sono tornato a casa alle 12:40 per fare pranzo e sono tornato alle 14. I presupposti per una giornata tranquilla c’erano tutti… peccato che non sempre chi ben comincia è a metà dell’opera…

Arriviamo infatti alle fatidiche 15: chiusura del seggio ed inizio delle operazioni di spoglio. E qui scatta, ovviamente, il delirio! Non ne azzecchiamo una! La segretaria di seggio è persa nei mille verbali che deve redigere, la presidente è fin troppo accondiscende con i rappresentati di lista (magicamente diventati dei fastidiosissimi cagacazzi!) e quindi seguiamo a puntino la procedura, che richiede lo spoglio di una scheda alla volta (e non “pacchetti” fatti prima) per il conteggio elettronico. Risultato? Dopo aver perso tempo nel decidere la procedura “operativa” (chi passa la scheda, chi controlla, come archiviare) e per le operazioni preliminari (levare dal seggio le schede non utilizzate) incominciamo con il senato alle 16, finendo alle 18:20 (massacrante!!!). Piccola pausa per riprendere fiato e scopriamo che gli altri hanno già finito… Ultimiamo lo spoglio della camera poco dopo le 20, ma non è finita! Ci sono ancora da compilare un po’ di verbali e da impacchettare tutto, firmare e timbrare i pacchetti ed i sacchi con le schede. Ed intanto arrivano le prime notizie dei risultati nazionali che mi gelano il sangue… Alle 21:30, mandato l’ultimo fonogramma, usciamo stremati dalla scuola con buste e sacchi da portare in via dei Pescatori alla Foce per lo smistamento. E chi pensate abbia dovuto prendere la macchina per accompagnare la presidente? Il sottoscritto, ovviamente! Inspiegabilmente non eravamo gli ultimi! Dei 100 seggi del nostro sportello, dopo di noi ne dovevano arrivare ancora due! Ci hanno pure detto che tutto sommato abbiamo fatto bene ad arrivare alle 22, perché arrivando alle 20 avremmo solo trovato una coda infernale…

Morale della favola, arrivo a casa dopo le 2230, piegato in due ma troppo preoccupato per l’andamento dei dati per poter solo pensare di dormire… ovvio che la festa in piazza sia saltata… vado a dormire solo quando riferiscono che bisogna aspettare i risultai della circoscrizione estero… la paura è tanta… ma la mattina successiva si apre con la notizia che aspettavo ormai da troppe ore…

Dopotutto, tutto è bene quel che finisce bene, no?



Le giornate di uno scrutatore (parte 2)
Domenica Aprile 09th 2006, 23:01
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Sono esausto!!! Questa giornata mi ha fatto veramente a pezzi! Finisco di scrivere sul blog e me ne corro a dormire che domani la sveglia è puntata alle 5:30… Oggi ci siamo fatti un culo inverosimile… l’affluenza nel seggio è stata bulgara, addirittura il 75%! Questo a portato alla quasi totale assenza di “momenti morti”: si sono verificate punte micidiali dalle 9:30 alle 11:30 ed dalle 17 alle 18:30 (pensavo di morire… sono andato avanti solo per trance agonistica…), ma per tutto il giorno l’affluenza è stata regolare, ed a parte pochi intervalli di tempo (prevalentemente primo pomeriggio e dopo cena), non sono riuscito a fare assolutamente nulla di costruttivo. Mi avevano raccontato che si riusciva a studiare, ma di certo non nel mio seggio… il manifesto comprato al mattino lo sfoglierò tra poco, della settimana enigmistica ho completato tre parole crociate (non tre schemi… tre definizioni!), il libro che volevo leggere non l’ho nemmeno aperto, per non parlar delle dispense per la tesi… Speriamo che domani mattina non venga nessuno così ci riposiamo…

Tra l’altro, come supponevo, la composizione di neofiti del mio seggio a mietuto le prime cazzate… innanzi tutto, turnazione sfibrante… ho fatto pausa per un’ora e mezza complessiva, nella quale sono andato a votare e poi a mangiare a casa… per fortuna che quando sono ritornato (erano circa le 15) la situazione si è mantenuta tranquilla per un’oretta… poi, per un conto che non tornava, abbiamo passato nel terrore tre ore (per fortuna tranquille dal punto di vista dell’affluenza) a contare e ricontare schede, votanti etc… come direbbe un noto giornalista: “che ciuci!”

