G8
Venerdì Luglio 25th 2008, 17:48
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Il 20 di luglio scorso ero in piazza. C’ero anche nel 2001 e da sette anni non vedo come non andarci. Ogni anno che passa sopporto sempre di meno i discorsi saturi di retorica degli organizzatori e di molti dei presenti, però proprio non me la sento di starmene a casa. Perché credo che quello che è successo al G8 di Genova debba essere sempre tenuto bene nella memoria. Io sono uno di quei fortunati ai quali non è stato torto un capello, ma non per questo posso dimenticare di come tante altre persone siano state picchiate ed umiliate fino a dei livelli impensabili (come se esistessero dei livelli “pensabili”…) per una sedicente democrazia occidentale. Il problema è che, allontanandosi nel tempo, i fatti del G8 genovese hanno perso attrattiva mediatica, almeno per una buona maggioranza delle persone. Quante persone stanno realmente seguendo i processi, l’andamento dei dibattimenti? Io stesso che ne sto scrivendo in questo momento non credo di avere chiarissima la situazione. Credo che forse sia addirittura fisiologico: un’indignazione segue l’altra, offuscando però un po’ la precedente. E sappiamo bene quante cose siano successe – in questi anni – ben degne di muovere la nostra indignazione.

Quello che provo in questo periodo è uno sconforto molto radicato. Perché – confrontando i verdetti per i torturatori di Bolzaneto ed i 25 manifestanti fermati – mi viene da pensare (scusate la retorica neo luddista) che la vita di una persona, la sua dignità di essere umano conti meno di una cazzo di vetrina di merda. “Welcome to the cruel world”, mi potrebbe dire Ben Harper. Come se avessi bisogno delle sue note blues per ricordarmelo. Però, non so voi, per quanto sia necessario fare il callo alle storture del mondo se non si vuole impazzire, ma a me questa cosa fa scappare di testa (mi piace contraddirmi nel giro di nove parole). Se infatti domani mattina una persona desse fuoco ad una banca perché nauseata da tutto questo, io lo capirei. Non lo farei mai, ma lo capirei. Ho solidissime motivazioni che mi impediscono di approvare un comportamento simile, sia di natura personale (penso – giusto o sbagliato che sia – che non sia “giusto” arrecare intenzionalmente danni a chicchessia) che meramente tattiche (“spaccare tutto” non è una mossa lungimirante). Ma non vi è mai capitato di voler urlare, urlare così forte da perdere il fiato, concentrare tutta la rabbia nei polmoni per poi scaricarla nell’aria? Senza stare a pensare a categorie astratte come “giusto” e “sbagliato”. E farlo con violenza, tanta violenza. Un gesto inutile, certo, nulla di più di una valvola di sfogo. Ma senza valvole di sfogo, i recipienti chiusi prima o poi esplodono.

Io non voglio vedere nessuno “marcire in carcere” (per usare una colorita espressione da film di infima serie). L’idea stessa di carcere non mi ha mai convinto più di tanto. Io vorrei soltanto che le cose successe a Bolzaneto (così come alla Diaz o durante i cortei) venissero ricordate in maniera ufficiale per quel che sono state: delle mattanze più o meno autorizzate (le linee di comando…), dove le forze dell’ordine (non tutti, certo, ma nemmeno poche “mele marce” come è stato detto da più parti) si sono comportate in maniera ignobile, manganellando a sangue gente inerme, umiliando brutalmente i fermati e – per quel che mi riguarda, vera chiave di volta dei fatti del G8 che smaschera l’intrinseca premeditazione dell’operato delle forze dell’ordine – massacrando le persone alloggiate alla Diaz, producendo inoltre prove false. Perché chi non ha memoria non futuro.


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Keynes reloaded
Venerdì Luglio 11th 2008, 17:14
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Una delle scorse sere guardavo un servizio del telegiornale (la più che tipica mitragliata di luoghi comuni per la quale il tg 2 ha fatto scuola) ed ad un certo punto mi è partito un parallelismo a brucia fuoco. Ovvero, la necessità di un nuovo New Deal, questa volta incentrato sulle tematiche energetiche.

Piccola spiegazione introduttiva. Per New Deal (letteralmente, “nuovo patto”) si intende l’insieme di tutte quelle politiche economiche varate dal presidente del Stati Uniti Roosevelt a partire dal 1932 per far risalire il paese dopo la famosa crisi finanziaria del 1929. Sintetizzando al massimo, si basano su di un fortissimo “interventismo” dello stato nell’economia. Detta molto male ed in modo colorito per accentuarne la filosofia: lo stato pagò un sacco di persone “per non fare un cazzo”. Più precisamente vennero investiti una marea di soldi per finanziare lavori pubblici e dare così uno stipendio alla marea di disoccupati del periodo. Come intuizione, ricorda un po’ quella di Ford (non certo il capo dei bolscevichi anti capitalistici, quindi…), che era favorevole all’innalzamento dei salari dei suoi operai perché “Se no, come possono comprare le mie macchine?”. Gli interventi di Roosevelt – basati sulle teorie di John Maynard Keynes – avevano come obbiettivo proprio quello di stimolare la domanda, in modo da far ripartire l’economia. Che poi c’è chi ritenga che gli Stati Uniti siano usciti veramente dalla crisi solo quando sono entrati nella seconda guerra mondiale [leggi: un bel po’ di gente al fronte, industria bellica a manetta (e per fare le armi servono operai, no?) ed austerità patriottica che non gusta…], beh, questo è un altro discorso…

Premesso questo impianto “teorico”, io mi chiedo se non sarebbe il caso di fare una cosa del genere anche per le questioni energetiche. Ovvero, la situazione in materia sembra decisamente problematica, soprattutto in chiave futura (la benzina costa troppo, è vero. Però non mi sembra che ci sia stata questa inversione di tendenza così marcata. Quanta gente avete sentito dire: “Da oggi per andare in ufficio non prendo più la macchina/scooter ma l’autobus/vado a piedi?”? Significa – banalmente – che la benzina a 1,50 € al litro NON è tanto…). Quindi, perché non si fanno fioccare “quasi a casaccio” (questa è ovviamente un’esagerazione) investimenti sulle nuove tecnologie? Perché le politiche “reali” (a breve termine) si fanno – giustamente – con quello che si ha a disposizione in quel momento, e se sul mercato – nel senso anche di “accessibile” – c’è sempre la solita roba, con quella bisogna lavorare (quanta gente ha comprato la Prius, ad occhio e croce l’unica automobile realmente poco energivora?).

