Archiviato in: Politica ed informazione, Piccoli sfoghi contemporanei
“La satira politica non è una barzelletta e nemmeno un intrattenimento in una serata di gala.
La satira politica non è educata né corretta.
La satira politica è un divertente atto di violenza immaginativa.
Un paese che la proibisce è un paese governato da uomini che hanno paura delle loro ombre.
Anche quando va via la luce.
Benvenuti in Italia.”
dall’introduzione dello spettacolo “Il signor Rossi contro l’impero del male” di Paolo Rossi.
Ci sono un po’ di cose che mi hanno profondamente stupito nella recente vicenda Luttazzi. Una di queste è stata la reazione – praticamente monocorde – dei commentatori sui giornali. Da Repubblica al Corriere (per citare quelli più “autorevoli”) quello che ho potuto percepire è stato solo un infastidito brusio di variazioni sul tema “Beh, quando è troppo è troppo”. E poi giù con la solita retorica sulla volgarità gratuita, i limite del buon gusto e soprattutto l’accusa di avere insultato Ferrara. Ora, a parte che gli insulti me li ricordo come “Tizio Caio è uno stronzo” (e non mi sembra di aver assistito a qualcosa del genere), la faccenda assume toni quasi paradossali. Infatti che buona parte dei giornalisti, categoria che da sempre vede il proprio essere nella libertà di espressione, si schieri – di fatto – a favore della censura [e di stampo paurosamente fascista: pare addirittura, almeno a sentire Luttazzi (oh, magari è impazzito pure lui…), che La7 abbia intenzione di eliminare tutto il girato di Decameron (tra cui la sesta puntata, registrata ma che non andrà in onda). Ma siamo alla follia?! E, di grazia, con quali motivazioni?] rasenta il grottesco. Senza contare il fatto che, in questi anni, la stessa ossequiosa diligenza nell’esercizio dell’indignata esecrazione riservata al comico romagnolo non ho avuto modo di scorgerla nei commenti a quello che era l’argomento della scorsa puntata di Decameron, ovvero quel sanguinoso pantano che è diventata la fallimentare guerra in Iraq. Tanto per citare una famosa battuta proprio di Luttazzi, si potrebbe dire: “eppure non ho mai visto un monologo satirico bombardare una popolazione”. Castigat ridendo mores: questo è il compito della satira. Ma evidentemente si preferisce soffermarsi sul dito che indica (magari perché è quello medio) piuttosto che su ciò che da esso viene indicato. Comunque, circa la relazione tra volgarità, buon gusto e satira, vi rimando quindi al blog di Luttazzi, dove potrete leggere alcune sue considerazioni.
Una cosa che invece non mi ha per nulla stupito è stata la reazione di Ferrara. Da gran volpe di vecchia data qual è, ha pensato bene di giocare di fioretto. Con una lettera a Repubblica, nella quale ha sfoggiato tutto il suo bagaglio dialettico di rassicurante uomo ragionevole, ha precisato che la battuta di Luttazzi “era satira, su questo non ci piove”, la quale è libera ma soggetta a limitazioni (il problema è che non serve qualcuno che gli spieghi il concetto di “filo logico del discorso”. Lo conosce benissimo. Dopotutto il bello di trasgredire è esserne coscienti). Poi ha sviato il discorso, riuscendo pure ad accennare alla fecondazione assistita (e questo è talento, ragazzi. E se ce la fate accedete anche un cero ai poveri professori che lo hanno avuto all’università: probabilmente tutti morti strangolati dal filo dei suoi discorsi). Morale della favola: Ferrara gentiluomo che non si sente insultato, ma anzi riconosce la satira. Non contento di ciò, dispensa sull’argomento libertà pillole di saggezza ad effetto esponenziale smorzato (subito ti sembrano intelligenti. Dopo un po’ ti sorge qualche dubbio. Quando ormai hai capito che erano delle insulsaggini da brividi è troppo tardi: o hai dimenticato di cosa si stava parlando o hai già fatto l’abbonamento al suo giornale). Poi – un po’ magnanimo buon samaritano, un po’ astuto falco dell’audience – ha invitato addirittura Luttazzi (novello “figliol prodigo”?) al suo programma, ricevendo un secco rifiuto. Chapeau: Luttazzi 0 – Ferrara 1, come poterlo negare? Beh, ad esempio ripartendo dalla battuta incriminata.
Ora, la regola principe delle battute è che non devono essere spiegate. Il moto di riso è spontaneo, non può essere condizionato (quello si chiama claque, che è una sorta di prostituzione). Non si può dire “quando” bisogna ridere! Si ride e basta! Ma facciamo uno strappo alla regola. Come ha spiegato Luttazzi la battuta si riferiva ad Abu Ghraib, famigerato carcere iraqueno dove sono state compiute innumerevoli sevizie ai danni dei prigionieri da parte dei soldati americani E cosa c’entra Ferrara? Beh, lui – uno tra i più filo-americani in circolazione – ha avuto la grossa responsabilità di essere stato una tra le più attive ed influenti casse di risonanza delle menzogne dell’amministrazione Bush (l’Iraq non aveva armi di distruzione di massa e non era in alcun modo legata ad Al Quaeda. Un po’ come l’Iran adesso. Che infatti se la passa maluccio…). E’ per questo motivo che lui – e non certo la giornalista de il manifesto Rossana Rossanda, come ipotizzato da Ferrara, può essere l’oggetto di battute di quel genere. Castigat ridendo mores: ed ognuno ha i “costumi” che si merita. Luttazzi 2 – Ferrara 1.
Daniele Luttazzi, Decameron, La7, Giuliano Ferrara, satira, censura