Bene. La terza parte non so quando arriverà. Dipende da come evolverà la giornata di domani. I seggi chiudono alle 15, ma dobbiamo scrutinare ed inesperti come siamo potremmo benissimo metterci un bel po’. Se finisco ad un’ora decente (ampiamente prima di cena), torno a casa e scrivo qualcosa, se no mi sa che andrò direttamente in piazza per una lunga nottata di attesa… e credo che quando tornerò sarò in condizioni pietose, comunque non certo in grado di scrivere qualcosa…

Ci vediamo domani sera?



Le giornate di uno scrutatore (parte 1)
Sabato Aprile 08th 2006, 23:29
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Quest’anno mi hanno chiamato, per la prima volta dopo sette anni di attesa, a fare lo scrutatore. Ho pensato potesse essere interessante riportare sul blog la vita del seggio elettorale, i preparativi, l’incredibile mole burocratica e, magari, anche le mie impressioni.

Per fortuna sono stato spedito in un seggio molto vicino a casa mia, qui arrivarci non è uno sbattone. L’appuntamento per oggi era fissato alle 16, per allestire il seggio, firmare e timbrare le schede e prendere un po’ di dimestichezza con questo mondo così formale e cerimonioso. Sono arrivato addirittura 10 minuti prima (chi mi conosce sa che è una cosa rarissima…) e, sorpresa, c’erano gia tutti. Anzi, tutte. A parte io, nel seggio ci sono solo donne: sfortunatamente 4 ciospe trentacinquenni (chi più, chi meno…) ed una diciottenne… meno male che mi porto i libri per la tesi…

Ma la mia sfortuna non si ferma di certo qui… Sarei potuto finire, come mia sorella, in un seggio di scafati scrutatori con alle spalle anni di elezioni ed un navigato presidente con che padroneggia perfettamente i meccanismi delle operazioni di voto. E invece no. Niubbi! Siamo una simpatica armata Brancaleone di profani, dilettanti allo sbaraglio persi nei meandri di regolamenti governativi che sembrano un incubo kafkiano. La presidente del seggio, anche lei alla prima esperienza, è parecchio paranoiata (intendiamoci, non è una critica, anzi! Al suo posto sarei uguale… ha la responsabilità penale di tutto quel che accade lì…) e confusa però alla fine siamo riusciti a fare tutto… Ho come l’impressione che lunedì finiremo parecchio tardi…

Oggi abbiamo preparato il seggio. Abbiamo appiccicato i cartelloni elettorale, contato e ricontato (almeno 10 volte in tutto!) le schede, le abbiamo firmate e timbrate (tassativamente in numero pari ai potenziali elettori!). C’erano anche due rappresentanti di lista che ci hanno dato una mano, anche perché al livello organizzativo ne sapevano molto più di tutti noi messi insieme… Glia altri seggi nella scuola hanno sbrigato tutto in un’oretta, noi siamo usciti di lì dopo 3 ore… Una cosa che mi è sembrata estremamente buffa è l’assurdo livello di formalità: abbiamo dovuto sigillare tutto (le finestre, la porta della classe, qualsiasi pacchetto..) e poi firmare sullo scotch… Ci sono moltissimi verbali da firmare e controfirmare (fortunatamente, se ne deve occupare la segretaria di seggio…), oltre che un sacco di sacchetti dove poi metteremo le schede. Ah, senza dimenticare le 6 matite indelebili, assolutamente da non perdere pena, immagino la morte…

Domani mattina, anzi stamattina visto che adesso sono le 00:16 di domenica, la sveglia suona alle 6 e mezza. Devo essere al seggio alle 8 meno un quarto, e stacchiamo alle 22, quindi la seconda parte arriverà tra ventiquattrore… non credo uscirò, visto che il seggio lunedì riapre alle 7…

Dimenticavo la cosa più importante! Lunedì sera si pensava con il buon Nur di andare a vedere i risultati delle elezioni in giro, ci dovrebbero essere di point dei partiti… ci portiamo da bere e si sta in giro tutta la notte a far casino… non vi devo certo spiegare il motivo, vero coglioni?

A domani!