Autostima
Uno degli aspetti del mio carattere che più mi inorgoglisce è la pigrizia. Che non è propriamente un “voglia di non fare un cazzo”, ma più nello specifico una marcata indolenza verso qualsiasi tipo di attività inutile (e visto che per me le cose importanti sono giusto 4 o 5…). Di più. Trovo il dolce-far-niente una delle attività più rilassanti ed appaganti che ci siano e non vedo per quale motivo debba sottrarre tempo a questa piacevole attività per, ad esempio:
■ mettere a posto camera
■ attaccare l’anta dell’armadio
■ ripulire internamente la macchina
■ andare a comprare
Inoltre la mia pigrizia ha delle ricadute incredibilmente positive. Ad esempio io ho una macchina, una Punto bianca, che ovviamente non porto mai a lavare (tanto prima o poi pioverà, no?). Beh, questa macchina è ormai talmente sporca che nessuno si azzarda più a scrivere “Lavami” sul lunotto posteriore: fa troppo schifo. Tra l’altro questo riassume a meraviglia la mia filosofia di vita di prendere i problemi per stanchezza. Infatti io non li affronto (hey! sarebbe troppo faticoso! Ed io sono troppo pigro…), aspetto che se ne vadano via da soli, assuefatti dall’insostenibile immobilismo che li circonda.
Un altro esempio della genialità della mia pigrizia. In questo periodo sto “nominalmente” cercando casa. Cioè, sto cercando casa a parole, ma con la mia consueta flemma (ovvero, una media di un annuncio letto al mese). Qualche giorno fa ho pescato da un’edicola uno di quei giornaletti gratuiti con tutte le offerte di vendita. Beh, io speravo fosse strutturato come “Seconda mano” e che in fondo ci fosse la rubrica “Regalo”… in effetti sarebbe tutto più semplice se qualcuno mi regalasse un appartamento (in centro e con ampia possibilità di parcheggio, ovvio…).
Questo ragionamento mi ha tra l’altro fatto venire in mente come mettersi al riparo dall’imminente crisi economica che si abbatterà su tutti noi. Quel che serve adesso, infatti, è un investimento solido, e la casa è l’investimento solido per antonomasia (in effetti non s’è mai visto un edificio fatto d’acqua). Però, secondo il ben noto teorema del “punto triplo dell’economia”, per fare investimenti solidi servono liquidità (ciò è ancor più vero se si investe nel ramo della costruzione di docce) ed una predisposizione per l’aereofagia (avere un grosso culo, cioè). Per quest’ultimo aspetto non c’è problema, invece per quel che riguarda la liquidità, nel mio caso, ho altruisticamente e con grande spirito di responsabilità proposto ai miei genitori di salvaguardare la loro pecunia (invece di lasciarla in banca, che tra poco crollano tutte) comprandomi cash una casa. Sfortunatamente per loro la mia brillante ed acuta oratoria (com’è che si diceva? Cicero pro domo sua, no?) non li ha convinti.
pigrizia, indolenza, autostima, crisi finanziaria, mutuo, cazzate senza ritegno
Alfabeto
Quest’anno mia sorella è passata ad insegnare dalle scuole materne a quelle elementari (ed il prossimo anno – se la riforma Gelmini va in porto – direi che ad occhio e croce potrebbe essere disoccupata… ma se è fortunata viene licenziata prima da Brunetta). Visto questo nuovo impegno ho deciso di aiutarla in qualche modo. In una prima elementare, dove insegna adesso, ad inizio anno si impara l’alfabeto, utilizzando di solito delle lettere giganti (quelle con ad esempio una “A” ed il disegno di un albero, in modo da facilitare l’apprendimento). Gli oggetti rappresentati sono però di solito abbastanza banali e noiosi (albero, banco, libro…), così ho avuto l’idea di fare un alfabeto con termini aulici/ricercati, in modo da far acquisire ai bambini già dall’inizio del loro corso di studi una proprietà di linguaggio da fare invidia al celeberrimo Bartezzaghi. Quindi:
A come ANFITRIONE
B come BUGIGATTOLO
C come CATARSI
D come DETARTRASI
E come ERMENEUTICA
F come FLORILEGIO
G come GNOSEOLOGIA
H come HARA
I come ILOTA
L come LUDIBRIO
M come MAIEUTICA
N come NEUMA
O come ONTOLOGIA
P come PERIPATETICA
Q come QUINDENA
R come RIPATICA
S come SEMANTICA
T come TAUROMACHIA
U come UDOMETRO
V come VADIMONIO
Z come ZOROASTRISMO
Allora, che ne dite? Vinco o no il premio pedagogia dell’anno?
