La battaglia di Algeri
Lunedì Aprile 03rd 2006, 23:10
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Questo film del 1966 è una superba lezione di storia sulla vicenda dell’indipendenza algerina e, secondo me, dovrebbe essere proiettato nelle scuole (e non certo solo quelle francesi…). E’ raro, infatti, trovarsi di fronte ad un’opera così completa, che non cede al facile partigianeria ma al contempo non mette in scena una fredda sequenza cronologica di eventi. Merito di tutto ciò è della perfetta regia di Gillo Pontecorvo, che riesce a conferire a tutta la pellicola il giusto tocco a metà strada tra lungometraggio classico e documentario, oltre che a fornire uno squarcio della pulsante vita della Casbah.

Il film di Pontecorvo, nonostante l’impostazione di massima, non si può certo definire un documentario, ma al massimo un film corale, senza alcun reale protagonista all’infuori delle vicende della Casbah. Infatti, anche i capi del FLN ed il colonnello Mathieu, seppure pedine chiave della narrazione, sono solo personaggi, magari più influenti di altri, che partecipano a delineare i contorni della complicata vicenda algerina, quella si unica ed incontrastata protagonista del film.

E’ l’ottobre del 1957, i paracadutisti dell’esercito francese sono impegnati, su ordine del colonnello Mathieu responsabile delle operazioni, nel rastrellamento della Casbah (il quartiere arabo) di Algeri, alla ricerca dei quattro capi del Fronte Nazionale di Liberazione, organizzazione responsabile di molti attentati compiuti allo scopo di ottenere l’indipendenza dalla Francia. Al momento del rastrellamento francese si sta svolgendo, senza grossi problemi, lo sciopero (dal lavoro come da attentati) di una settimana promosso dall’FLN. L’intervento nella Casbah dell’esercito francese risulterà devastante. Tre leaders dell’FLN sono gia caduti in mano francese, rimane solo Ali La Pointe, barricato in un rifugio di una casa della Casbah. Il colonnello Mathieu fa piazzare dell’esplosivo e minaccia di far saltare tutto in aria. Ali La Pointe, allora, ripercorre mentalmente gli ultimi tre anni passati: l’organizzazione dell’FLN, la preparazione degli attentati, le rappresaglie.

Gli eventi sono ricostruiti in maniera molto imparziale, non ci sono mai duri affondi fini a se stessi nei confronti del governo francese (colpevole de una gestione troppo militare della situazione) o dei militari (responsabili di atroci torture), ma anzi le ragioni di questi ultimi vengono esposte con chiarezza (centrale, da questo punto di vista, la scena della conferenza stampa del colonnello Mathieu con la stampa). Ma non per questo il film risulta neutro. Le vicende proiettate sullo schermo, di una attualità imbarazzante, proprio fornendo un quadro oggettivo delle rivendicazioni di indipendenza da parte degli algerini, si configurano come un deciso atto d’accusa verso le politiche colonialiste francesi, i problemi non risolti delle quali sono (o meglio, erano) passati sotto gli occhi di tutti con l’esplosione della rivolta delle banlieue.

Ah, dopo il 1957 ci furono 2 anni di “calma”, ma le manifestazioni ripresero nel 1959 e portarono all’indipendenza nel 1962. Un po’ di informazioni si trovano qui.


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