Concerto Roger Waters
Martedì Luglio 25th 2006, 01:57
Archiviato in:
Musica

“So ya thought ya might like to go to the show
to feel the warm thrill of confusion that space cadet glow
I’ve got some bad news for you sunshine
Pink isn’t well, he stayed back at the hotel
and they sent us along as a surrogate band
we’re gonna find out where you fans really stand”
In the Flesh – Pink Floyd
“The creative genius of Pink Floyd performs Dark Side of the Moon”. Basterebbe questa frase per riassumere le manie di grandezza che da sempre contraddistinguono Roger Waters. Che è stato indiscutibilmente il genio creativo dei Pink Floyd, ma non si renderebbe giustizia alla storia del gruppo relegando in secondo piano il tocco da chitarrista di razza qual è David Gilmour e l’impareggiabile contributo di Richard Wright e Nick Mason. O il talento di Syd Barret, quel folle diamante fonte di ispirazione per lo stesso Waters. Ma le vie del marketing sono infinite e mai come adesso il marchio Pink Floyd è una fucina di soldi: Gilmour è in tour, ed anche Waters. Bisogna solo scegliere da che parte stare. Vada per Waters, che quelli mezzi pazzi ed umorali con manie di onnipotenza mi stanno più simpatici…
Certo, l’idea di proporre tutto “Dark Side of the Moon” mi appare un po’ paracula. Già lo pensavo ai tempi di PULSE, da Waters non me lo sarei aspettato. Perché fare “On the Run” oppure “Any Colour You Like” invece di, chessò?, “Astronomy Domine” oppure “One of these Days”? Devo ammettere che il concerto mi ha fatto parzialmente cambiare idea: l’esecuzione integrale dello storico disco del 1973 è stata assolutamente fantastica, molto carica e sentita. Da brividi anche gli effetti scenici, da me solitamente presi in poca considerazione, con proiezioni sempre molto azzeccate ed addirittura lanciafiamme! La cura dei suoni è stata poi veramente encomiabile: raramente ho distinto in maniera così nitida i vari strumenti.
Ma parliamo un po’ anche del concerto vero e proprio… Puntuali come non mai Waters ed il suo gruppo salgono sul palco e partono giù pesanti con l’inevitabile “In the Flesh”. Roger Waters lascia il basso per una chitarra acustica ed i ritmi rallentano con la bellissima “Mother”. Appaiono immagini in bianco e nero dei Pink Floyd giovanissimi in un campo con ancora Syd Barrett ed è il momento di “Set the Controls for the Heart of the Sun”: psichedelia allo stato puro! Poi è il turno di “Shine on You Crazy Diamond”, con annesso omaggio a Syd Barrett. Seguono “Have a Cigar” e “Wish You where Here”. Il concerto prosegue con tre brani di “The Final Cut” (da alcuni definito il “primo” disco solista di Waters…): “The gunner’s dream”, “Southampton dock” e “The Fletcher memorial home”, quest’ultima caratterizzata da un finale molto evocativo sulle dittature. Waters propone poi due suoi pezzi, “Perfect sense” e l’attualissima “Leaving Beirut”, con delle animazioni a fumetti belle ed esplicative. La prima parte del concerto si conclude poi con una indiavolatissima “Sheep”. Pausa di dieci minuti e sulle note di “Speak to me” incomincia l’esecuzione integrale di “Dark side of the Moon”, con Nick Mason come ospite d’eccezione alla batteria. “Breathe” è come al solito bella, ed “On the Run” supera la versione del disco: psichedelica e martellante da allucinazioni. Le sveglie e l’introduzione alle percussioni di “Time” sono un classico ed il brano fila via tra l’esaltazione alle stelle dei presenti. “The Great Gig in the Sky” (tra l’altro, la mia canzone preferita dei Pink Floyd…) è fulminate: la corista supera se stessa e si lancia in vocalizzi ai limiti dell’umano incredibilmente identici al disco! Un strameritato applauso saluta la fine dei meravigliosi vocalizzi e l’inizio dell’inconfondibile giro di basso di “Money”, altro brano che definire storico è poco. “Us and them” ed “Any Colour You Like” guadagnano in potenza e le conclusive “Brain Damage” ed “Eclipse” portano a compimento questo vorticoso viaggio nei meandri della pazzia e dell’alienazione. Per i bis Roger Waters ci riporta all’inizio, cioè al monumentale concept album “The Wall”, con “The Happiest Days of our Lives”, inevitabilmente seguita da “Another Brick in the Wall (pt. 2)”. Poi, sempre dal capolavoro del 1979, due piccoli brani atipici “Vera” e “Bring the Boys Back Home”. E per finire una devastante “Comfortably Numb”.