alfabeto, cazzate senza ritegno
Del più, del meno, del per, del diviso e delle radici quadrate
Il mondo dell’italica ricerca scientifica può incominciare a gioire ed a rallegrarsi, perché ha finalmente trovato il suo campione. Sabato sera, infatti, sono riuscito ad inventare il teletrasporto, anche se ancora in una versione non completamente soddisfacente per quel che riguarda i tempi di percorrenza. Se infatti è vero che – in barba ad ogni vetusta e reazionaria legge della continuità – sono riuscito a spostarmi da piazza Lavagna a casa mia senza passaggi intermedi (me ne ricorderei, no?), è parimenti fuori discussione che i tempi di teletrasporto – a me, in vero, ignoti – siano stati ampiamente diversi da zero. Colgo l’occasione per dedicare questa invenzione a Franco, la cui assenza – e la conseguente necessità di mantenere in auge le sue preziose lezioni – sono in buona sostanza alla base del raggiungimento di questa strabiliante scoperta scientifica (anche se, una certa bottiglia volante di cuba libre ha avuto un ruolo non secondario…).
Sempre parlando di ricerca scientifica, volevo comunicarvi che con gli altri degni e giusti membri dell’“Engineering Cambusa” abbiamo intenzione di acquistare in massa questo elegante ed esclusivo ritrovato della tecnica: il lanciarazzi usb (per il nerd che non deve chiedere, mai). Già non vedo l’ora di poter scrivere un articolo basato sui dati empirici delle svariate simulazioni che – per indefesso amore della scienza – ci toccherà fare…
Parliamo invece adesso di notizie. Ieri (lunedì 15) sera ho sentito un servizio (beh, ne facevano due al giorno…) del tg1 sulla vista del papa in Francia. A parte che è stata la dimostrazione che Lourdes (dove stava il papa in questi giorni) non “funziona” (perché il papa sembra ancora Palpatine di Guerre Stellari?), una cosa che mi ha molto colpito (positivamente) è stato questo discorso di Ratzinger. Il sunto è questo: voi ammalati che soffrite e provate dolore affidatevi a Maria. Beh, mai mi sarei aspettato che un reazionario della sua risma fosse favorevole all’uso terapeutico della marijuana…
Poco dopo, sempre sul tg1, hanno toccato il fondo dell’ignoranza. Infatti hanno semplicemente accennato – senza nemmeno un servizio – alla morte di Richard Wright, storico tastierista dei Pink Floyd, facendo seguire a questa notizia un dettagliato servizio sul nuovo programma di Raffaella Carrà. Fatemi capire. Morte di Richard Wright, nuovo programma della Carrà. “The great gig in the sky”, “Tuta-tuca”. Ma chi è quell’idiota e incompetente che ha fatto la scaletta del telegiornale?
Concludo con un’altra domanda incazzosa: perché open office mi apre il file dove scrivo i post per il blog ed invece word impazzisce?
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Black holes and revelations?
Alla fine ce l’hanno fatta. Francamente non credevo che ci riuscissero, ma invece sono stato smentito. Umilmente, quindi, chiedo ufficialmente scusa alla nostra savia e lungimirante governance mondiale e mi inchino davanti alla brillante astuzia tramite la quale sono riusciti a risolvere – si badi bene, in un colpo solo – i seguenti problemi che da tempo immemore affiggevano il mondo:
- Sovrapopolazione
- Fame
- Distribuzione della ricchezza
- Guerre, genocidi et simila
- Collasso energetico
- Cambiamenti climatici
- Trovare parcheggio in centro
- L’imbarazzo di non sapere come declinare ad un invito per – ad esempio – il 20 settembre
- Possibili malanni dovuti all’aver ingerito un’insalata di riso preparata dieci giorni fa
Tutto questo, ovviamente, solo se questi esagitati, alla fine, avessero ragione (beh, visto quello che potrebbe succedere il 10 di settembre, il titolo dell’ultimo disco dei Muse ci sta proprio bene…). In tal caso, sarebbe indubbiamente l’ora di correre in banca ed aprire un mutuo esagerato (tranquilli, i soldi ve li incomincio a restituire… da ottobre!) e poi investire quei soldi in qualcosa che, almeno per questi ultimi giorni di vita della Terra, riesca a dare un vero senso a questo barlume di esistenza che ci rimane da vivere (io pensavo ad una petroliera di LSD da iniettarsi direttamente in vena, ma anche il nano pelato ed il suo branco di fascisti a lavorare in miniera potrebbe essere un’idea simpatica).
