Primi!
Sabato Maggio 31st 2008, 22:40
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Personale
“Il giorno si fa sera
il vento sventola un osanna bianco di carta igienica
il coro di barattoli samba e scintilla
dietro agli sposi ormai lontani
e forse solo per oggi, beati loro
se ne fregano del domani
se ne fregano del domani
non ci pensano al domani
se ne fregano del domani
Viva!”
Nozze – Mau Mau
E’ stupefacente. Posso ancora adesso sentire l’odore delle polpette. Inteso, forte, speziato. Un concentrato energetico in grado di far sopportare i più impervi viaggi. Di viaggi, quella sera, in realtà ce ne furono molti, ma il più importante era incominciato – se la memoria non mi fa errore – pochissimi mesi prima. Ed è arrivato fino ad oggi, con le inevitabili domande di rito, gli articoli del codice civile, la grandinata di riso, quell’allegria mista a stupore degli amici ed uno sguardo rivolto all’ulteriore felicità in arrivo tra pochi mesi. Mentre ancora mi scorrono davanti le immagini di questa bella giornata (Giulio!!! Se non ci fossi, bisognerebbe inventarti!), non riesco a non pensare al passato. Perché oggi c’eravamo tutti, e vedersi vestiti bene mi ha fatto una grande tenerezza: i ragazzi che diventano grandi…
Si, avete letto bene: i ragazzi. Perché non ho dimenticato i sabati pomeriggio di metà liceo a casa di Pietro ed ho ancora nelle orecchie la musica dei concerti allo Zapata o al TdN. E potrei fare una mappa di ogni ziz-zag di una via Luccoli dopo una serata di arrivederci da Gigi. E poi, tanto altro ancora: la famosa cena, “battesimo del fuoco” per Claudia (sei rimasta semi-quasi incolume: si vedeva che eri dei nostri!), gli n-mila concerti (Modena City Ramblers, Bandabadò e ska/reggae su tutti), le pazzie sul Verdun (acqua poca, ma in quanto ad alcool…), il festone alla Tosse (Giovanni Paolo ringrazia…) o semplicemente le serate passate insieme magari a non fare un cazzo, ma se si è amici, basta quello.
Tutti questi ricordi stanno nella mia testa. Ci sono e so che ci saranno. In questi ore – nelle precedenti come, immagino, nelle prossime – stanno piroettano come tanti Snoopy su di un lago ghiacciato, facendo incrociare molti passati per descrivere un futuro. Perché, quando chi ha avuto – ed ha, ovvio – una parte rilevante nella tua vita fa un grande passo, beh, qualcosa cambia anche per te. Io, questi ricordi, voglio conservali come il tesoro più prezioso mai trovato e – nel caso – potermici aggrappare come ad un sicuro appiglio. E soprattutto, ne voglio tanti altri. Ma questo – per fortuna – so che non sarà un problema.
Buon proseguimento del viaggio, Pietro e Claudia!
Tutti insieme appassionatamente
Io credo che Veltroni debba dimettersi, ed anche celermente. Visto il risultato disastroso delle ultime elezioni politiche (meno otto punti percentuali rispetto al nano pelato e piduista e comunque il PD non ha certo sfondato come voti), ritengo che l’unico gesto per salvare la faccia sia quello di constatare come la sua geniale strategia “andiamo soli” sia risultata fallimentare e dare le dimissioni. Non guasterebbe anche passare sotto al tavolo ed offrire da bere. Poi, punto a capo e tabula rasa per presentarsi tra cinque anni (speriamo meno…) con qualche possibilità. Se no, c’è solo la speranza nell’assoluta insipienza a governare – fortunatamente(?) subito ri-manifestata – dell’attuale maggioranza. Il PD da solo (o con Di Pietro) non riuscirà infatti mai ad incrociare tutto (se no – scusate il francesismo – non serve ad un cazzo: si è sempre sotto) l’elettorato di sinistra (una sorta di “nuova Unione”) o gli indecisi/delusi, soprattutto se non applicherà un po’ di quello sbandierato rinnovamento in discontinuità con il passato anche per quel che riguarda il gruppo dirigente. Ormai funziona così: hai perso? Fuori dai coglioni. Senza rancore, grazie per averci provato, ma sei un perdente. Ed ai perdenti, in politica, non si concede una seconda chance. A sinistra – lentamente e con le inevitabili sanguinose rese dei conti (qualcuno ha più visto Bertinotti? O ciò che ne rimane?) – hanno incominciato a farlo. E’ vero che il tracollo della Sinistra Arcobaleno è stato qualcosa di incredibilmente più macroscopico della sconfitta di Veltroni – e quindi far finta di nulla sarebbe stato impensabile – ma la dirigenza del PD sta dimostrando una faccia di bronzo da prima repubblica difficilmente digeribile. Sfoggiano un’infastidita impermeabilità alle critiche, come se – dopo il disastro – ne venisse ancora a loro. E – soprattutto – si stanno buttando in una tra le più pericolose operazioni politiche degli ultimi anni: il dialogo con il nano pelato e piduista.
