Sulla vicenda Mastella - De Magistris
Di seguito riporto alcune considerazione sulla vicenda Mastella – De’ Magistris che ho ricevuto dal mio amico Nur El Din, al solito sempre molto attento nell’analizzare gli eventi di politica. Questo post mi mette anche un po’ in imbarazzo, più che altro perché non saprei veramente che cosa aggiungere (non sono lodi gratuite…). Perché in effetti la sortita di Mastella, preceduta comunque da una sovraesposizione mediatica decisamente imponente, non può che non far cadere più di un’ombra sul ruolo che il guardasigilli ha assunto in questa vicenda. Personalmente ho sempre trovato l’attuale ministro una personalità dalla moralità più che dubbia, ed mi è sembrato decisamente scandaloso che gli sia stato assegnato un dicastero così importante come quello della giustizia. Certo, ripeteranno i lungimiranti “ideologi” del neonato partito democratico, da soli non si vince (ma, verrebbe da chiedersi, si ha intenzione di governare?), e bisogna raccattare voti un po’ ovunque (leggi: “tappati il naso e non protestare, che gli equilibri sono fragili e se cade il governo torna il nano pelato e piduista”). Vero, questa è realpolitik. Incomincio però a chiedermi se il gioco valga veramente la candela (è una domanda vera, non retorica… ad adesso sono solo parecchio confuso…).
«Il provvedimento di avocazione dell’indagine Why Not da parte della Procura generale di Catanzaro è a nostro avviso giustificato»
Fabrizio Cicchitto – vice coordinatore di Forza Italia
Parafrasando Luttazzi “Se sta bene a Cicchitto, non sta bene a me”. Se si pensa a quanto accaduto nella procura di Catanzaro viene da chiedersi che differenza ci sia tra la politica del governo Berlusconi e quella di Prodi, e in particolare del suo ministro della Giustizia. Immaginiamo che nel 2002 i nomi di Roberto Castelli e di Silvio Berlusconi comparissero in qualche intercettazione relativa a un’indagine su fondi europei destinati allo sviluppo economico e stornati non si sa bene dove (almeno secondo gli inquirenti). Immaginiamo che Castelli facesse pressioni di ogni sorta, monopolizzando l’informazione con la sua ingombrante e sgradevole presenza, perché l’indagine fosse tolta al magistrato che l’ha avviata. Immaginiamo che questo magistrato operasse in una delle poche procure italiane mai coinvolte da scandali tipo Tangentopoli o simili (forse a Catanzaro non esiste la mafia e non sanno cosa significhi la parola “corruzione”). Immaginiamo, per finire, che gli ispettori inviati dal ministero alla Procura decidessero l’avocazione dell’inchiesta al magistrato che la conduce per incompatibilità e perché non ha reso conto del suo operato al Procuratore capo, chiedendo contemporaneamente il trasferimento di quest’ultimo perché reo di non avere controllato l’operato del sostituto. (Piccola parentesi: De Magistris ha dichiarato di non avere rivelato tutti i risvolti dell’indagine perché sospettava che il suo procuratore capo, Lombardi, in passato avesse rivelato alcuni dettagli investigativi a un senatore, che avrebbe prontamente allertato gli indagati. Un bello spaccato del mondo giudiziario, non c’è che dire…). Non dico tanto, ma un piccolo girotondo (Moretti, che fine hai fatto?), una piccola interrogazione parlamentare, un qualche titolone sdegnato sull’Unità e qualche titolone un po’ meno sdegnato su Repubblica non ce lo avrebbe tolto nessuno. E invece a sdegnarsi sono stati in pochissimi (Anno Zero, qualche – rarissimo - parlamentare in odore di onestà, qualche “grillino”, Radio radicale – che ha seguito la vicenda dall’inizio dandole il dovuto spazio, negato da altri organi d’informazione – e Di Pietro).