cazzate senza ritegno, fine del mondo, big bang
Edit
Ovvero, aggiornamenti ai due ultimi post…
Passaggi. Ieri sera alla fine, per il compleanno di mio padre, siamo andati al ristorante cinese/tailandese/giapponese Yuan (probabilmente il migliore di Genova, si mangia proprio molto bene, non è il solito cinese untissimo). La serata è stata molto bella, dopo siamo pure andati in piazza delle Erbe per un gelato! Ma non è di questo che volevo parlare. Perché ieri sera ho avuto la dimostrazione che la maggior parte dei miei amici sono dei beoni improponibili (e sia detto con il massimo della stima – ma forse qualche indizio c’era…). Come si spiega infatti che il conto delle nostre cene sia inevitabilmente superiore a quello di una cena normale? Ieri sera – prendendo antipasto, primo, secondo, da bere: come dire, roba da riempirsi lo stomaco tranquillamente – abbiamo speso una media di 15 € a testa. Nello stesso posto c’ho mangiato con i miei amici ed il conto era decisamente più elevato (mi sembra qualcosa simile a 35). Come mai? Beh, aggiungeteci:
- Più cibo a casaccio (ok, avevamo preso anche della roba giapponese)
- Dolce (vabbè)
- Vino a profusione
- Innumerevoli giri di ammazzacaffè
ed ecco spiegato l’arcano. Ed ho portato questo raffronto solo per fare un esempio. E’ incredibile come dopo il nostro passaggio il tavolo si presenti come una landa desolata di cadaveri di piatti, bottiglie e bicchieri.
Easy writing. Ieri sera, inoltre, finita la cena + gelato, ho trovato pure il tempo di recarmi a casa di amici, dove si stava svolgendo una cena. Al mio ingresso, ovviamente, la scena che mi si parava davanti era il paesaggio da landa desolata descritta prima. Inspirato da un simpatico qui pro quod del quale sono stato accusato, ho deciso di cimentarmi anch’io nella letteratura per la primissima infanzia. Ecco il mio testo:
Prima illustrazione: “Questo non è il mio bicchiere. Contiene della cazzo di acqua.”
Seconda illustrazione: “Questo non è il mio bicchiere. E’ troppo piccolo.”
Terza illustrazione: “Questo non è il mio bicchiere. Dentro ci sono delle sigarette spente (non della mia marca).”
Quarta illustrazione: “Questo non è il mio bicchiere. I soft drink sono per dilettanti.”
Quinta illustrazione: “Eccolo il mio bicchiere! Si sta squagliando perché c’è del grog!”
Ovviamente servirebbe anche un illustratore, in modo da poter concretizzare questa brillante opera di alta pedagogia.
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Easy writing
Volete pubblicare un libro ma ritenete di non possedere una capacità di scrittura adeguata? Il problema è presto risolto! Cimentatevi nella letteratura per la primissima infanzia (2 anni). Il risultato è a prova di idiota. L’ho scoperto un’oretta fa, perché mia sorella mi ha mostrato il libro che ha comprato per suo figlio Pietro [tralasciamo per un secondo il fatto che il povero bambino in questione ha solo 8 mesi e l’utilizzo principe di questo libro è quello di essere sbattachiato a casaccio (mia sorella – in un eccesso di mammite veramente commovente – dice che “lo sfoglia”. Certo. Ed i segni dei rigurgiti sono le sottolineature della parole nuove imparate…)]. Tale libro si intitola “Dov’è il mio gattino?”, è edito nella collana “Carezzalibri” della Usborne ed è opera di Fiona Watt (testo) e Rachel Wells (illustrazioni), per la traduzione di Giovanna Iannaco. La cosa incredibile è che – ovviamente – è composto da un numero risibile di pagine (10…) per un totale di 5 illustrazioni (articolate su due pagine). Il testo è questo (‘fanculo al copyright!):
Prima illustrazione: “Questo non è il mio gattino. Ha la lingua troppo rasposa.”