Boh, magari sono stronzate. E magari prima di scrivere avrei dovuto recuperare un po’ di sonno arretrato. Però, perché sprecare un’occasione per fare il polemico con pseudo citazione colta?


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Pensierini
Venerdì Giugno 13th 2008, 11:46
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Cinque pensierini veloci veloci.

Fare il dottorato di ricerca è molto interessante, ma a volte penso di essere trattato pure troppo bene. Pensate che la mia più grande preoccupazione, per i prossimi mesi, è che a luglio dovrò seguire un corso di 24 ore (che pure mi interessa, visto che l’ho scelto io!) suddiviso in dodici lezioni da due ore, undici delle quali con orario 9-11. E l’idea di dover essere lì a certe ore antelucane mi devasta (lavoratori veri di tutto il mondo, unitevi. Per odiarmi).

Oggi dovrebbero finire di dare il bianco in casa mia. Nei giorni scorsi hanno dato il bianco alla mia stanza e – per ragioni che non vi starò a spiegare, ma che mi hanno fatto particolarmente girare i coglioni – ho dovuto contestualmente mettere a posto un mio armadio contenente, in buona sostanza, i miei giochi di quand’ero bambino. Sono due giorni che ho una scimmia che non vi dico di fare qualche partita con dei giochi da tavolo… e finché si tratta di “Bis”, ci potrebbe anche stare, il problema è quando si parla di “Indovina chi?” o “Brivido”*… Sono sicuro che Freud riuscirebbe a trovare qualche nesso psicologico, ma non so se lo voglio sapere…

Oggi c’è la partita della nazionale contro la Romania, e l’Italia si gioca in una partita sola la permanenza nell’Europeo ed in Europa. Sono infatti convinto che – viste le note doti di compostezza e sportività italiche sommate ai recenti strumentalizzati episodi di cronaca – se la squadra allenata da Donadoni fosse eliminata dalla Romania, scoppierebbe una caccia al rumeno/rom (come se fossero la stessa cosa… ma in effetti, perché leggere un libro di storia, quando si ha un capro espiatorio?) delle più selvagge. Mi immagino già le scene: campo nomadi dati alle fiamme al grido di “Era rigore!”, regolarissimi lavoratori “rimpatriati” con treni piombati per decreto legge d’urgenza (contenente, en passant, qualche gabola salva-nano pelato & Co) ed embargo forzato su tutte le merci provenienti dall’infame stato (unico strappo alla regola, per quelle siliconate). Ovvio che l’Unione Europea, a quel punto, dovrebbe sbattere fuori l’Italia dall’Europa (visto che le notifiche di infrazione – o le multe – non sembrano avere grande effetto…). Uffa, è mai possibile che mi tocchi tifare Italia solo perché sono allergico alla vista del sangue?

Devo le mie scuse a Walter Veltroni. Dopo lunghi ed attenti studi ho capito la grandezza del suo progetto politico. Seguitemi in questo fine ragionamento. Il centro-sinistra e la sinistra – presentandosi tra l’altro assolutamente inappetibili pure per i loro elettori – hanno perso malamente le elezioni, lasciando al nano pelato e piduista un’ampia maggioranza. Detta male: potrà fare il cazzo che gli pare. Tra cinque anni, però, dopo una legislatura guidata da una così male assortita compagine che avrà combinato chissà quali casini, l’opposizione sarà compattata e molto più forte. Ma attenzione! Perché se questo è vero, allora è innegabile il fatto che sei gli anni di legislatura di centro-destra fossero dieci, allora l’opposizione sarebbe ancora più forte. Quindi avrebbe senso ri-presentarsi nel 2013 in maniera suicida come alle scorse elezioni politiche, in modo da avere, nel 2018, un vantaggio strategico fondamentale. A questo punto è facile intuire come il ragionamento precedente possa essere iterato fino al raggiungimento del 2048, quando si potranno finalmente raccogliere i frutti della lungimirante politica a lungo termine del compagno Walter. Nel 2048, infatti, scoppierà finalmente la rivoluzione. Onore al merito quindi a chi, dovendo scegliere se dare un governo semi-quasi onesto all’Italia o porre le basi per il trionfo del comunismo, ha saggiamente e coerentemente optato per la seconda ipotesi. Ah, come sono stato stolto a non comprendere subito la tecnica del grande Walter di instancabile ragno comunista tessitore di rossa tela rivoluzionaria…

In Svezia, dopo essere stati cremati, è possibile fare spargere le proprie ceneri dove si vuole. La trovo una cosa fantastica, e non solo per una possibile scenetta come ne “Il grande Lebowski”, ma anche da un punto di vista – diciamo – familiaristico. Pensate, se fate spargere le vostre ceneri in un bosco, potreste in futuro entrare nella casa dei vostri nipoti sotto forma di un mobiletto dell’Ikea.

* In realtà ci sarebbe anche un altro gioco in scatola che ho riesumato, ma non l’ho citato perché vorrei scrivere, a breve, un post dedicato. Chi sa, quindi, taccia.


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Rock Fm
Mercoledì Giugno 04th 2008, 11:17
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E così, alla fine, l’infausto giorno giunse. Sabato 31 maggio, alle 18, radio Rock Fm – l’unica radio dedicata interamente al rock, l’unica radio che riuscissi ad ascoltare – ha cessato di esistere, almeno così come tutti l’hanno conosciuta. Resta una web-radio, mentre le frequenze passeranno (o sono già passate) a Radio 101. Polverizzato l’intero nucleo dei dj. Polverizzata un’intera comunità, orfana dell’unica emittente che trasmettesse la sua musica preferita. Polverizzata l’idea che potesse esistere – seppur di piccola entità – un’alternativa nel modo di intendere il modo di fare radio. Come ho già avuto modo di dire qui, non sono un grande ascoltatore di radio ed anche Rock Fm non l’ascoltavo spesso. La svolta “classic rock” dell’anno scorso, inoltre, mi aveva lasciato più di un dubbio (avrei preferito di gran lunga meno metal o rock anni ottanta e più nuovi suoni o ska/reggae/patchanka…). Ma resto comunque dell’idea che sia stato commesso un torto. Piccolo, insignificante rispetto alle cose serie che si possono leggere tutti i giorni sui quotidiani, ma sempre di un torto si tratta.

