Vi ricordate? Quando eravamo piccoli (ok, quando io ero piccolo… diciamo otto anni, dalle parti del 1988) alle otto di sera, direi su Italia 1, trasmettevano i cartoni animati. Mi ricordo che i miei – quanta pazienza bisogna avere per sopportare dei bambini! – lasciavano che noi li guardassimo mentre si cenava, anche se loro avrebbero sicuramente preferito seguire un telegiornale. Mi ritorna in mente questo aneddoto perché, ultimamente, proprio su quella rete hanno ricominciato a fare lo stesso: si parte alle 19:40 con i mitici “Simpson”, per poi passare alle 20:05 al geniale “Futurama”. Io ormai sono abituato a pranzare (beh, adesso, lavorando, solo il sabato e la domenica) ed a cenare guardando un telegiornale, quindi, in realtà, questi cartoni animati me li perdo regolarmente, però non so quanto resisterò ancora. Questo non per un attaccamento morboso ai lavori di Matt Groening (le puntate le conosco quasi a memoria, ormai…), ma perché dell’informazione proposta dai telegiornali ormai sono nauseato (e guardo solo quelli della Rai, principalmente il Tg1). Senza contare che dovendo stare, per lavoro, davanti ad un computer collegato in rete, ho accesso in tempo reale o quasi a tutte le principali notizie, senza però dover subire quella fastidiosa voce del giornalista di turno che ti propina le sue notizie raccontate alla sua maniera. E comunque, anche non esistesse internet, ritengo quasi più dignitoso baloccarsi con dei futili cartoni animati che assistere a servizi giornalistici per lobotomizzati. Qualche esempio?
Domenica sera ho malauguratamente avuto modo di assistere, insieme ad amici, a due telegiornali della sera. Alcuni dei servizi proposti – guarda caso relativi a noti fatti di cronaca morbosamente seguiti dai media – sono stati agghiaccianti. Eccoli nel dettaglio.
Servizio – notate bene – di apertura del Tg5 (tengo a precisare che si siamo finiti per caso). Riguardava quello che è stato ribattezzato il “codice Olaindo” (utilizzo nomi storpiati perché la mia intenzione è mostrare degli scempi giornalistici, non fare per questi ultimi da pur minima cassa di risonanza o finire indicizzato per certe insulsaggini da motori di ricerca troppo ossequiosi). Ovvero l’alfabeto alternativo utilizzato da questa persona per scrivere messaggi in codice. Ma vi sembra una notizia da dare? In qualche modo rilevante? Ed invece hanno addirittura scomodato dei crittografi (o presunti tali) per svelare l’arcano. Ma un “chi se ne frega?”, pareva brutto?
Immancabile servizio del Tg2 sulla nota vicenda del capoluogo dell’Umbria. In breve: la tizia al momento in quanto indagata per l’omicidio di una sua coetanea statunitense ha chiesto che le fosse portata in cella una chitarra. Intanto continua a cantare sempre e solo “Imagine”. E se questa notizia vi sembra inutile, avreste dovuto vedere la seconda parte del servizio. Sequenza di immagini felici di questa tizia, con in sottofondo proprio la canzone di John Lennon ed in sovrimpressione la traduzione in italiano. Se questo è giornalismo, Pol Pot era un moderato. Roba da far rivoltare Ilaria Alpi nella tomba. Mi sarebbe piaciuto poter scrivere anche “Enzo Baldoni”, ma lui una tomba non l’ha potuta avere.
Sempre dal Tg2. Parlando di quella deplorevole baracconata per cerebrolesi che è “Lourdes” – vera e propria corte dei miracoli moderna – nel lungo servizio dai toni mistici, l’autore del servizio (definirlo giornalista mi sembra esagerato) ha avuto il coraggio, commentando il poco interesse dei francesi sull’argomento, di pronunciare – in tono dispregiativo, un po’ come fossero rei di una fantomatica lesa maestà – una frase del tipo “I francesi sono caratterizzati da un’indifferenza religiosa”. Evidentemente il concetto di “pluralità di opinioni” non è ben chiaro a tutti, e la separazione tra stato e chiesa non è stata assimilata. Aridateci il mago Otelma!
C’è solo un possibile commento a tutto questo, e lo rubo al mai abbastanza elogiato professor Fontecedro.