Seconda illustrazione: “Questo non è il mio gattino. Ha il naso troppo liscio.”
Terza illustrazione: “Questo non è il mio gattino. Ha la medaglina troppo lucida.”
Quarta illustrazione: “Questo non è il mio gattino. Ha le zampe troppo ruvisa.”
Quinta illustrazione: “Eccolo il mio gattino! Il suo pancino è così soffice!”
Il costo? 8 €. Circa come un’edizione economica della Feltrinelli. 8 € per 10 (abbondiamo, che tra una e l’altra c’è un punto…) frasi… facciamo (visto che il libro è a quattro mani) 40 centesimi a frase per l’autore del testo (mi rifiuto di pensare che ci sia la necessità di un traduttore…). Che dire: con la mia logorrea sarei già miliardario…
Edit qui
letteratura per l’infanzia, cazzate senza ritegno
DGM - Detersivi Geneticamente Modificati
L’odore del detersivo per i piatti all’aceto che ho in casa mi ricorda quello di uno shampoo alla mela verde che usavo circa ad otto anni. E’ grave? Devo allertare il ministero dell’agricoltura? O devo scomodare Freud?
Ah, prima che a qualcuno venga il dubbio: in questo lasso di tempo non mi sono bruciato l’olfatto annusando trielina…
OGM, detersivo per i piatti, shampoo alla mela verde, olfatto sputtanato
Pensierini
Cinque pensierini veloci veloci.
Fare il dottorato di ricerca è molto interessante, ma a volte penso di essere trattato pure troppo bene. Pensate che la mia più grande preoccupazione, per i prossimi mesi, è che a luglio dovrò seguire un corso di 24 ore (che pure mi interessa, visto che l’ho scelto io!) suddiviso in dodici lezioni da due ore, undici delle quali con orario 9-11. E l’idea di dover essere lì a certe ore antelucane mi devasta (lavoratori veri di tutto il mondo, unitevi. Per odiarmi).
Oggi dovrebbero finire di dare il bianco in casa mia. Nei giorni scorsi hanno dato il bianco alla mia stanza e – per ragioni che non vi starò a spiegare, ma che mi hanno fatto particolarmente girare i coglioni – ho dovuto contestualmente mettere a posto un mio armadio contenente, in buona sostanza, i miei giochi di quand’ero bambino. Sono due giorni che ho una scimmia che non vi dico di fare qualche partita con dei giochi da tavolo… e finché si tratta di “Bis”, ci potrebbe anche stare, il problema è quando si parla di “Indovina chi?” o “Brivido”*… Sono sicuro che Freud riuscirebbe a trovare qualche nesso psicologico, ma non so se lo voglio sapere…
Oggi c’è la partita della nazionale contro la Romania, e l’Italia si gioca in una partita sola la permanenza nell’Europeo ed in Europa. Sono infatti convinto che – viste le note doti di compostezza e sportività italiche sommate ai recenti strumentalizzati episodi di cronaca – se la squadra allenata da Donadoni fosse eliminata dalla Romania, scoppierebbe una caccia al rumeno/rom (come se fossero la stessa cosa… ma in effetti, perché leggere un libro di storia, quando si ha un capro espiatorio?) delle più selvagge. Mi immagino già le scene: campo nomadi dati alle fiamme al grido di “Era rigore!”, regolarissimi lavoratori “rimpatriati” con treni piombati per decreto legge d’urgenza (contenente, en passant, qualche gabola salva-nano pelato & Co) ed embargo forzato su tutte le merci provenienti dall’infame stato (unico strappo alla regola, per quelle siliconate). Ovvio che l’Unione Europea, a quel punto, dovrebbe sbattere fuori l’Italia dall’Europa (visto che le notifiche di infrazione – o le multe – non sembrano avere grande effetto…). Uffa, è mai possibile che mi tocchi tifare Italia solo perché sono allergico alla vista del sangue?