In questi mesi pre-chiusura sono state dette molte cose dai dj, a volte pure enfatizzando un po’ la situazione con una visione molto romantica della questione. Si potrebbe storcere il naso – soprattutto se, come me, non certo ascoltatori incalliti – ma dopo tutto era la loro la radio che avrebbero chiuso. Tra le tante parole, credo che quelle più belle – e le più lucide nell’analizzare la situazione – le abbia pronunciate Maurizio Faulisi. Maurizio Faulisi è una delle tante anomalie che frequentavano gli studi di via Locatelli. In una radio rock ad alto tasso hard, conduceva dei seguitissimi programmi sul country/bluegrass/quant’altro (“Country Skyline”, martedì 23-24), sul garage rock (“Garage Land”, mercoledì 23-24 con il Metius) e sul rock’n’roll anni 40/50/60 (“Good rockin’ tonight”, giovedì 23-24). Qui c’è l’audio del suo commento, fatto in occasione della sua ultima puntata di “Good rockin’ tonight”.

Si potrebbero dire tante altre cose. Si potrebbe ad esempio – sbagliando e commettendo il classico errore di lasciare che i proprio gusti e le proprie sensazioni annebbino la realtà e i dati di fatto – scomodare i massimi sistemi e parlare di ingiustizia (che parolone, eh!). Basterebbe pensare ai 18 anni di rockeggiante servizio della radio. Oppure, restando nel breve periodo, ripensare a come sono trascorsi questi mesi, alla non stop di 24 ore incominciata venerdì 30 alle 18, al calore del pubblico che ha passato la nottata sotto gli studi, all’abbraccio di folla che si è radunata sotto via Locatelli per la chiusura, alla commozione fino alle lacrime dei dj durante il loro “saluto finale con canzone”, alla “Rockin’ in the free world” intonata in acustico dalla Rock Fm All Stars Band come ultima trasmissione della radio e poi finita giù in strada con la folla. Si potrebbe, certo. Ma purtroppo la chiusura di Rock Fm, come diceva giustamente Maurizio Faulisi, è sintomatica, a mio avviso, di una situazione ben più grave ed importante della pur lecita tristezza – degli ascoltatori come dei dj – per la soppressione della propria radio.

Rock Fm infatti – se non ho capito male (dal precedente post sull’argomento, comunque, ho avuto più elementi) – è stata chiusa per ragioni puramente editoriali. Nessun buco di bilancio, nessuna flessione degli ascolti. Anzi, rispetto all’anno scorso, gli ascoltatori erano pure raddoppiati. L’unico problema risiedeva nel fatto che era di proprietà di Monradio (controllata da Mondadori), la quale possedeva anche Radio 101. 101 è un network, Rock Fm una radio locale. Da quel che ho capito, per l’ordinamento italiano in materia, chi ha un network non può possedere anche una radio locale. Tutto qui. Monradio avrebbe potuto investire sulla radio comprando frequenze fino a farla divenire network (se non mi sbaglio, serve il 60% della copertura nazionale), oppure qualcun altro avrebbe potuto comprarla (per lasciarla così com’è o quasi, ovvio)*. Niente di questo è successo. E questo può significare solo due cose:

• i cosiddetti “addetti ai lavori”, in Italia, di musica non capiscono proprio un beneamato cazzo. Badate bene, non è una questione di gusti, ma di opportunità. C’era un mercato – di nicchia, ma pur sempre mercato – da soddisfare. La domanda che incontra l’offerta e quelle storie lì. E loro che fanno? Scappano! Andando a saturare il giù straripante ramo delle radio generaliste… geniale…
• in Italia l’appiattimento culturale è galoppante. E ri-badate bene, anche in questo caso non è una questione di gusti (almeno in senso lato, dico). Il problema non è infatti quello di mettersi su di un ipotetico “piano di giudizio morale superiore” e – ad esempio, eh… – pontificare con fastidiosa supponenza “Radio Paguro è per sub-cerebrolesi!”, ma molto più semplicemente dire “Ok, c’è Radio Paguro, ma non mi piace. Cosa c’è d’altro?”. Ma in Italia altro non c’è. Basti pensare ai tristemente noti palinsesti televisivi. E’ per questo che la soppressione di ogni piccola onda anomala mi preoccupa. Perché è una preziosa e colorata varietà che – probabilmente – farà posto ad una fotocopia di una fotocopia in bianco e nero.

Io la non stop di 24 l’ho seguita per poco. L’ultimo segnale vero che ho ricevuto da Rock Fm è stato alle 11 di sabato 31 maggio. Prima di uscire per andare al matrimonio, ho aspettato che finisse l’ultima puntata di Eclettica, illuminante programma di Giulio Capperdoni. Era, ovviamente, una puntata speciale. In quella puntata aveva chiesto a tutti gli altri dj di scegliere – come lui faceva ad ogni puntata – un incipit di un libro ed un breve spezzone di un film e come commiato finale il bellissimo “Credo” contenuto in Radiofreccia. Beh, io – “assiduo ascoltatore saltuario” di Rock Fm – credo che mi mancherà il suo eclettico genio, così come la grande capacità di trasmettere la propria cultura roots del già citato Maurizio Faulisi. Credo che mi mancherà la competenza di Marco Garavelli, il carisma blues-fricchettone di Fabio Treves ed il chitar-clashismo di Edo Rossi. Credo che mi mancherà il “corna al cielo e fottuto rock’n’roll” di Max De Riu, la svampitezza di Claudia, i “viaggi” con Mox e la follia di Ariel e Roberto “Freak” Antoni. Ma soprattutto, credo che mi mancherà il fatto di non poterli sentire su di un’unica radio.

Keep on rockin’ in the free world!