Ritorna la richiestissima rubrica “Vergognamoci per loro”, eccezionalmente in versione 2×1 (è periodo di saldi, no?). I due casi umani di oggi sono accorpati anche vista l’allarmante riluttanza di questi personaggi ad accettare i giudizi esterni, come se i rispettivi ruoli che ricoprono accordassero loro un intollerabile status di intoccabili. Ma procediamo con ordine.
Sandra Lonardo, presidente del consiglio regionale della Campania e moglie di Clemente Mastella, dimissionario ministro della giustizia, si trova attualmente agli arresti domiciliari, in quanto indagata in un’inchiesta della procura di Santa Maria Capua Vetere su un presunto giro d’affari e favori che vede indagato anche lo stesso Guardasigilli altre persone afferenti al suo partito (qui un intervento sui verbali). Apriti cielo. Mastella ha rassegnato le dimissioni, accusando – in un duro discorso alla camera – la procura di Santa Maria Capua Vetere di fare un uso politico della magistratura (alcuni stralci tratti da qui: le “mie illusioni oggi sono frantumate di fronte a un muro di brutalità. Ho sperato che la frattura tra magistratura e politica potesse essere ricomposta, ma devo prendere atto – dice il guardasigilli – che nonostante abbia lavorato giorno e notte per essere un interlocutore affidabile sono stato percepito da frange estremiste come un avversario da contrastare, se non un nemico da abbattere”. Dice di aver subito un “tiro al bersaglio nei miei confronti, quasi una caccia all’uomo, una autentica persecuzione”). Esatto, gli stesso concetti del nano pelato e piduista. Ma la cosa più sconcertante sono state le zelanti manifestazioni di solidarietà della quasi totalità dell’arco parlamentare e governativo nei confronti di Mastella. Perché mi scaldo tanto? Facciamo un po’ di considerazioni:
• In Italia esiste la presunzione di innocenza, infatti, se indagati si riceve un avviso di garanzia. La parola “garanzia” non dice nulla al signor ministro?
• Solidarietà la si esprime, ad esempio, ha chi ha subito un torto. Devo quindi dedurre che indagare la moglie di un ministro, o il ministro stesso, rappresenti in re ipsa un torto? Ma questa si chiama impunità, che mina alle basi l’indipendenza della magistratura dalla politica (articolo 101 della costituzione italiana: “… I giudici sono soggetti soltanto alla legge”) ed il concetto di separazione dei poteri, sul quale si fonda lo stato di diritto.
• Mastella ha lanciato anche un forte atto d’accusa nei confronti della magistratura. Esprimergli solidarietà, a meno di acrobatici bisticci linguistici, significa avvallare tale accusa. Il governo, che tanto cavalcò la tigre della giustizia quand’era all’opposizione, se ne rende conto? E’ conscio delle conseguenze?
• Dini ha dichiarato: “è un fatto sconvolgente che dovrà essere valutato in tutti i suoi risvolti, anche politici. Aspettiamo di capire meglio quali sono le ragioni giudiziarie di questa vicenda, ma a volte la magistratura se la prende anche con le mogli, e io ne so qualcosa…”. Beh, visto che sua moglie, in primo grado, s’è presa due anni e quattro mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta mediante falso in bilancio, non vedo cos’abbia da sghignazzarsela (ok, so benissimo che in Italia ci sono tre gradi di giudizio: quel che voglio dire è che, per essere giudicati innocenti, non basta professarsi innocenti con aria sgomenta ed inveire contro fantomatici complotti, ma innocenti bisogna esserlo sul serio. E non sempre le due cose coincidono: non sono molti i colpevoli, soprattutto se ricoprono ruoli di potere, che ammettono di esserlo).
Ieri sera in prima serata su raiuno c’era addirittura una puntata speciale di Porta a porta dedicata al caso, che ho preferito perdermi per non rischiare di dar fuoco alla casa… Da segnalare, in tutto questo triste teatrino, l’intervento, al solito molto preciso, dell’Associazione Nazionale Magistrati (tratto da qui: Luca Palamara, segretario generale della giunta monocolore Mi dell’Anm, il sindacato delle toghe, respinge “la condanna unanime del parlamento alla magistratura” ed esprime “apprezzamento per il gesto del ministro”. Sottolinea poi che “molte delle affermazioni del ministro sono state fatte a titolo personale e sono frutto del diretto coinvolgimento emotivo nella vicenda”. Anche questa vicenda “deve definirsi nell’ambito processuale. I problemi della giustizia devono essere separati dalle vicenda giudiziarie, altrimenti siamo lontani dalla soluzione del problema”) e del Procuratore generale di Santa Maria Capua Vetere Mariano Maffei che ha giustamente fatto intendere di riservarsi di intraprendere vie legali contro il ministro viste le sue inqualificabili dichiarazioni (è bene ricordare che, visto che al momento dello scandalo non era ancora trapelato alcun elemento dalla procura, le accuse formulate da Mastella non si basano su alcun fatto oggettivo. E questo un ministro della giustizia dovrebbe saperlo).