Devo le mie scuse a Walter Veltroni. Dopo lunghi ed attenti studi ho capito la grandezza del suo progetto politico. Seguitemi in questo fine ragionamento. Il centro-sinistra e la sinistra – presentandosi tra l’altro assolutamente inappetibili pure per i loro elettori – hanno perso malamente le elezioni, lasciando al nano pelato e piduista un’ampia maggioranza. Detta male: potrà fare il cazzo che gli pare. Tra cinque anni, però, dopo una legislatura guidata da una così male assortita compagine che avrà combinato chissà quali casini, l’opposizione sarà compattata e molto più forte. Ma attenzione! Perché se questo è vero, allora è innegabile il fatto che sei gli anni di legislatura di centro-destra fossero dieci, allora l’opposizione sarebbe ancora più forte. Quindi avrebbe senso ri-presentarsi nel 2013 in maniera suicida come alle scorse elezioni politiche, in modo da avere, nel 2018, un vantaggio strategico fondamentale. A questo punto è facile intuire come il ragionamento precedente possa essere iterato fino al raggiungimento del 2048, quando si potranno finalmente raccogliere i frutti della lungimirante politica a lungo termine del compagno Walter. Nel 2048, infatti, scoppierà finalmente la rivoluzione. Onore al merito quindi a chi, dovendo scegliere se dare un governo semi-quasi onesto all’Italia o porre le basi per il trionfo del comunismo, ha saggiamente e coerentemente optato per la seconda ipotesi. Ah, come sono stato stolto a non comprendere subito la tecnica del grande Walter di instancabile ragno comunista tessitore di rossa tela rivoluzionaria…
In Svezia, dopo essere stati cremati, è possibile fare spargere le proprie ceneri dove si vuole. La trovo una cosa fantastica, e non solo per una possibile scenetta come ne “Il grande Lebowski”, ma anche da un punto di vista – diciamo – familiaristico. Pensate, se fate spargere le vostre ceneri in un bosco, potreste in futuro entrare nella casa dei vostri nipoti sotto forma di un mobiletto dell’Ikea.
* In realtà ci sarebbe anche un altro gioco in scatola che ho riesumato, ma non l’ho citato perché vorrei scrivere, a breve, un post dedicato. Chi sa, quindi, taccia.
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Ode ad un fine settimana
Il vostro cervellino
è ancora marinato a puntino
tra grasso di maialino
birra, salsiccia e vino?1
Inoltre il mio – poverino! –
è ancora provato un pochino
per aver dovuto trovar l’assassino2
ed edificar in viale Costantino3
E le vostre vesti, da vicino
emanano ancora l’intenso odorino
della nube grigio becchino4
di scoppiettante legna nel suo ardente destino?5
E se, orfani di un secondo o di un panino6
con gallette e cipolla cruda7 ci si rimpinza l’intestino
come trattenere, al mattino
un tonante e pizzicante8 ruttino?
Deh! Riscalda or dunque del forno il camino9
affinché la speme del mio canino10
di affondare, perso, nel della pizza lo stracchino
si avveri soave come questa rima in –ino11
La conclusione di tutto ‘sto casino12
non può essere certo un leggero spezzatino
ma delle arterie l’occlusione per benino
dopo un – finalmente…13 – fritto misto da Drin(o)14
Note per la comprensione del testo:
1: La prima quartina è la più importante e – significativamente – la più breve. Nelle poche parole che la compongono il Poeta riesce a trasmettere, tramite una brillante metafora, tutte le vivide immagini del fine settimana appena trascorso (“ancora” serve a sottolineare lo stato di confusione mentale che attanaglia il Vate nel lunedì pomeriggio seguente all’uscita fuori porta).
2: Mirabile personificazione – che dimostra l’impegno profuso – che si riferisce alle estenunati sessioni di “Cluedo” affrontate.
3: Mirabile personificazione – che dimostra l’impegno profuso – che si riferisce alle estenunati sessioni di “Monopoli” affrontate.
4: Si noti l’utilizzo, nella rima, di un termine funereo, come a sancire: “Qui muore la poesia così come voi sepolcri imbiancati l’avete sempre intesa”.