* EDIT del 13/6/2008: ho letto adesso qui che compratori intenzionati a rilevare Rock Fm così com’era si erano fatti avanti, ma l’editore non ha voluto vendere. Se da un lato questo mi risolleva un po’ il morale sul fatto che qualcuno con un po’ di sale in zucca in questo paese ci sia, dall’altro lascia esterrefatti la precisa volontà dell’editore di “staccare la spina” alla radio.


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Tutti insieme appassionatamente
Martedì Maggio 20th 2008, 16:43
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Io credo che Veltroni debba dimettersi, ed anche celermente. Visto il risultato disastroso delle ultime elezioni politiche (meno otto punti percentuali rispetto al nano pelato e piduista e comunque il PD non ha certo sfondato come voti), ritengo che l’unico gesto per salvare la faccia sia quello di constatare come la sua geniale strategia “andiamo soli” sia risultata fallimentare e dare le dimissioni. Non guasterebbe anche passare sotto al tavolo ed offrire da bere. Poi, punto a capo e tabula rasa per presentarsi tra cinque anni (speriamo meno…) con qualche possibilità. Se no, c’è solo la speranza nell’assoluta insipienza a governare – fortunatamente(?) subito ri-manifestata – dell’attuale maggioranza. Il PD da solo (o con Di Pietro) non riuscirà infatti mai ad incrociare tutto (se no – scusate il francesismo – non serve ad un cazzo: si è sempre sotto) l’elettorato di sinistra (una sorta di “nuova Unione”) o gli indecisi/delusi, soprattutto se non applicherà un po’ di quello sbandierato rinnovamento in discontinuità con il passato anche per quel che riguarda il gruppo dirigente. Ormai funziona così: hai perso? Fuori dai coglioni. Senza rancore, grazie per averci provato, ma sei un perdente. Ed ai perdenti, in politica, non si concede una seconda chance. A sinistra – lentamente e con le inevitabili sanguinose rese dei conti (qualcuno ha più visto Bertinotti? O ciò che ne rimane?) – hanno incominciato a farlo. E’ vero che il tracollo della Sinistra Arcobaleno è stato qualcosa di incredibilmente più macroscopico della sconfitta di Veltroni – e quindi far finta di nulla sarebbe stato impensabile – ma la dirigenza del PD sta dimostrando una faccia di bronzo da prima repubblica difficilmente digeribile. Sfoggiano un’infastidita impermeabilità alle critiche, come se – dopo il disastro – ne venisse ancora a loro. E – soprattutto – si stanno buttando in una tra le più pericolose operazioni politiche degli ultimi anni: il dialogo con il nano pelato e piduista.

Va bene, forse sono solo un massimalista del cazzo. Intendiamoci, spero proprio che sia così: sarei il primo a rallegrarmene. Non sto scherzando: ritengo di poter pensare anche delle cazzate, e quindi – magari accecato dalla mia scarsa competenza in materia – forse non sto comprendendo la lungimiranza politica di questa mossa. Però – pur con il beneficio del dubbio e senza voler tirare fuori ardite teorie cospirazioniste – ci sono parecchi aspetti che mi lasciano più di un dubbio. La domanda fondamentale è: ma Veltroni c’è, o ci fa? Cioè, si sta rendendo conto o è solo completamente ubriaco? Vediamo nel dettaglio alcuni aspetti.

Innanzi tutto Veltroni si vanta di essere stato il motore del passaggio della politica italiana dal bipolarismo ad un – sostanziale – bipartitismo. Il modello, ovviamente, e quello degli amati Stati Uniti. Grande democrazia – chi dice il contrario – ma con un po’ di problemucci sui “classici” indici democratici. Del tipo che va a votare una piccolissima parte degli aventi diritto [il 40% nel 2004, massimo storico (122 milioni contro i circa “100” soliti)], come d’altronde è facilmente comprensibile, visto che la scelta è tra soli due partiti… Inoltre la battaglia politica (vedi le recenti primarie democratiche) è incentrata su di un personalismo estremo (e chi è il più grande venditore di sé stesso in Italia?). Inoltre a me sembra che Veltroni stia giocando alla grande democrazia. Telefona per complimentarsi, chiede uno degli scranni del parlamento, instaura il governo ombra, propone il dialogo la maggioranza. Tutto ottimo, intendiamoci. Incredibilmente democratico. Era ora che in questo paese si abbassassero i toni, ci fosse stabilità e maggioranza ed opposizione – accantonate i malevoli preconcetti – lavorassero insieme per il bene comune. Hey, Walter! Ma ti rendi conto che stai proponendo questo al nano pelato e piduista? Non siamo in Spagna. O in Germania. Nemmeno in Francia o Inghilterra. Siamo in Italia. In quale grande democrazia pensi di stare?

In una grande democrazia, uno come Calderoli o Bossi non è ministro, ma l’attrazione del paese, lo scemo del villaggio che fa le sparate stupide e tutti giù a ridere. In una grande democrazia, una come la Carfagna non è ministro, ma una shampista aspirante valletta. In una grande democrazia, non si ricevono richiami dall’Unione Europea circa l’applicazione del trattato di Schengen, o sui diritti delle minoranze. In una grande democrazia, ci sarebbe una legge sul conflitto d’interessi, se un governo di sinistra si fosse ricordato di (o avesse voluto) farla. In una grande democrazia, uno come il nano pelato e piduista, ovvero uno che:

• ha avuto (ed ha) un numero così inquietanti di procedimenti giudiziari
• è entrato in politica per scappare proprio a questi processi
• c’è riuscito benissimo facendosi delle leggi apposite

non potrebbe mai diventare presidente del consiglio.

Veltroni se le ricorda queste cose? O è da massimalisti che demonizzano l’avversario ricordare al nano pelato e piduista i suoi processi? E’ con questa persona che Veltroni vuole fare accordi? Pensa forse Veltroni che sia cambiato qualcosa, dal 1994? (Beh, in effetti il culo del nano pelato e piduista, adesso, è molto più al sicuro…).