Va bene, forse sono solo un massimalista del cazzo. Intendiamoci, spero proprio che sia così: sarei il primo a rallegrarmene. Non sto scherzando: ritengo di poter pensare anche delle cazzate, e quindi – magari accecato dalla mia scarsa competenza in materia – forse non sto comprendendo la lungimiranza politica di questa mossa. Però – pur con il beneficio del dubbio e senza voler tirare fuori ardite teorie cospirazioniste – ci sono parecchi aspetti che mi lasciano più di un dubbio. La domanda fondamentale è: ma Veltroni c’è, o ci fa? Cioè, si sta rendendo conto o è solo completamente ubriaco? Vediamo nel dettaglio alcuni aspetti.
Innanzi tutto Veltroni si vanta di essere stato il motore del passaggio della politica italiana dal bipolarismo ad un – sostanziale – bipartitismo. Il modello, ovviamente, e quello degli amati Stati Uniti. Grande democrazia – chi dice il contrario – ma con un po’ di problemucci sui “classici” indici democratici. Del tipo che va a votare una piccolissima parte degli aventi diritto [il 40% nel 2004, massimo storico (122 milioni contro i circa “100” soliti)], come d’altronde è facilmente comprensibile, visto che la scelta è tra soli due partiti… Inoltre la battaglia politica (vedi le recenti primarie democratiche) è incentrata su di un personalismo estremo (e chi è il più grande venditore di sé stesso in Italia?). Inoltre a me sembra che Veltroni stia giocando alla grande democrazia. Telefona per complimentarsi, chiede uno degli scranni del parlamento, instaura il governo ombra, propone il dialogo la maggioranza. Tutto ottimo, intendiamoci. Incredibilmente democratico. Era ora che in questo paese si abbassassero i toni, ci fosse stabilità e maggioranza ed opposizione – accantonate i malevoli preconcetti – lavorassero insieme per il bene comune. Hey, Walter! Ma ti rendi conto che stai proponendo questo al nano pelato e piduista? Non siamo in Spagna. O in Germania. Nemmeno in Francia o Inghilterra. Siamo in Italia. In quale grande democrazia pensi di stare?
In una grande democrazia, uno come Calderoli o Bossi non è ministro, ma l’attrazione del paese, lo scemo del villaggio che fa le sparate stupide e tutti giù a ridere. In una grande democrazia, una come la Carfagna non è ministro, ma una shampista aspirante valletta. In una grande democrazia, non si ricevono richiami dall’Unione Europea circa l’applicazione del trattato di Schengen, o sui diritti delle minoranze. In una grande democrazia, ci sarebbe una legge sul conflitto d’interessi, se un governo di sinistra si fosse ricordato di (o avesse voluto) farla. In una grande democrazia, uno come il nano pelato e piduista, ovvero uno che:
• ha avuto (ed ha) un numero così inquietanti di procedimenti giudiziari
• è entrato in politica per scappare proprio a questi processi
• c’è riuscito benissimo facendosi delle leggi apposite
non potrebbe mai diventare presidente del consiglio.
Veltroni se le ricorda queste cose? O è da massimalisti che demonizzano l’avversario ricordare al nano pelato e piduista i suoi processi? E’ con questa persona che Veltroni vuole fare accordi? Pensa forse Veltroni che sia cambiato qualcosa, dal 1994? (Beh, in effetti il culo del nano pelato e piduista, adesso, è molto più al sicuro…).
Io faccio parte di quella parte di persone che hanno paura del nano pelato e piduista. Non perché creda in improbabili svolte autoritarie (siamo in Europa, è il 2008…), ma perché ho il terrore del vuoto che il nano pelato e piduista e la sua compagine male assortita di fascistoidi, psico-liberisti-confusi, padanidi, clericali-di-bottega ed ex-craxiani rappresentano. Ed ho paura dell’appiattimento politico di un’opposizione che si fida di una maggioranza così. Sono ciechi? Sono invece io prevenuto? Probabile. Non riesco comunque a capire come si possa dare credito ad un personaggio – che definire dubbio è poco – come il nano pelato e piduista (intendiamoci, se uno lo vota, cazzi suoi. Ma si spera che almeno l’opposizione… Non è bastata la lezione della bicamerale di D’Alema?). Certo, le distinzioni tra i ruoli, nei discorsi durante la richiesta di fiducia in parlamento, sono state espresse in maniera chiara (e ci mancherebbe, cazzo!), ed è per questo che rimando il mio giudizio definitivo al 31 dicembre prossimo. Fino ad allora esprimerò soltanto il mio più totale disgusto extra-parlamentare per questa che reputo una triste burattinata di regime. Dopo, le conclusioni saranno inevitabilmente le seguenti:
• al 31 dicembre si sono riusciti a far passare provvedimenti di sinistra (ovvero, hanno ottenuto qualcosa di significativo): io sono un coglione, Veltroni un grande politico
• al 31 dicembre non hanno ottenuto un cazzo e Veltroni si è dimesso: io sono il più lungimirante degli analisti politici, Veltroni un ingenuo
• al 31 dicembre non hanno ottenuto un cazzo e Veltroni NON si è dimesso: io sono il più lungimirante degli analisti politici, Veltroni un venduto
Veltroni, elezioni, dialogo sulle riforme, nano pelato e piduista, dimissioni
L.O.L.