5: Il Poeta ci delizia con una tra le più belle metafore mai scritte, ponendosi quale riuscita sintesi tra l’ermetismo montaliano e la furia iconoclasta di Kurt Cobain. Semplicemente da encomio.
6: L’Autore, famoso per il suo indefesso impegno civile, esprime, in questo verso, una pesante critica verso le politiche mondiali sull’alimentazione, sottolinenado il forte legame (“orfani”) tra la vita e l’alimentazione.
7: Si noti il ricorso a simbologie bucoliche quali la “cipolla cruda”, metafora dei vita nei campi ed alitosi.
8: Si noti come il Vate riesca ad elevare a rango di poesia anche il concetto di “fiatazza”.
9: Qui l’Autore – non dimentico della sua solida formazione tecnica – si premura di ricordare ai possibili fruitori di forni a legna per le pizze di riscaldare prima il camino, in modo da garantire un tiraggio ottimale dello stesso.
10: Sottile quid pro quo. Il Poeta gioca sul significato della parola “canino”: dente e piccolo (???) cane (presente durante il fine settimana).
11: Si noti lo stacco netto con il passato. Anticonformista e provocatore, il Vate ironizza con arguzia sulla composizione delle rime. Un genio.
12: Come meglio descivere una quarantott’ore di bagordi?
13: Nota polemica, ma al contempo di felicità, dell’Autore: la cena tra amici di domenica sera, infatti, più volte fu rinviata.
14: Osteria sopra Sori (il Vate – in quanto Vero Artista di Vera Arte – è in ristrettezze economiche. Da qui la necessità di Vera Marchetta).
Ode ad un fine settimana, poesia, quartine, grigliata, pizza, forno a legno, osteria, Cluedo, Monopoli
Fenomenologia del negroni – parte seconda
(continua dal post precedente)
Ed infine il professor Emmanuel Seavat, forse la stella più fulgida del pur già splendente universo dei luminari dediti al negroni. Il professor Seavat è un fantasista, un battitore libero che non segue schemi prefissati. Alterna lunghi periodi di prove opache e sottotono a lampi di puro genio che ne hanno decretato la grandezza e l’ammirazione generale. Per dire: non beve un negroni da tempo immemore (l’ultima volta – a novembre – con un mal di denti fotonico, ricavandone, invece dell’anestesia-fai-da-te auspicata, una nottata che nemmeno il Terry Gilliam più lisergico avrebbe potuto immaginare), eppure ne disquisisce con la sicumera dello scafato avventore di un fumoso bar del porto in una fitta notte di scura pioggia; praticamente disserta senza dissetarsi. Eterodosso (a lui si deve il ritorno in auge dell’antico motto ellenico: “Chi non mischia non rischia”) e metodico, si è dedicato incessantemente a ricercare sul fondo di ogni bottiglia la prova tangibile che permettesse di validare secondo il metodo galileano la sua ambiziosa teoria dell’unificazione delle forze [tutte le forze della natura apparentemente diverse (ad oggi, forza gravitazionale, elettromagnetica, nucleare forte e nucleare debole), sono in realtà manifestazioni della stessa interazione fondamentale, ovvero quella tra Gin, Martini e Campari], finendo spesso deriso per l’abnegazione con la quale si ostinava a perseverare nella sperimentazione empirica o a bisticciare con la sua immagine riflessa in uno specchio (introverso di natura e più portato per i soliloqui, sono famosi i suoi feroci alterchi con sé stesso quando, per cimentarsi in un dialogo degno della propria caratura intellettuale, argomenta alticcio con una qualsivoglia incolpevole superficie riflettente, finendo tra l’altro spesso umiliato dalla lucida dialettica del suo alter ego – al suo contrario – riflettente). Nel campo del negroni è ricordato per aver introdotto nel sistema internazionale l’omonima scala Seavat, ovvero una sorta di scala Mercalli (quella che misura le conseguenze, per intenderci) per il negroni. La riportiamo per voi [un grado della scala Seavat corrisponde all’assunzione di un negroni nell’arco temporale di riferimento, il FNSDtFDT (Friday Night Standard Drinking-to-Fucking Drunk Time), pari a circa (si sa che, in certe condizioni, il concetto di spazio-tempo è decisamente elastico) 5 ore] :
• 1: Si nota un rilassamento dei muscoli ed una più generale tendenza alla risata facile. Nei casi più fulminati si ride di una barzelletta del nano pelato e piduista. Nei casi più preoccupanti la si racconta.