Io faccio parte di quella parte di persone che hanno paura del nano pelato e piduista. Non perché creda in improbabili svolte autoritarie (siamo in Europa, è il 2008…), ma perché ho il terrore del vuoto che il nano pelato e piduista e la sua compagine male assortita di fascistoidi, psico-liberisti-confusi, padanidi, clericali-di-bottega ed ex-craxiani rappresentano. Ed ho paura dell’appiattimento politico di un’opposizione che si fida di una maggioranza così. Sono ciechi? Sono invece io prevenuto? Probabile. Non riesco comunque a capire come si possa dare credito ad un personaggio – che definire dubbio è poco – come il nano pelato e piduista (intendiamoci, se uno lo vota, cazzi suoi. Ma si spera che almeno l’opposizione… Non è bastata la lezione della bicamerale di D’Alema?). Certo, le distinzioni tra i ruoli, nei discorsi durante la richiesta di fiducia in parlamento, sono state espresse in maniera chiara (e ci mancherebbe, cazzo!), ed è per questo che rimando il mio giudizio definitivo al 31 dicembre prossimo. Fino ad allora esprimerò soltanto il mio più totale disgusto extra-parlamentare per questa che reputo una triste burattinata di regime. Dopo, le conclusioni saranno inevitabilmente le seguenti:

• al 31 dicembre si sono riusciti a far passare provvedimenti di sinistra (ovvero, hanno ottenuto qualcosa di significativo): io sono un coglione, Veltroni un grande politico
• al 31 dicembre non hanno ottenuto un cazzo e Veltroni si è dimesso: io sono il più lungimirante degli analisti politici, Veltroni un ingenuo
• al 31 dicembre non hanno ottenuto un cazzo e Veltroni NON si è dimesso: io sono il più lungimirante degli analisti politici, Veltroni un venduto


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L.O.L.
Martedì Maggio 06th 2008, 18:04
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“Meglio è di risa che di pianti scrivere, ché rider soprattutto è cosa umana”

da “Gargantua e Pantagruele” di François Rabelais

Mio nipote ride. Mio nipote Pietro – cinque mesi compiuti da poco – ride spesso. E quando ride, fa dei sorrisi che son proprio belli. Ride di gusto, contento e stupito allo stesso tempo. Sono sorrisi che ti mettono di buon umore, o almeno dovrebbero. Perché a me invece – passati cinque secondi nei quali mi sento in pace con il mondo e sì, anche Gasparri trova una sua pur bizzarra ragione d’esistere (il suo cervello è la dimostrazione empirica della raggiungibilità del vuoto assoluto) – fanno incazzare come un biscia incazzata. Ma che cazzo avrà mai da ridere ‘sto qua? Non c’è proprio un cazzo da ridere, ultimamente. Le elezioni sono state un massacro che nemmeno in un film di Tarantino: mister “corro da solo (e sfondo al centro)” Veltroni è riuscito a farsi staccare di otto (otto!) punti percentuali dal nano pelato e pidusita con l’unico risultato di rubare voti a sinistra, girando l’interruttore del gas ad un colorito cartello che in due anni la proverbiale canna se l’era comunque già preventivamente legata stretta al collo [quindi: niente rappresentanti in parlamento che portino avanti istanze di sinistra, però tranquilli, per la prima volta in Italia c’è un grande schieramento riformista, moderno e laico (con la Binetti). Ah, ed anche miseramente all’opposizione. Evviva!]; un partito improponibile ed imbarazzante come la Lega ha preso circa l’otto (otto!) per cento sul dato nazionale; il nuovo presidente della camera ed il neo-eletto sindaco di Roma sono dei post(?)-fascisti; per i prossimi cinque anni il presidente del consiglio sarà un tizio senza il minimo senso delle istituzioni (non ce lo vedo De’ Gasperi a fare il gesto del mitragliatore contro una giornalista, e non solo perché è morto) e giudicato unfit (inadatto) [e poi still unfit (ancora inadatto)] a governare dalla nota rivista bolscevica “Economist”. Beh, potrei aggiungere che inoltre tutti noi conduciamo un’esistenza vuota ed inutile percorrendo un tortuoso calvario tempestato di dolore e paura fino al nulla supremo e definitivo della morte, ma non vorrei ripetermi (e poi magari siamo fortunati ed il mondo esplode tra due anni, o almeno il nano pelato e piduista tira il gambino).

No, non c’è proprio un cazzo da ridere ultimamente. Eppure, mio nipote ride. Ride quando gli faccio delle facce buffe (ma anche quando mi sembra di essere serio…). Ride quando gli soffio un po’ in faccia. Ride quando giochiamo con dei pupazzetti. Ride quando cerco di insegnargli, come prima fatidica parola da pronunciare, “ermeneutica”. Ride quando faccio l’imitazione di un tossico metà russo e metà cubano nato in Cina e cresciuto a Gorgonzola che – per un particolare spirito patriottistico – si fa in vena di vodka, rhum, the e gorgonzola da quando a diciotto anni ha visto dei lavandini con le ali che, danzando sulle note dello “Schiaccianoci”, componevano in cielo la scritta “Fermata prenotata” con i gettiti dei rubinetti (prima si faceva di acidi e funghetti scaduti). Un po’ invidio questa sua felicità incondizionata, questo suo stupirsi di tutto. Mi chiedo quando la sua curiosità incomincerà a scalfire questo suo ottimismo insensato per forgiare un sano pessimismo della ragione. Scommetto che se potesse parlare, e ci capisse qualcosa della situazione attuale, direbbe qualcosa del tipo: “C’è chi dice che vuole lottare e poi confonde il fischio d’inizio della partita con quello dell’ultimo minuto, e va a casa” (questo, se fosse in vena di citare Benni). Ecco, un cazzo di pazzoide inguaribile ottimista. Ma fortunatamente non sa cosa né cosa sia il parlamento, né una partita di calcio e bofonchia solo vocali a casaccio. E ride.

Adesso però mi viene un atroce dubbio. Il dubbio orribile e lacerante di essere stato ingannato e preso in giro. Perché mio nipote mi sembra abbastanza sveglio. Magari ha capito. Non che ci volesse un genio, però visto che la maggioranza di quelli che sono andati a votare non c’è arrivata… Sì, deve essere andata così. Sicuro, se l’è intagliata. Non c’è altra spiegazione: se l’è intagliata. Ed è proprio per questo che ride. Ride di noi. E – scazza ammetterlo – ma c’è proprio tanto da ridere…

D’altronde, “sarà una risata, che vi seppellirà”, vero? (come ho già avuto modo di dire, a me piace intenderla così).