Che dire quindi? Concerto superlativo e di grande impatto. Non potevo chiedere di meglio!
PS: Questa bulimia da Pink Floyd mi ha portato però anche qualche inconveniente… Sono ormai due settimane che canticchio per la strada due loro brani. E se “Shine on You Crazy Diamond” tutto sommato ha una bella melodia (ed un bel testo) e, nonostante non si possa proprio catalogare come “singolo commerciale dell’estate”, ci potrebbe anche stare, i miei dubbi sulla mia sanità mentale vengono da “Set the Controls for the Heart of the Sun”, brano ossessivamente psichedelico… il caldo fa veramente brutti scherzi…
20 luglio 2001 – 2006: chi non ha memoria non ha futuro
“… ad aspettarli fuori rimaneva
la stessa rabbia
la stessa primavera…”
Fabrizio De’ Andrè
Cinque anni fa, a Genova, c’erano otto stronzi in una gabbia, per dirla come uno dei tanti striscioni presenti alle manifestazioni. Si trattava dei capi di stato delle otto nazioni maggiormente industrializzate, riuniti per l’annuale riunione denominata G8. Tale organizzazione, è bene ricordarlo, non ha alcuna parvenza di democraticità. Non avendo ricevuto mandato da alcun organismo internazionale risulta, di fatto, autoistituita. Inoltre, data l’ovvia strapotenza economica ed industriale degli stati membri, le misure attuative promosse ricadono inesorabilmente sul resto del mondo. Ricapitolando: gli otto più forti decidono, gli altri sono come spettatori. Curioso esercizio democratico, non vi pare?
Cinque anni fa, a Genova, c’erano trecentomila persone fuori da una gabbia. Trecentomila persone diverse, in movimento. Venivano chiamati “no-global”, perché si dichiaravano contrari alla globalizzazione. Contrari a questa globalizzazione, almeno. Perché, non proprio convinti dell’esistenza di un’unica scelta, erano anche convinti che un altro mondo è possibile. Magari più equo, sicuramente più democratico. Chiedevano fair not free trade, perchè ritenevano che le politiche di aggiustamento strutturale imposte dalla banca mondiale e dal fondo monetario internazionale avessero mancato del tutto il loro obiettivo. Però è difficile farsi ascoltare. Soprattutto quando ti sparano addosso gas lacrimogeni e scappi dai manganelli della polizia.
Cinque anni fa, a Genova, c’è stata, secondo Amnesty International, una interruzione dei diritti democratici. Reminiscenze fasciste, evidentemente mai del tutto sopite, presero il sopravvento nelle forze dell’ordine. Forse perché chi doveva predisporre il tutto, fiutando l’imminente batosta elettorale, non si attivò per tempo. Forse perché il governo in carica mal sopportava i fondamenti dell’ordinamento democratico, considerandoli fastidiosi impedimenti. Come risultato si sono avuti un morto, centinaia di feriti, scene di guerriglia urbana dove carabinieri e poliziotti non esitarono a massarare persone inermi, l’irruzione “cilena” alla scuola Diaz con le false molotov, torture nei commissariati e nelle carceri, misteriose foto che coprono ulteriormente di sospetti l’operato delle forze dell’ordine.
Cinque anni fa, a Genova, dopo due giorni, risvegliati dall’incubo, chiedevamo Verità e Giustizia per i fatti accaduti. Ma un’indagine parlamentare seria, per trovare i mandanti politici di quella mattanza, non è mai stata avviata. I capi delle forse dell’ordine sono stati promossi. E 25 ragazzi sono accusati di devastazione e saccheggio.
Oggi, a Genova, siamo ancora a chiedere Verità e Giustizia.
Speriamo per l’ultima volta.
Programma manifestazioni a cinque anni dal G8 di Genova
Posto il programma delle manifestazioni previste in questi quattro giorni a Genova. Ulteriori informazioni ed aggiornamenti si possono trovare qui.