• 2: L’ebbrezza comincia a farsi strada, mentre congiuntivi e consecutio temporum stramazzano al suolo come pernici in un’assolata giornata d’ottobre. Le discussioni toccano i massimi sistemi, anche se il tono è più quello dell’ipotesi di formazione prima di una partita della nazionale (“Contro i soprusi in Tibet io metterei a centrocampo Libertà di espressione in regia e Solidarietà come centromediano, mentre in attacco il tandem Verità e Giustizia. Legalità ed Istruzione fisse in difesa, mentre Diritti umani in porta come roccaforte inviolabile”). Il tono della voce, invece, si alza di un decibel ogni sorsata, innescando un pericoloso telefono senza fili al rialzo tra i vicini. Conseguenza: la perdita del primo senso, l’udito.
• 3: Preoccupati di aver perso l’udito? Poco male, ormai i discorsi – passati trionfalmente, per la gioia degli astanti, dai massimi sistemi ai sistemi del totocalcio – oltrepassano di rado i due causa-effetto e si articolano al massimo con una principale ed una subordinata. E’ un po’ come essere agli stati generali della Lega, ma senza l’acqua putrida del dio Po. Adesso tocca al secondo senso, il gusto, prendere il volo, visto che il napalm dei negroni buttai giù ha creato un bel Vietnam per quei fottuti musi gialli delle papille gustative della vostra linguaccia comunista. La mente, intanto, incomincia ad andare per i cazzi suoi, più precisamente in linea retta con il culo sfavillante di una tizia al tavolo insieme ad un energumeno che sembra del tutto in grado di riorganizzare la disposizione dei vostri organi interni usando tre dita dei piedi.
• 4: Dopo aver sbavato per venti minuti rimirando il culo della tizia, impassibili alle occhiatacce dell’energumeno (eravate semplicemente troppo impegnati per scostare di un grado la visuale), il destino si compie. La tizia si alza, si gira e – sorpresa! – è un tizio. Mentre escono e passano vicino al vostro tavolo, l’energumeno vi continua a mandare delle occhiatacce sempre più inquietanti ma, mentre aspettate la morte rivedendo il film della vostra vita (“La cena dei cretini” sul piccolo schermo dell’iPod), invece di darvi il colpo di grazia fa dolcemente scivolare un bigliettino sul tavolo, uscendo poi goffamente di corsa. Nel bigliettino c’è scritto: “Ti amo. Chiamami 347/123456789 e vediamoci presto (non martedì sera che ho l’ultima lezione del corso di mimica facciale). Tuo Eustachio”. Intanto, in vostra assenza per “ass-watching”, al vostro tavolo i dialoghi assomigliano preoccupantemente sempre più ad una gara di sillabazione di terza elementare che all’“esegesi della dialettica popperiana alla luce dell’invenzione degli anelli vibranti” (doveva essere il tema clou della serata). Indecisi tra i tanti motivi per i quali esterrefarvi (in pole position c’è la più totale impermeabilità dell’energumeno all’apprendimento dei più intuitivi rudimenti della mimica facciale), scegliete di prenderla con filosofia. Ma la domanda ontologica fondamentale non è più: “Il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto?”, ma bensì la più perentoria: “Dove cazzo è il mio bicchiere?”. Nel dire queste parole allargate di scatto le braccia. Il seguente, inconfondibile, vitreo “crash!” alle vostre spalle vi fa capire che ce l’avevate in mano. Ok, anche il tatto è andato.