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Martedì Aprile 15th 2008, 14:37
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“Ho perduto battaglie e compagni di viaggio
oltre a qualche centinaio di elezioni…”

Il vagabondo stanco – Modena City Ramblers

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Un cappotto così non lo si vedeva da anni, robe da passare sotto al tavolo ed offrire da bere [a proposito, per questa settimana scatta l’operazione “sbronza triste continuativa”: ogni intervista del nano pelato e piduista, uno shot di rhum o vodka (almeno questi simboli ex-comunisti ce li lasciate?)]. Ma oggi non ho voglia di esprimermi, visto che le uniche cose che mi vengono in mente sono delle bestemmie, e nemmeno di quelle divertenti. Per capirci il mio stato d’animo è paragonabile a questo:

A breve qualcosa di più costrutto. Per adesso accontentavi – direttamente dai miei “diari Cuore” di seconda e terza superiore – un po’ di vignette che ritengo particolarmente attuali.

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Ultimi riff per Rock Fm
Venerdì Marzo 28th 2008, 14:29
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“Corna al cielo e fottuto rock’n’roll”

Max De Riu – dj della radio

Oggi mi tocca dare una notizia decisamente triste, almeno per gli appassionati di musica. Siamo infatti arrivati al canto del cigno per Radio Rock Fm, storica emittente milanese – unica in Italia? – specializzata nella programmazione rock. L’ultimo segnale dovrebbe infatti essere trasmesso il trenta giugno. Già martoriata in passato da una lunga questione di attribuzione di frequenze, più che mai altalenanti, la radio chiuderà i battenti dopo una più che entusiasmante avventura durata 18 anni. Inutile dire che era l’unica radio d’intrattenimento che riuscivo ad ascoltare senza provare forti conati di vomito. Sarò sincero. Non è che io sia proprio un grande ascoltatore di radio anzi, non mi capita molto spesso di sintonizzarmi su qualche stazione. Questo perché – da maniaco musicale quale sono (ve l’ho già raccontata la mia teoria di nazismo musicale, no?) – non credo riuscirei a tollerare l’insulso cattivo gusto delle programmazioni delle radio generaliste. Se ascolto musica, dev’essere decorosa, magari non eccelsa ma non vergognosa. L’idea che mi possa finire tra le orecchie – così, all’insaputa – della fetida robaccia commerciale mi terrorizza come Borghezio davanti ad un libro di galateo. Meglio i miei dischi, meglio le mie playlist. Rock Fm era (in realtà è ancora, ma parlo al passato, vista la prossima chiusura) diversa. Non l’ascoltavo con regolarità, però quando lo facevo era con gran piacere. Non che, almeno a mio avviso, fosse esente da difetti, anzi. Un po’ troppo monotematica come genere proposto (preferisco ascoltare robe molto più tranquille che l’ennesimo hard rock-fotocopia…), i dj non erano certo perfetti (tendono ad impappinarsi) e soprattutto non mi ha mai convinto la “recente” scelta di passare musica nuova solo dopo le 18 (mi sembra una sorta di “Radio Nostalgia Rock”, per quanto – ci mancherebbe – “Jimi Hendrix tutta la vita!”). Però trovatemi un’altra radio che passa i King Crimson a mezzogiorno. Dove i dj, proprio per il fatto di non essere personaggi, ti fanno simpatia, perché sono un po’ come te. Dove c’è spazio per programmi anarchici, intelligenti, eclettici, sul blues, sul bluegrass, sul rock’n’roll

La cosa che più dispiace, in questa vicenda, è che, come riportato da Edo Rossi, uno dei dj, nel suo blog, “la radio non chiude perché va male, ma per scelte editoriali”. Lo stesso dj dice che l’unica soluzione è che qualcuno la compri, ma per lasciarla così com’è… [Se non ho capito male – ovviamente quelle che girano per adesso sono solo voci, e dalla radio non possono rivelare più di tanto – il problema è che un editore (Monradio) non può avere allo stesso tempo un network (101) e una radio locale (Rock Fm). Ma su questo non assicuro. Se così fosse sarebbe abbastanza grottesco che chiudesse Rock Fm, mentre Rete 4 non è ancora stata fatta traslocare su satellite…].

Non vorrei fare il melodrammatico – ci sono cose lievemente più importanti della chiusura di una radio… – però mi dispiace, un po’ come quando chiude un piccolo cinema per far posto ad un multisala (contando che ultimamente, almeno a Genova, la tendenza – per fortuna – è opposta…].


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In diretta dal baratro*
Giovedì Marzo 20th 2008, 13:04
Archiviato in: Cazzate senza ritegno, Politica ed informazione, Piccoli sfoghi contemporanei

Ho due notizie per voi, una buona ed una cattiva. La notizia cattiva è che tra meno di un mese si vota. Quella buona è che se tutto va bene tra qualche mese a Bush parte un embolo e ci fa polverizzare tutti con la storia dell’Iran, quindi perché sprecare il proprio tempo ad erudirsi con gli approfondimenti politici del Tg4? Una dozzina di testate nucleari (Stati Uniti) e qualche miccetta d’annata (Iran) e poi via, palla al centro e si ricomincia con gli organismi unicellulari. E finalmente un po’ di par condicio anche per Bondi, che avrà un contraddittorio alla sua altezza. Ma c’è di più. Fine politico dal fiuto infallibile qual è, se l’è intagliata subito e sta incominciando a provare i dibattiti futuri con le giovani leve del partito – un gruppo di amebe particolarmente sensibile alle radiazioni della fiamma gialla trovato in un panino ad una riunione di Confindustria – anche se con alterne fortune. Se infatti l’angelica dialettica del parlamentare forzista riesce a raccogliere meno consensi nell’elettorato rispetto all’indifferente mutismo delle amebe, così non si può dire per l’intensità dei primi piani, dove il nostro sbaraglia inequivocabilmente la concorrenza sfoggiando il suo invidiato sguardo vuoto ed ebete, e nulla può la pur apprezzabile ottusa plasticità degli unicellulari. Ma – guarda un po’ – sto divagando abbestia.