Passiamo oltre. L’ultimo caso Ratzinger è l’ennesima conferma di quanto in Italia il giornalismo sia fatto da dei cialtroni. Repubblica ieri titolava “Il papa: no alla Sapienza” (verrebbe da dire: levate la maiuscola ed avrete il quadro completo), l’autorevoleIl Secolo XIX: “Papa costretto alla resa” (veramente nessuno ha costretto Ratzinger a conigliarsela. Ma forse pensava di non avere abbastanza claque?). Facciamo un po’ di chiarezza, ricapitolando il tutto:
• 67 professori dell’università “La Sapienza” di Roma scrivono una lettera al rettore comunicandogli – motivandolo – il loro disappunto per la scelta di chiamare il papa ad inaugurare l’anno accademico. Questo si chiama esprimere dissenso. Non è reato. No, nemmeno se di mezzo c’è il papa.
• Le accuse mosse sono ai docenti sono state tra le più infamanti. Si passa dalla censura [ma nessuno impedisce a Ratzinger di parlare (ogni domenica al telegiornale c’è un servizio su quello che dice…). E’ stato sollevato solo un lecito dubbio di pertinenza: che senso ha chiamare ad inaugurare un “tempio della scienza” chi ha delle posizioni marcatamente anti-scientifiche?] alla mancanza di volontà di dialogo (che con un tizio tutto vestito di bianco che dice di aver sempre ragione perché gli parla dio è parecchio dura… i manicomi sono pieni di gente così)
• Un gruppo di studenti ha deciso di manifestare il proprio dissenso contestando Ratzinger con svariate iniziative. Dopo aver occupato l’ufficio del rettore sono riusciti ad ottenere la possibilità di manifestare.
• Il papa, nonostante non ci fosse alcun problema di ordine pubblico (ma cazzo, è stato in Turchia e si spaventa per quattro cori?), ha deciso di non andare. Ripeto: nessuno ha impedito a Ratzinger di andare. Se l’è conigliata.
• Perché se l’è conigliata? Pagina 3 di Repubblica di mercoledì 16 gennaio. Cito testualmente: “attraverso le sue persone di fiducia [Bertone] valuta le informazioni che gli vengono da Vicinale e dal prefetto di Roma e si fa un’idea del vero pericolo. Scontri tra estremisti di destra e di sinistra nel campus universitario, intervento della polizia, rischio di feriti [tutto questo, come si legge a pagina 2, è stato smentito dal presidente del consiglio… ma va beh… ndE]. Tafferugli ed una salva di fischi all’indirizzo del pontefice nell’aula dove pronuncia il discorso. L’immagine ritrasmessa in tutto il mondo di un papa che attraversa i viali della «sua» città, protetto dai cordoni della polizia. Un effetto mediatico devastante”. Ovvero, non sia mai che – barbaro atto di lesa maestà – si veda il papa subire una contestazione. Sapete come si chiama questo? Stalinismo.
By the way, facciamoci due risate su che è meglio. Ecco le 10 cose che mi renderebbero il papa più simpatico:
1. Scegliere come nuovo nome “Marco Pisellonio I”
2. Sottolineare i latinismi con dei rutti baritonali
3. Fare stage diving ad un concerto dei Pooh
4. Iscriversi ad Al Qaeda
5. Sfornare urbi et orbi divertenti bestemmie composite
6. Farsi tatuare “I belong to Jesus” sulla punta del cazzo
7. Assumere Chinaski come ghost writer per le encicliche
8. Indossare il chiodo sopra al vestito bianco
9. Consacrare le ostie come Fonzie fa partire il juke-box
10. Sedurre ed abbandonare la Binetti, in modo che, per il consolare il dolore ed espiare il peccato, si offra come cavia per il nuovo cilicio elettrificato
P.S. dell’ultim’ora: alla fine alla Sapienza non è successo niente. Ed accorgersi che un po’ di senso critico e di satira, nel giornalismo italiano, esistono ancora, fa sempre piacere.