• 5: La situazione è in stallo. Cercate di alzarvi, ma la parte ancora cosciente del vostro cervello riesce nell’intento di stopparvi. Al vostro tavolo è il momento delle canzoni abbracciati e dei brindisi in mutande. Un brivido vi corre lungo la schiena. Non fate in tempo a voltarvi a destra che già scorgete l’oleosa figura di Genoveffo, l’essere dalla più scarsa igiene personale non solo di tutta la compagnia, ma presumete di tutto l’universo (e la vostra ferrea osservanza ratzingerian-ferrariana vi impone di contare anche i feti abortiti). Non osate abbassare lo sguardo per non rischiare di intravedere lo stato di usura della sua biancheria intima e vi imbattete nella sua temuta ascella pezzata, l’afrore della quale è stato positivamente testato come spray anti stupro. Vi preparate a svenire quando vi accorgete che la fortuna, questa sera, è proprio dalla vostra parte. Anche l’olfatto vi ha abbandonato. Evviva! Felici come un agnellino comunista che la settimana prima di pasqua legge la notizia dell’abolizione delle religioni, incominciate anche voi a cantare: “Chi nato a gennaio, si alzi, alzi…”.
• 6: Ringalluzziti dalla cantata con gli amici – che adesso sono chi steso sopra ad un tavolo, chi in disperata ricerca di un bagno – vi ricomponete ed attivate i vostri vispi occhietti a mezz’asta per trovare se c’è del buono. Incredibile! Ad un tavolino dove quando siete entrati c’era un esemplare catalogabile sotto la dicitura “mostro di Vega in avanzato stato di decomposizione”, adesso siede uno gnocca d’altri tempi. Vi alzate barcollando malamente (la parte ancora cosciente del vostro cervello è ormai anestetizzata a dovere), con la faccia di chi vorrebbe fare un’espressione tenebrosa ed intrigante ma purtroppo ha una paresi facciale dalla nascita ed un crampo alla gamba da cinque minuti. Ma il vento ha girato a vostro favore già troppe volte, questa sera. Avreste potuto crollare miseramente a terra – avendo salva la vita – ed invece stoici vi siete barcamenati al tavolino maledetto. Per voi lì c’è ancora la graziosa ed angelica fanciulla incarnante l’archetipo della bellezza femminile che avevate scorto pochi minuti prima. Peccato che la vista vi abbia abbandonato molto prima.
• 7: “Quando il gioco si fa duro, i duri incominciano a giocare”. Questo diceva il mai abbastanza compianto John Belushi, uno che di sbronze se ne intendeva parecchio. E quando la posta in gioco è così alta che si necessitano le proprie facoltà intellettive al cento per cento, nulla è meglio, per schiarirsi le idee, di un altro negroni. Vi chiederete cosa si possa ormai perdere, visto che i cinque sensi si sono già volatilizzati. Semplice: il senso del pudore. Morale: non solo ci state seriamente provando con l’anello di congiunzione tra un cinghiale strabico (la faccia), un elefante soprappeso (la stazza), un minestrone lasciato al sole quindici giorni (la pelle) e Gabriella Carlucci (l’intelligenza), ma state addirittura portando come argomento di discussione le secrezioni del vostro ombelico, pensando di essere particolarmente efficace (si sospetta, forse, un ultimo colpo di reni della parte ancora cosciente del vostro cervello). L’abominio della genetica – ovviamente – si alza stizzita e se ne va farneticando consonanti a caso.
• 8: Ah, le pene d’amore! In realtà ancora ignorate che, grazie al vostro exploit di dubbio gusto, vi siete scampati il peggio e che, al massimo, gli amici vi sfotteranno un po’, ma che il danno non potrà estendersi (la tizia era straniera. L’unica russa inguardabile al mondo. O forse la propaganda comunista ha infettato anche quei simpatici giornaletti che… vabbè, lasciamo stare…). Però adesso non è ancora il tempo del rimorso o del rimpianto. Adesso è solo il tempo del dolore, perché adesso, per voi, la morte sarebbe solo l’opzione più piacevole. Ed esiste solo un anestetico naturale per il dolore: un altro negroni. Ed adesso si che la morte è veramente l’opzione più piacevole.
• 9: R.I.P.
• 10: Beh, dovreste essere o morti stecchiti, o tramutati in un distributore ambulante di gin, martini e campari. Oppure siete dei pischelli alla prima sbronza dura di negroni. Un consiglio: lasciate stare le cabine telefoniche. I semafori sono molto meglio.
(fine)
negroni, cazzate senza ritegno, racconto, fenomenologia dello spirito, Emmanuel Seavat