Quando un magistrato indaga su un affare del genere, e lavora in solitudine e osteggiato dai colleghi, l’errore formale ci può scappare. Basterà per delegittimarne l’inchiesta? Il Csm deciderà il 17 novembre; Mastella, che la sa più lunga, ha già deciso. L’avocazione dell’indagine a De Magistris è stata motivata per l’incompatibilità nel procedimento proprio per la richiesta di Mastella di trasferire il giudice. Pensateci, la prossima volta che vi processano: ricuso il pm perché avendo indagato su di me, e siccome ho chiesto che venisse sostituito, è per forza prevenuto. Il Previti dei tempi migliori non l’avrebbe pensata così bene. «Avocare un indagine a un giudice – puntualizza Mastella – non significa bloccarla». No, certo. Anzi, certamente mettere un Pm che non ha la minima idea di cosa abbia fatto il collega in anni di lavoro a seguire un’indagine che coinvolge il ministro della Giustizia, il presidente del Consiglio, altri magistrati e qualche decina di imprenditori su una truffa da 8 miliardi di euro è un ottimo modo per farla procedere più velocemente.
Credo che la malafede del ministro della Giustizia emerga da una sua dichiarazione, una tra le centinaia rilasciate negli ultimi giorni, dopo aver fatto avocare l’inchiesta a De Magistris: «Mi ha iscritto scientemente perché sapeva che iscrivendomi gli veniva tolta l’inchiesta e diventava un eroe nazionale.». Il Mastella-pensiero è tutto qui: per il ministro della Giustizia è pacifico che se un magistrato iscrive il suo nome sul registro degli indagati si vede togliere l’inchiesta. Di più: è tanto prevedibile che il fatto di avere aggiunto il nome di Mastella a quello degli altri indagati non poteva avere altro esito. Morale? Se vuoi continuare a indagare su una truffa da diverse centinaia di euro ai danni dell’Unione europea, che coinvolge decine di politici, esponenti di forze dell’ordine, amministratori locali, parenti e amici, non devi nominare il ministro. Se lo fai, vuol dire che vuoi farti togliere l’inchiesta. Castelli, dove sei?
Intendiamoci, il principio d’innocenza vale anche per “Mister Ceppaloni”. Però è difficile sapere se sei pulito se togli di mezzo il magistrato che indaga. «Voglio che le indagini procedano, voglio togliermi di dosso le macchie di fango», dice Mastella, che è un po’ come dire “Voglio sapere se ho la febbre” e spaccare tutti i termometri nel raggio di duecento chilometri. E Prodi, in tutto questo? Quel Prodi il cui nome è finito nel registro degli indagati per la vicenda “Why not” accanto a quello del guardasigilli? Prodi tace, tanto al lavoro sporco ci pensa Clemente; il quale però, non sicuro fino in fondo del silenzio assenso di Palazzo Chigi, minaccia a giorni alterni “imminenti crisi di governo e voto a gennaio”. Male che vada torna Berlusconi, e un ministero – come nel ’94 – non glielo negherà nessuno. Sempre a galla, Clemente.
Clemente Mastella, Luigi De Magistris, Why not, Csm, Procura di Catanzaro
La risposta di Gesù bambino
Caro Emmanuele,
immagino tu ti sia divertito un mondo a prendermi per il culo scrivendomi una “pseudo-letterina”. Ho deciso di risponderti (e di non portarti nulla, caro il mio stronzetto…) per due motivi. Un po’ per mettere a tacere la tua fastidiosa e supponente saccenza: sono infinitamente buono, non pirla. E non porgo certo l’altra guancia (‘sta cosa l’ho detta duemila anni fa e se non l’ho più confermata ci sarà un motivo… a tutti capita di dire qualche cazzata ogni tanto, no? Ma voi preferite i dogmi ad usare il vostro cervello…). L’idea che il tuo castello speculativo cada in frantumi mi da pure una qual certa soddisfazione [Sono perfido? Forse. Ma d’altronde voi siete più buoni solo a natale, io tutto il resto dell’anno (parecchio un’inculata, se ci pensi…). E comunque almeno il giorno del mio compleanno faccio un po’ il cazzo che mi pare…]. Poi perché vorrei mettere in chiaro un po’ di cosette. Non è che io possa influire così tanto sul vostro mondo, sai? Il secondo principio della termodinamica vale anche per me (si, l’ho inventato io, ma mi si è rivoltato contro… non avevo pensato a tutte le sue possibili implicazioni… te l’ho detto, tutti fanno delle cazzate, mettetevelo in testa e vivrete più rilassati…). E poi sto ancora imparando tutte le regole del gioco. Per dire, come spargere le malattie per il mondo l’ho capito subito, come mettere gli antidoti no… (credo che abbia a che fare con quella fottuta teoria del collasso entropico dell’universo che ho messo subito… cazzo, suonava bene… “collasso entropico dell’universo”… dai, fa ancora adesso la sua porca figura…). Per adesso me la cavo parecchio bene in fondamentali come addizioni, sottrazioni, moltiplicazioni e divisioni (di un po’ quel che vuoi… ma non darmi dell’eugenetico), anche se la mia passione sono i trucchetti da prestigiatore con le carte, se mi passi la battuta posso dirti che sono un dio del gioco delle tre carte. Quindi riguardo ai loschi figuri che mi hai citato, che mi stanno parecchio su coglioni anche a me, non posso fare granché, a parte impestarli di dissenteria o robe del genere (cosa sempre divertente, comunque).