Fortunatamente il governo ha fatto sapere che “non solo non ritiene di dover pagare nulla ai Savoia, ma pensa di chiedere a sua volta i danni all’ex famiglia reale per le responsabilità che ha avuto nella storia italiana”. Ineccepibile. Vorrei ricordare che, ad esempio, i Savoia sono responsabili di:
• Connivenza con il fascismo (tanto per dire una: perchè Vittorio Emanuele III non firmò lo stato d’assedio che il consiglio dei ministri aveva preparato in risposta alla marcia su Roma dei fascisti, decidendo invece di dare l’incarico a Mussolini di formare un nuovo governo?)
- R.D.L. 5 settembre 1938, Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista
- R.D.L. 7 settembre 1938, Provvedimenti nei confronti degli ebrei stranieri
- R.D.L. 23 settembre 1938, Istituzione di scuole elementari per fanciulli di razza ebraica
- R.D.L. 15 novembre 1938, Integrazione e coordinamento in testo unico delle norme già emanate per la difesa della razza nella Scuola Italiana
- R.D.L. 17 novembre 1938, Provvedimenti per la razza italiana
- R.D.L. 29 giugno 1939, Disciplina per l’esercizio delle professioni da parte dei cittadini di razza ebraica
• Fuga in Albania dopo l’armistizio con gli alleati dell’8 settembre, lasciando il paese allo sbando
Dicono che i soldi del rimborso andrebbero ad una neonata “Fondazione Emanuele Filiberto di Savoia” che li destinerebbe “in opere di beneficenza e di sostegno alle fasce sociali più disagiate”. Che buon cuore. Ma stranamente tendo a non fidarmi.
Due giorni fa ho trovato nella posta questa lettera a me indirizzata (come immagino a moltissimi neo-laureati):
Molte aziende cercano ingegneri.
Queste aziende cercano Ingegneri con una marcia in più!
[immagine con i loghi di un po’ di aziende, che non ho messo perché non ho lo scanner, ed anche l’avessi avuto non avrei certo inserito l’immagine… devo fare pubblicità gratis a degli industriali figli di puttana? Per chi mi avete preso? Per Rutelli?]
Sei la persona giusta?
• Se non vuoi sapere cosa cercano le aziende…
• Se non vuoi sapere come si evita il precariato…
• Se non vuoi sapere come si evitano le umiliazioni delle raccomandazioni e del clientelismo…
• Se vuoi scendere a compromessi accontentandoti di “lavoretti temporanei”…
• Se hai la presunzione di pensare che la laurea sia un passepartout per il mondo del lavoro…
• Se pensi che il “sapere accademico” coincida con il “saper fare” che cercano le aziende…
• Se ti accontenti di guadagnare meno di un diplomato…
• Se pensi che aspettare e non decidere rapidamente sia la strategia più giusta per il tuo futuro…
• Se non credi di poter utilizzare la tua laurea per renderla un investimento proficuo…
• Se pensi che il titolo di Ingegnere ti porti automaticamente ad avere una brillante carriera…
• Se vuoi rimanere “parcheggiato” ancora per qualche anno all’Università…
• Se accetti la commiserazione e l’assistenzialismo della società e della famiglia…
…allora non ci contattare!
Le aziende ed il mondo del lavoro non hanno bisogno di te!
Se invece vuoi entrare subito nel mondo del lavoro, avere più prospettive di carriera, avere una retribuzione migliore di un laureato senza Master e dare più valore alla tua laurea in ingegneria con “i Master Aziendali”, prenota il tuo colloquio con le aziende partner e aggiudicati una delle 40 Borse di Studio disponibili.