Il problema è che le elezioni si avvicinano, e quando sento pronunciare ai politici le parole “valori”, “morale”, “principi” o robe del genere sto male e metto automaticamente mano alla pistola e sparo. Solo che la mia è una pistola ad acqua modificata. Adesso va a gin: una cazzata, un colpo. Un po’ come quando si gioca che chi sbaglia beve, solo un po’ modificato: gli altri sbagliano, ed io bevo. Sono due settimane che sono sbronzo duro perenne e, ad esser sinceri, la situazione non è affatto malvagia. Non avendo mai smesso di bere, il temutissimo dopo-sbornia non è ancora arrivato: se non mi tramuto in un ginepro prima, ci sono buone possibilità che arrivi in queste condizioni di spensierata veggente euforia all’embolo di Bush… Si, avete letto bene, ho scritto “veggente”. Perché avevano visto giusto gli sciamani e la gente come loro: l’alcool da poteri divinatori ed amplia la percezione della mente, ma bisogna farne uso prolungato e costante, con un’abnegazione pari solo a quella degli inviati del Tg2 di intervistare a sproposito i parenti di qualsivoglia tragica vittima.

In queste settimane ho capito cose che voi umani non potreste immaginarvi, altro che navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, raggi B che balenano nel buio vicino alle porte di Tannhäuser, tutte robe che tanto – si sa – andranno perse come lacrime nella pioggia. Ma le cose che ho capito io giammai subiranno la stessa fine! Al massimo – per omaggiare un amico lontano, di cui vorremmo incominciare a sentire la mancanza, ma incontrandolo sempre (alla faccia del “Vado fuori dalla civiltà”…) sempre sulla chat di Gmail la vedo dura… – andranno perse come lemon nel “gin lemon senza lemon”.

Perché io ho capito che condizione necessaria e sufficiente per la stabilità di governo è una crisi di governo. Da quand’è che il governo non litiga? Ma ovvio, da quando è caduto il governo! Non ci sono più minacce (minacce di cosa, di far cadere il governo? Ma è già caduto!), nessuna snervante conta al senato. Da gennaio tutto fila liscio, con un’amministrazione minimale ed efficiente. Niente più liti in parlamento. Il governo pone e dispone, magari con poteri limitati, però con quale tranquillità. Certo, adesso la campagna elettorale è un simpatico tutti contro tutti, però il governo del paese è tranquillo (guardate le immagini di Prodi – che è ancora presidente del consiglio: disteso, rilassato, spacioso… si vede che non perde più ore di sonno a cercare convergenze da equilibrista).

Ho capito che gli inglesi hanno un innato dono della sintesi. Si dice infatti che la campagna elettorale appena (ufficialmente) incominciata – una sorta di tiro al bersaglio multiplo che sta facendo impazzire i telegiornali (devono dare voce ad una quantità imbarazzante di posizioni, con buona pace di chi parlava di semplificazione…) – sia stata, almeno fino ad adesso, caratterizzata da un estremo ricorso al fair play. Oh, mirabile concisione anglosassone! In effetti “Non dirò esplicitamente che tua moglie è una troia usa a rapporti contro natura e non protetti con animali malati, ma lo farò semplicemente capire con ampie circonlocuzioni” è un tantino prolisso.

Ho capito che la chiesa cattolica non fa alcuna ingerenza nella politica italiana. Subito non ci credevo, ma a furia di sentirlo ripetere da Bagnasco una volta a telegiornale durante l’immancabile servizio di tre minuti sulle posizioni della chiesa su qualsiasi argomento, mi sono convinto. (Scherzi a parte, sono veramente incredibile, dei prestigiatori nati. Hanno la faccia come il culo: ti dicono che non fanno ingerenza mentre la fanno! Chapeau!).

Ho capito che nella redazione del Tg1 c’è uno scrittore mancato di romanzi d’appendice. Durante un servizio sulla nota vicenda di cronaca di un paesino che si chiama come quella roba verde che piace tanto ai giovani (no, non è il basilico…), uno dei protagonisti è stato definito “ragazzo dallo sguardo tenebroso”. Ma vi pare?

Ho capito che la campagna elettorale è sempre più simile ad una compravendita di figurine, con il suo inevitabile corollario di “Celo celo, manca manca”, ed anche uno strambo ricorso ad improbabili pedigree o caratteristiche multiple. Ed il giorno delle elezioni sarà una sorta di torneo a quei giochi dove sulle carte ci sono le caratteristiche dei personaggi (punti vita, abilità, etc).

A: Io ho un operaio.
B: Anch’io, ed è operaio da cinque generazioni!
A: Si, però il mio è anche omosessuale!
B: Cazzo, raddoppia il punteggio! Allora io mi gioco l’imprenditore del nord-est! Il tuo operaio è fottuto! La classe operaia va in paradiso, no?
A: Bastardo! Ma non avevi un operaio anche tu? Comunque, eccoti servito: imprenditore illuminato di sinistra con l’hobby delle cene di finanziamento chez Vissani più comandante della guardia di finanza che fa volontariato in parrocchia!
B: Pesti duro, eh! Ma non mi freghi! Intanto eccoti servito un commercialista di Pontida: con il suo incantesimo il tuo finanziere non può colpire il mio imprenditore! Ah ah! E vediamo cosa combina il tuo imprenditore dal cuore e stomaco d’oro e contro i miei crociati filo cei!
A: Giochi sporco! Beh, preparati ad essere spazzato via dalla pasionaria dell’opus dei! Per il potere del sant’uffizio, Cilicio rotante a me!

(così, tanto per scrivere le prime cose che mi son venute in mente…)

Ho capito che Fini è veramente furbo. Ma tanto tanto tanto. Subito non capivo perché, dopo aver fatto tanto baccano a dicembre sulla questione della leadership nel centro destra, fosse ritornato mestamente all’ovile come un cane bastonato, subendo l’umiliazione di confluire nel “nuovo” partito del nano pelato e piduista. E qui sta il vero animale politico che sa mettersi sempre al vento. Fini ha infatti subito pronunciato frasi molto moderate, del tipo “guardiamo al centro”, “vogliamo entrare nel partito popolare europeo”, etc. Così facendo si è inimicato a morte la parte più fascista di AN (perché – direte voi – ce n’era anche un’altra?). Mossa estremamente lungimirante. Perché alle prossime elezioni quasi sicuramente vincerà il nano pelato e piduista, ma è molto probabile che a sinistra scoppi maretta pesante. In caso di una bella e sana rivoluzione proletaria, ovviamente Fini – in virtù del suo passato (non ce la beviamo che è moderato… non vi ricordate dov’era al G8 di Genova?) – verrà portato a piazzale Loreto per essere appeso. Ed è lì il colpo di genio. Arriveranno infuriatissimi i fascisti a salvarlo urlando “Sacrilegio! Non se lo merita, non ne è degno”. Machiavellicamente efficace.