“Meglio è di risa che di pianti scrivere, ché rider soprattutto è cosa umana”
da “Gargantua e Pantagruele” di François Rabelais
Mio nipote ride. Mio nipote Pietro – cinque mesi compiuti da poco – ride spesso. E quando ride, fa dei sorrisi che son proprio belli. Ride di gusto, contento e stupito allo stesso tempo. Sono sorrisi che ti mettono di buon umore, o almeno dovrebbero. Perché a me invece – passati cinque secondi nei quali mi sento in pace con il mondo e sì, anche Gasparri trova una sua pur bizzarra ragione d’esistere (il suo cervello è la dimostrazione empirica della raggiungibilità del vuoto assoluto) – fanno incazzare come un biscia incazzata. Ma che cazzo avrà mai da ridere ‘sto qua? Non c’è proprio un cazzo da ridere, ultimamente. Le elezioni sono state un massacro che nemmeno in un film di Tarantino: mister “corro da solo (e sfondo al centro)” Veltroni è riuscito a farsi staccare di otto (otto!) punti percentuali dal nano pelato e pidusita con l’unico risultato di rubare voti a sinistra, girando l’interruttore del gas ad un colorito cartello che in due anni la proverbiale canna se l’era comunque già preventivamente legata stretta al collo [quindi: niente rappresentanti in parlamento che portino avanti istanze di sinistra, però tranquilli, per la prima volta in Italia c’è un grande schieramento riformista, moderno e laico (con la Binetti). Ah, ed anche miseramente all’opposizione. Evviva!]; un partito improponibile ed imbarazzante come la Lega ha preso circa l’otto (otto!) per cento sul dato nazionale; il nuovo presidente della camera ed il neo-eletto sindaco di Roma sono dei post(?)-fascisti; per i prossimi cinque anni il presidente del consiglio sarà un tizio senza il minimo senso delle istituzioni (non ce lo vedo De’ Gasperi a fare il gesto del mitragliatore contro una giornalista, e non solo perché è morto) e giudicato unfit (inadatto) [e poi still unfit (ancora inadatto)] a governare dalla nota rivista bolscevica “Economist”. Beh, potrei aggiungere che inoltre tutti noi conduciamo un’esistenza vuota ed inutile percorrendo un tortuoso calvario tempestato di dolore e paura fino al nulla supremo e definitivo della morte, ma non vorrei ripetermi (e poi magari siamo fortunati ed il mondo esplode tra due anni, o almeno il nano pelato e piduista tira il gambino).
No, non c’è proprio un cazzo da ridere ultimamente. Eppure, mio nipote ride. Ride quando gli faccio delle facce buffe (ma anche quando mi sembra di essere serio…). Ride quando gli soffio un po’ in faccia. Ride quando giochiamo con dei pupazzetti. Ride quando cerco di insegnargli, come prima fatidica parola da pronunciare, “ermeneutica”. Ride quando faccio l’imitazione di un tossico metà russo e metà cubano nato in Cina e cresciuto a Gorgonzola che – per un particolare spirito patriottistico – si fa in vena di vodka, rhum, the e gorgonzola da quando a diciotto anni ha visto dei lavandini con le ali che, danzando sulle note dello “Schiaccianoci”, componevano in cielo la scritta “Fermata prenotata” con i gettiti dei rubinetti (prima si faceva di acidi e funghetti scaduti). Un po’ invidio questa sua felicità incondizionata, questo suo stupirsi di tutto. Mi chiedo quando la sua curiosità incomincerà a scalfire questo suo ottimismo insensato per forgiare un sano pessimismo della ragione. Scommetto che se potesse parlare, e ci capisse qualcosa della situazione attuale, direbbe qualcosa del tipo: “C’è chi dice che vuole lottare e poi confonde il fischio d’inizio della partita con quello dell’ultimo minuto, e va a casa” (questo, se fosse in vena di citare Benni). Ecco, un cazzo di pazzoide inguaribile ottimista. Ma fortunatamente non sa cosa né cosa sia il parlamento, né una partita di calcio e bofonchia solo vocali a casaccio. E ride.
Adesso però mi viene un atroce dubbio. Il dubbio orribile e lacerante di essere stato ingannato e preso in giro. Perché mio nipote mi sembra abbastanza sveglio. Magari ha capito. Non che ci volesse un genio, però visto che la maggioranza di quelli che sono andati a votare non c’è arrivata… Sì, deve essere andata così. Sicuro, se l’è intagliata. Non c’è altra spiegazione: se l’è intagliata. Ed è proprio per questo che ride. Ride di noi. E – scazza ammetterlo – ma c’è proprio tanto da ridere…
D’altronde, “sarà una risata, che vi seppellirà”, vero? (come ho già avuto modo di dire, a me piace intenderla così).
Elezioni, riso, sorriso