Mercoledì 19/07 DEMOCRAZIA E MOVIMENTI
Piazza delle Feste - Porto Antico
ore 15.30 inaugurazione della mostra Diritti Negati
ore 17.30 ne parliamo con:
Raffaella Bolini (Arci), Vittorio Agnoletto (parlamentare europeo), Marco Bersani (Attac), Norma Bertullacelli (Retecontro G8), Francesco Caruso (deputato indipendente prc), Giorgio Cremaschi (Fiom), Pino Giampietro (Cobas), Maurizio Gubbiotti (Legambiente)
coordina Giuliano Giuliani
ore 21.00 parlano le comunità genovesi di migranti
coordinano Alessandra Ballerini e Antonello Sotgiu
ore 22.30 Il teatro degli Zingari della Comunità S. Benedetto al Porto in collaborazione con il teatro dell’Archivolto presentano:
L’AMERICA NON ESISTE IO LO SO PERCHE’ CI SONO STATO
Regia di Elena Dragonetti con la collaborazione di Franco Fuselli
Musiche di Pierugo Bertolino
con Arianna, Bobby, Domenico, Giorgio, Eris, Luca, Marco, Maurizio, Ottavia, Pierugo
Con la partecipazione di Aisha e Marika
Giovedì 20/07 FESTA PER NON DIMENTICarlo
Piazza Alimonda
ore 15.00 Musica e poesia, con trampoli e sorprese
Ospiti la madre e il Comitato per Federico Aldrovandi
con la partecipazione di tanti amici:
Alessio Lega, All Jurassic, Les Anarchistes, Cisco e Guido Foddis, Luca Lanzi e Casa del Vento, le sorelle Fennec con Roberto Giuliani, Renato Franchi & Orchestrina del Suonatore Jones, Pierugo Marika e Fabio…
… e con finale giullarata musicale:
(Re) Carlo (non) torna dalla battaglia di Poitiers
di e con Giulio Cavalli
alla fisarmonica Guido Baldoni
Produzione Bottega dei Mestieri Teatrali
panini e bibite a cura di Critical Wine
ore 22.30 concerto di CAPAREZZA e ASSALTI FRONTALI al Terra di Nessuno
a cura dei CSOA TdN e Buridda, con il Comitato Piazza Carlo Giuliani
Venerdì 21/07 DEMOCRAZIA E REPRESSIONE
Piazza delle Feste - Porto Antico
ore 16.00 Presentazione del libro “Gli occhi di Piero, un ragazzo degli anni settanta”
di M. Coccia e S. Fontana - ed. Alegre
con gli autori e Lucia Bruno, sorella di Piero.
ore 17.30 ne parliamo con madri, sorelle, familiari e compagni delle vittime della repressione di ieri e di oggi:
Comitato Amici di Aldro (Ferrara), Associazione Piero Bruno (Roma), Comitato per Rumesh (Como), Fausto e Iaio (Milano), Rosa Piro madre di Dax (Milano), Comitato Verità e Giustizia per Genova, Genitori ragazze e ragazzi antifascisti 11 Marzo, Caterina Giovinazzo e Claudia Piola (Torino), Comitato Piazza Carlo Giuliani (Genova)
coordina Francesco Barilli di Reti In/visibili
a seguire: presentazione e proiezione del nuovo dvd della segreteria legale OP - Genova 2001 a cura di Carlo Bachshmidt e Davide Traverso, proiezione dei dvd Quale verità per piazza Alimonda? e La nuova inquisizione (l’inchiesta al “sud ribelle”).
ore 20.00 presso Circolo Arci Città Futura C.so Torino, cena di autofinanziamento per i processi di Genova con la presenza di testimoni delle giornate di Genova, a cura del comitato Verità e Giustizia per Genova.
ore 22.00 fiaccolata verso la Scuola Diaz: a cinque anni dalla “Notte Cilena” per chiedere Verità e Giustizia per Genova.
Sabato 22/07 DEMOCRAZIA E COSTITUZIONE
Piazza delle Feste - Porto Antico
ore 15.30 Gli articoli 3, 8, 11 e 21: i diritti di cittadinanza e di libertà
ne parliamo con: Imma Barbarossa (Rete femminista SE), Paolo Beni (Arci), Giuseppe Coscione (Comunità di base di Oregina), Tana De Zulueta (deputata), Roberto Giudici (Action for Peace), Monica Lanfranco (Marea), Franco Manzitti (Repubblica), Gianni Rinaldini (Fiom), Piero Sansonetti (Liberazione), Sergio Tedeschi (Rete contro G8), Antonello Sotgiu (Cgil)
coordina Giuliano Giuliani
Il manifesto
“Faccio un gesto
e manifesto”
Manifesto - Bandabardò
Il manifesto, storico quotidiano comunista che da 35 anni rappresenta una fucina di spunti critici a sinistra, è in serio pericolo. La notizia è un po’ vecchia, ma con il fatto del down del sito la pubblico solo ora. Di seguito il primo editoriale firmato dai direttori Gabriele Polo e Mariuccia Ciotta.