Riguardo alla musica hai colpito un tasto dolentissimo, frutto della disinformazione più bieca. Il diavolo non c’entra una beneamata cippa con quei musicisti. Come ti ho già detto sto ancora facendo esperimenti per capire bene come creare un mondo fatto bene (ne ho fatti altri che agli egizi già avevano inventato il rum cooler), però un po’ mi scazza vedervi tristi quindi ogni tanto vi faccio arrivare qualcosa per allietarvi. Avevo scoperto le droghe e l’alcool, ma ho sbagliato il dosaggio e quelle che avete alla lunga vi scassano troppo [quelle che ho io sono un bijou… (tra l’altro, nella realtà Adamo ed Eva non mi hanno rubato una mela, ma una pera… i vostri solerti traduttori hanno poi inventato come loro solito…)]. Allora vi ho mandato la musica. Sono io che ho dato questo dono ai grandi della musica. Il problema è che, affinché il trucco funzioni bene, il soggetto deve essere un po’ rintronato o strafatto (si, il mondo non è giusto, lo scopri ora? Infedeli rimastoni del cazzo diventano idoli delle masse e fedeli servitori muoiono nell’indifferenza più totale… ma è ingiusto anche l’aldilà, tranquillo… ho sbattuto Gandhi e Martin Luther King all’inferno perché erano terribilmente pedanti e mi son fatto su una gruppetto per fare delle jam di blues veramente incredibile… Janis Joplin e Jim Morrison alle voci, Jimi Hendrix e Brian Jones alle chitarre, John Bonham alla batteria ed io al basso). Questo fatto porta però a delle incomprensioni forti, e quei drogati idioti, quando mi sono palesato in borghese, mi hanno scambiato per l’altro pirla (che per altro è stato scacciato proprio per la sua più totale incapacità musicale). Erano veramente ridotti male, soprattutto quelli del blues. Robert Johnson per sdebitarsi mi offrì del whiskey corrosivo, e non ti racconto cosa mi propose Billie Holiday… Ispirai Keith Richards, e quell’idiota di Jagger montò il caso di “Sympathy for the Devil”, quando invece fece semplicemente un patto d’acciaio con un chirurgo plastico… Ma adesso, dopo secoli di discriminazioni razziali nei confronti dei neri, catturati in Africa, schiavizzati, dai loro lamenti ecco il blues ad uso e consumo per i voi bianchi. Ok, forse ci devo lavorare ancora un po’ su, però dai, l’idea di fondo è buona…
Ora è tardi, devo scappare dai bambini buoni e cattolici. Spero che tu abbia compreso il mio aramaico antico.
Ciao
Gesù bambino
PS: Non stupirti se non trovi “Paranoid” dei Black Sabbath, perché te l’ho rubato… Non voglio più rovinare la mia copia originale in vinile ed ho dimenticato la tessera Fnac a casa. Quindi cazzi tuoi, così impari a sfottermi (vai a fare la denuncia, se hai il coraggio…)…
Letterina di Gesù bambino, blues, Janis Joplin, Jimi Hendrix, Brian Jones, Jim Morrison, Keith Richrds, Sympathy for the Devil, Mick Jagger, Billie Holiday, Robert Johnsonn, Black Sabbath, Paranoid, Gandhi, Martin Luther King, Adamo ed Eva
De ecclaesia
Ricevo e molto volentieri pubblico un contributo del mio amico Nur El Din.
Aggiungo solamente che è una delle riflessioni più intelligenti che ho letto di questo tempi. Se il dibattito su questi argomenti fosse sempre portato avanti in questi termini, lo spauracchio dello “scontro di civiltà” paventato (auspicato?) da Pera sarebbe veramente lontano…
Buona Lettura.