E per ultimo ho capito che c’è un nuovo partito trasversale. Quello degli stronzi. In realtà c’era già da prima, ma ultimamente mi sembra in grande auge.

* il bar preferito dagli agricoltori (su, avanti, odiatemi).


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La repubblica dei cannoli
Mercoledì Gennaio 23rd 2008, 16:00
Archiviato in: Politica ed informazione, Piccoli sfoghi contemporanei

Una tra le cose che mi ha sempre impressionato maggiormente della satira è il fatto di essere senza tempo. Una battuta di satira, quella vera, risulta infatti miracolosamente sempre attuale: sarà che i problemi, dai tempi di Aristofane o di Rabelais, non sono poi così cambiati. Perché dico questo? Perché mi è capitato di rileggere per caso un post, risalente a quasi due anni fa (ai tempi dell’insediamento del governo di centrosinistra), di Lia Celi – una che la satira la sa fare (e bene), non a caso storica colonna del mai abbastanza rimpianto settimanale di resistenza umanaCuore” – e certi passaggi mi sono sembrati paurosamente attuali, se non addirittura profetici. Riporto testualmente:

Un ex tiranno assetato di rivincita, un povero premier circondato da capitribù litigiosi, una democrazia fragile, divisioni insanabili, un clero invadente: meno male che non abbiamo il petrolio, altrimenti Bush ci avrebbe già invaso”, e poi: “Il neoministro Clemente Mastella rivendica la sua profonda conoscenza della Giustizia: «E’ una vita che la fotto»”.

Geniale, vero? Ma veniamo al titolo del post. Una volta, per stigmatizzare la pochezza che contraddistingueva certi governi, si utilizzava l’epiteto “repubblica delle banane”. Per l’Italia, vista la recente vicenda Cuffaro, credo che l’appellativo “repubblica dei cannoli” risulti molto più appropriato. Dite che sto esagerando? Va bene, facciamo un piccolo riassunto degli usi e costumi dei miei connazionali. Io vivo in uno stato dove:

• Un ministro, indagato insieme a buona parte del suo partito in merito a pratiche clientelari, lancia pesanti attacchi alla magistratura. Non riuscendo a riceve l’approvazione di una scandalosa mozione di solidarietà alle sue parole proposta in parlamento dal suo partito, incassata comunque un vergognoso attestato di solidarietà bipartisan al suo discorso, decide di far cadere il governo. Caso strano, proprio poco prima che si arrivasse ad un accordo sulla legge elettorale, che molto probabilmente avrebbe drasticamente ridotto l’influenza di quel partito. Adesso, invece, è molto probabile che si ritorni al voto con il famigerato “porcellum”, ottenendo ovviamente un altro bel ministero (leggi anche qui). Un bel ricatto del tipo: “Non fai come dico io, salta il governo”. Ottima mossa, per uno accusato proprio di aver costruito una rete di potere per i propri interessi.
• Un prescritto per collusioni con la mafia (comprovata) è un (influentissimo) senatore a vita e viene considerato un grande statista. Ma soprattutto una brava ed onesta persona.
• Il capo dell’opposizione, oltre che buona parte del suo partito, ha un rapporto con la giustizia per dir poco conflittuale. Ma forse è la volta che ce lo leviamo dei coglioni per una “semplice” vicenda di raccomandazioni (ci si può rendere conto che, comunque, fare raccomandazioni non è un comportamento onesto? O è chiedere troppo?).
• Il governatore di una regione festeggia offrendo cannoli ai suoi collaboratori (ed ovviamente non si dimette dal suo incarico) dopo essere stato condannato in primo grado a 5 anni di reclusione (ed all’interdizione dalle funzioni pubbliche) per favoreggiamento a dei mafiosi. Motivo? Non gli hanno dato l’aggravante di favoreggiamento mafioso (ovvero, non sapeva che quelle persone appartenessero alla mafia). Potrebbe diventare una scusa fantastica per gli studenti:

Genitore: Come è andata la lezione?
Figlio: Bene! Ho preso solo 4!
Genitore: Come 4? Ma è un brutto voto!
Figlio: Però potevo prendere di meno!
Genitore: Allora festeggiamo!

Ma vi rendete conto? Va bene che ci sono ancora due gradi di giudizio, ma nei paesi civili i dirigenti condannati vedono la loro posizione almeno congelata (per non arrecare danno alla credibilità dell’ente\società\istituzione che rappresentano). Ma generalmente si auto-congelano molto prima (leggete qui e rabbrividite). O forse Cuffaro era semplicemente contento di poter essere finalmente chiamato illustrissimo (è un termine che si utlizza per dare lustro. Ovvero 5 anni).

E questo per dire i casi più eclatanti che mi vengono in mente o quelli di attualità. E se ci arrendessimo a San Marino? Potrebbe essere la soluzione più dignitosa…

In tutto questo casino, comunque, l’unico a mantenere la calma è il presidente del consiglio (chissà ancora per quante ore…) Prodi, che come al solito sprizza ottimismo da tutti i pori. E’ incredibile: da quando è incamiciata la legislatura, non ha fatto altro che elargire discorsi sull’ottimismo, nonostante fosse chiaro a tutti che tenere insieme una coalizione così eterogenea sarebbe stato a dir poco ostico (anche perché qualcuno ha fatto in modo che un certo programma sottoscritto da tutti, e con il quale ci si era presentati agli elettori, fosse gettato nel dimenticatoio…). Ottimismo qui, ottimismo là. Ma adesso capisco la sua lungimiranza. Secondo me se l’era intagliata da subito, ed ha furbescamente incominciato il prima possibile a lavorare per garantirsi un posto nell’eventualità che la coalizione non tenesse. E ce l’ha fatta. Infatti, come gli si potrebbe negare un posticino da commesso da Unieuro?


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