Da trentacinque anni il manifesto rappresenta un caso unico nel panorama editoriale italiano e non solo. Nessun padrone se non la cooperativa dei lavoratori che lo mettono ogni giorno in edicola, stipendi (bassi) uguali per tutti, un giornalismo politico indipendente e autogestito specchio delle trasformazioni che hanno segnato questi anni. Un bene comune, un vero e proprio «mostro» - nel senso letterale del termine - che ha l’ambizione di stare sul mercato violandone le leggi, un luogo aperto della sinistra. Anche la porta d’ingresso è sempre spalancata e chiunque può entrare, persino gli indesiderati, come è accaduto qualche anno fa. In questi trentacinque anni abbiamo vissuto pericolosamente (e spericolatamente): centinaia di migliaia di persone lo sanno bene, quelli che ci hanno letto, lavorato e chi ci ha usato per le proprie passioni. Le crisi finanziarie hanno scandito la nostra esistenza: le abbiamo sempre superate con il nostro lavoro e con l’aiuto del «nostro mondo». Ora siamo al punto che trentacinque anni possono precipitare in un pomeriggio d’estate. Perché la libertà costa, soprattutto a chi la pratica, e arriva il momento che quei costi si materializzano in scadenze non più rinviabili. Per evitare il precipizio abbiamo bisogno di aiuto, perché questa crisi è più grave delle altre e mette a repentaglio la stessa esistenza del giornale. Non è un grido d’allarme, è una semplice notizia: nelle pagine interne ne illustriamo i termini. Perciò da oggi inizia un referendum sul futuro di questo giornale: le schede elettorali stanno nel portafoglio di tante e tanti. Perché questa è una crisi che non riguarda solo noi. Coinvolge i nostri lettori più affezionati, ma anche chi ci ha comprato una volta sola nella sua vita. Chiama in ballo tutta la sinistra (nell’accezione più ampia del termine, dai partiti ai sindacati all’associazionismo) ma anche il mondo dell’informazione cui questo giornale qualcosa ha pur dato (e continuerà a dare). Sono tutti questi i nostri «padroni», tutti quelli che - magari guardandoci da lontano - pensano che la democrazia abbia bisogno di un «mostruoso» antidoto contro i rischi di omologazione del pensiero. Saremo presuntuosi, ma crediamo che la nostra voce sia essenziale, che il nostro essere uno strumento di lavoro per la critica dell’esistente sia una cambiale che non dobbiamo pagare da soli. E che, perciò, la nostra sorte non riguardi solo chi lavora in via Tomacelli o chi continua a stare «dalla parte del torto», ma anche chi la pensa in modo opposto. Per questo la nostra crisi la mettiamo in piazza, per questo faremo «l’appello» dei sottoscrittori e ne racconteremo gli esiti. Da oggi entriamo in una fase di mobilitazione generale. Siamo convinti di farcela. Noi ci metteremo tutto il nostro lavoro di sempre e le nostre aperture al mondo.Ma abbiamo bisogno di tutti voi. Diteci se voi avete bisogno di noi. O se - come ha detto quel genio del Savoia - siamo solo una pessima carta e un terribile inchiostro.
Shine on, Syd, crazy diamond…
Giovedì Luglio 13th 2006, 17:23
Archiviato in:
Musica
Remember when you were young, you shone like the sun.
Shine on you crazy diamond.
Now there’s a look in your eyes, like black holes in the sky
Shine on you crazy diamond.
You were caught in the crossfire of childhood and
stardom, blown on the steel breeze.
Come on you target for faraway laughter, come on you
stranger, you legend, you martyr, and shine!
You reached for the secret too soon, you cried for the moon.
Shine on you crazy diamond.
Threatened by shadows at night, and exposed in the light.
Shine on you crazy diamond.
Well you wore out your welcome with random precision,
rode on the steel breeze.
Come on you raver, you seer of visions, come on you
painter, you piper, you prisoner, and shine!
Nobody knows where you are, how near or how far.
Shine on you crazy diamond.
Pile on many more layers and I’ll be joining you there.
Shine on you crazy diamond.
And we’ll bask in the shadow of yesterday’s triumph,
and sail on the steel breeze.
Come on you boy child, you winner and loser, come on
you miner for truth and delusion, and shine!