Chiedo ospitalità al tuo blog per potere esprimere alcune, personalissime, considerazioni sul tema dei rapporti Stato-Chiesa. Sono considerazioni del tutto generali.
Faccio una premessa: sono ateo “senza se e senza ma”. Ultimamente si confonde molto questo termine con un altro, del tutto differente, che è “laico”. Ateismo e laicità sono due concetti diversi: “ateo” è, etimologicamente, chi è “senza dio”; laico è invece chi, credente o meno, ritiene che i valori della religione (di qualunque religione) non debbano porsi come base dell’ordinamento giuridico di una comunità. Si può benissimo essere credenti e laici, e anche (pur con qualche capriola dialettica) atei e non laici (il presidente del Senato, Pera, è un esempio interessantissimo di questa genìa).
Non è un caso, credo, che si faccia confusione tra questi due termini, che si contrappongano “i credenti” non agli atei, bensì “ai laici”. Gli atei sono sempre più timidi, quasi si vergognino del loro “non credere in un’entità divina”. Ecco che entra in scena, quindi, “l’agnostico”. L’agnostico è una figura strana, per me comprensibile ma moralmente ingiustificabile. L’agnostico è uno che dice più o meno così: “Non potendo dimostrare la non-esistenza di un dio, non escludo a priori la possibilità che esista”. Dicevo che reputo gli agnostici ingiustificabili perchè commettono un errore in partenza (a mio avviso non casuale e profondamente immorale) che li porta ad un’eresia dialettica. Non è accettabile, a mio avviso, scendere a confronto sul campo del “possibile”. Chi non crede, invece che porsi dubbi sulla sua impossibilità di dimostrare un qualcosa, dovrebbe concludere che chi crede è, logicamente, automaticamente e semplicemente, in errore.
(Meglio fare una precisazione, anche se forse superflua: io non sono in grado di capire, nè tantomeno di spiegare, la teoria della relatività generale. Però posso accettarne le conclusioni, perchè conosco e posso apprezzare materialmente il metodo con cui vi si è giunti, sulle basi di alcuni assunti a me comprensibili. Conoscendo il metodo, posso affermare che si è usciti dalla sfera del “possibile” per entrare in quella del “dimostrabile”, sulla quale io mi potrei, se ne avessi le adeguate conoscenze, confrontare.)
L’ateo, quello vero, è un involontario dito puntato contro le credenze di miliardi di uomini e donne. “Io non credo” porterebbe automaticamente a dire che “chi crede è ingenuo e/o plagiato”. Non lo facciamo, solitamente non lo facciamo, ma questo non deve consentire ai credenti di imporre alla società il punto di vista della loro religione e di portare la discussione pubblica dalla sfera del “dimostrabile” alla sfera dell’”assoluto”.
Facciamo a questo punto un passo indietro. Si parla spesso di “relativismo etico”. Il relativismo etico consisterebbe nella volontà di legare a doppio filo i principi fondatori di una società non a valori assoluti (dati all’uomo da qualcosa o qualcuno che uomo non è) bensì a valori storici, temporanei e, in definitiva, falsati. I detrattori dei laici (tra cui lo stesso Pera) così ragionano: la società deve fondarsi su valori universali ed assoluti, e gli unici principi che possano garantire queste due qualità sono i valori della religione.
Anche quì, il trucco è abilissimo. In tutti gli ordinamenti sociali avanzati uccidere, rubare, fare violenza è reato. Caso vuole che proprio i dieci comandamenti contemplino che tali azioni siano da condannare. La conclusione logica sarebbe, dunque, che i valori fondanti di ciò che noi riteniamo “civile” siano da attribuire “alla religione”. I credenti devoti dicono “a Dio”. Chi altri avrebbe potuto insegnare all’uomo che uccidere un suo simile è “sbagliato”? Chi altri avrebbe potuto insegnare il concetto stesso di “giusto” e di “sbagliato”?
Umberto Eco, in un suo scambio epistolare con Carlo Maria Martini (pubblicato da Bompiani nel libro “5 scritti morali”) confuta abilmente questa tesi. Tale confutazione si fonda sui seguenti passaggi logici:
1-L’uomo primitivo, privo di qualunque “etica”, era in grado di distinguere e di avere coscienza solamente delle sue sensazioni elementari, di cui alcune sgradevoli e talvolta mortali: freddo, caldo, fame, dolore, paura e così via.
2-L’uomo primitivo imparò gradualmente che poteva infliggere tali sensazioni (e quindi portarle alle estreme conseguenze) ai suoi simili
3-L’uomo primitivo capì immediatamente dopo che anche i suoi simili potevano infliggergli tali suplizi
4-Gli uomini primitivi (alcuni uomini, forse solo due uomini) giunsero, ad un certo punto della storia dell’umanità, alla conclusione che infliggere sofferenza (direttamente o indirettamente, ad esempio con il furto di cibo o di utensili indispensabili alla sopravvivenza) non era conveniente poichè la stessa cosa avrebbero potuto fare altri a loro. Da quì una sorta di moratoria, di “etica” utilitaristica. “Fare male” è “sbagliato” perchè anche noi potremmo essere oggetto del dolore inflittoci dai nostri simili.
In definitiva, quindi, proprio la nostra fisicità sarebbe alla base della nostra etica. D’altronde, cosa c’è di più “assoluto” ed universale, incessante, continuo, nella storia dell’uomo, della sua fisicità, delle sue debolezze, dei limiti del suo essere carne. Personalmente trovo questa spiegazione piuttosto logica. Gesù, il personaggio storico, non il figlio di Dio, tradusse questo concetto in “non fare ad altri ciò che non vorresti fosse fatto a te stesso”. E’, forse, la più semplice e convincente delle argomentazioni che gli uomini potessero e possano capire.
Pera e i suoi simili non accettano questa spiegazione, e affermano invece che Dio (un dio) ci ha dato l’etica e il concetto di “male” e “bene”, di “giusto” e di sbagliato”. E se non si crede nel “dio” si creda almeno in chi se ne dice portavoce. Ma perchè tanta convinzione? Esiste una spiegazione logica e viene rifiutata a favore di una spiegazione illogica e indimostrabile…
Ma perchè se è vero che Dio ci ha insegnato il bene, allora chi ne interpreta il messaggio è portatore di verità. Cioè: l’uomo non deve accettare solo i princìpi fondanti dell’umana convinvenza insegnatagli dal dio (o da chi ne interpreterebbe la volontà), ma anche tutto ciò che vi si accompagna. Solitamente ciò che vi si accompagna è inerente a pochi concetti: sesso, morte, appartenenza religiosa (cioè, in definitiva, tribale).
Sono i temi con i quali si controlla l’uomo. Le religioni, tutte le religioni, sono fondamentalmente maschiliste proprio perchè le tribù patriarcali (che inventarono gli dei o un dio proprio come oggi lo ha reinventato l’ateo Marcello Pera) lo erano. La paura della morte viene esorcizzata attraverso l’invenzione dell’aldilà (prima) del paradiso e dell’inferno (dopo) e di altre invenzioni altrettanto capziose (purgatorio, inventato nel medioevo per monetizzare i peccati dei vecchi e dei nuovi potenti, e limbo, ora rimesso in discussione).
Ma se l’etica è assoluta e non laica, il passo da peccato a reato è brevissimo. E’ quello che è successo nei secoli dei secoli, e che continua ad accadere oggi nei paesi nei quali la religione ha peso nella vita politica.
Per arrivare a noi: la Chiesa ha, a mio avviso, tutto il diritto di schierarsi contro l’aborto o contro i matrimoni tra omosessuali. Altra cosa è quando concretizza queste sue posizioni di fondo in giudizi sulla legislazione di un paese. Questa ingerenza diventa poi devastante quando parte della poltica la asseconda, a fini elettorali o di potere, e ne diventa portavoce.
Di fronte a simili posizioni non esiste possibilità di mediazione, di agnosticismo. Il clericalismo, in tutte le sue forme, va civilmente rifiutato, rispedito al mittente. Anche se a farsene portavoce è il Papa, un qualche presidente di una qualche nazione islamica o il Cardinal Bertone.
Purtroppo la politica, sempre più agnostica, pallida e assorta, è scivolata nel campo della dialettica immateriale, sul quale la squadra avversaria gioca da millenni. Non è così che si potrà vincere, ma riportando la discussione pubblica non sul campo del “giusto” o dello “sbagliato” , ma del “buono” o del “cattivo”, del “bene” o del “male” per tutti gli uomini e le donne di questo Paese e del mondo.
Grazie per l’ospitalità
Nur El Din El Gawohary
laicità, laicismo, relativismo etico, rapporto stato-chiesa