…
E’ proprio buffo. Perché probabilmente “le aziende ed il mondo del lavoro” non avranno bisogno di me, ma se non altro questa società di “consulenza e training di qualità” ha urgente bisogno di qualcuno che gestisca loro il marketing. Del quale, intendiamoci, io non posso certo definirmi un grande esperto (in quanto persona meno competitiva al mondo, non credo nel marketing, più che altro perché non credo nel mercato), ma non credo che schernire, per di più in maniera fastidiosamente supponente, un proprio potenziale cliente sia una mossa vincente (probabile che, vista la mia tendenza a non-capire-una-cazzo-della-vita, mi sbagli… ciò non farebbe però altro che confermare la sostanziale inconsistenza delle tesi circa la bontà dello “strumento” mercato). Molto interessante, soprattutto dal punto di vista psicologico, è la struttura dell’elenco, che inizia con l’unico punto sensato (è una lettera a dei neo-ing. Che ovviamente sono interessati ad andare a lavorare da qualche parte…), per poi inanellare una inqualificabile serie di cazzate, spaziando da banali luoghi comuni (l’Università non serve: infatti siamo in Italia, la ricerca non si fa, tanto per abbassare i costi meglio puntare su manodopera economica che sull’innovazione, e quindi sulla ricerca… certa gente dimostra la lungimiranza di un talpa morta) fino ad insulti gratuiti (commiserazione ed assistenzialismo? Credo proprio che cercherò di farmi assumere da loro, visto che evidentemente effettuano pagamenti in gin…), passando per geniali assurdità (chi è il pirla per il quale “aspettare e non decidere rapidamente” è la strategia giusta per il suo futuro? A parte qualcuno con uno zio miliardario moribondo?).
Complimenti, se mai dovessero licenziare chi ha scritto questa perla di letteratura credo non avrebbe problema ad ottenere un posto su quel quotidiano che ha il nome uguale ad un’azienda che fornisce caselle di posta elettronica (niente nomi, questo è un blog che non accetta volgarità gratuite).
Nota – Ha inizio con questo post una “quasi nuova” rubrica che spero appassionerà i nostri fedeli ed esigenti lettori. “Quasi nuova” perché in realtà l’idea è biecamente copiata. C’era una volta infatti un giornale satirico di nome “Cuore”, geniale “settimanale di resistenza umana” diretto da Michele Serra. Tra le tante perle proposte (i feroci articoli di Lia Celi, le inarrivabili vignette di Vauro… per dire i primi due che mi vengono in mente, eh…) c’era una piccola rubrica chiamata “Vergognamoci per loro (servizio di pubblica utilità per chi non è in grado di vergognarsi da solo)”. Bene, visto che dai grandi maestri c’è sempre da imparare, è mia intenzione riproporla, anche se questa prima puntata potrebbe apparire un po’ “fuori tema”, visto che avrebbe potuto essere inserita anche in un contesto del tipo “un uomo, un perché”. – Fine nota
Telemarket mi ha sempre affascinato. Trovo infatti straordinaria l’abnegazione dei suoi venditori nel riuscire sempre a lanciarsi in appassionate capriole dialettiche per esaltare le supposte virtù dell’oggetto in vendita in quel momento. Certo, devono vendere via televisione e quindi fanno solo il loro lavoro, cioè quello degli imbonitori. Non c’è – più che altro non può esistere – una pubblicità “vera”, “obiettiva”, ed è proprio per questo che trovo il fenomeno delle televendite interessante dal punto di vista sociologico e preoccupante da quello umano. Perché se continuano a farle significa che c’è chi le guarda (e poi compra: la legge di domanda che incontra quella di offerta. O viceversa).
Gianluca Gaudio cura la parte relativa ai “Graffiti”, e lo reputo un genio incontrastato. Di più. Un vero artista che con il suo istrionico talento riesce a compiere un mezzo miracolo. Perché, a dispetto di quel che ci si potrebbe aspettare da una televendita, nei suoi spazi l’arte c’è veramente. Ma si tratta della sua impareggiabile arte. Osservarlo gigioneggiare tra le tele è come sfogliare un immaginario bignami della storia del teatro. Ora ammicca alla telecamera, ora finge stupore, ora intima con fare superiore di prenotare il quadro, ora si lancia in una trionfalistica quanto incomprensibile descrizione del pezzo. E tutto questo sempre con la suo stile retorico un po’ distaccato ed un po’ paternalistico che lo rendono in definitiva l’ultimo vero sofista*.
Non mi resta che lasciarvi alla visione di questo video che ho trovato su internet (e del quale ho trascritto i primi cinque minuti… leggetelo con attenzione, è uno spasso) come farebbe solo Lui: “Gianluca Gaudio in una performance straordinaria! Gianluca Gaudio in una performance colossale!”
Graffiti, si… straordinario omaggio a Keiuain (?). Signori siate rapidi. Un metro e quaranta per un metro circa. Guarda la potenza, la freschezza, la vitalità, le lettere! Quelle lettere in evoluto (?), che è alla base proprio del pensiero di uno degli artisti più noti dei writers, più noti appunto, perché ha fatto la storia della realtà urbana milanese. Che si è distinto per i suoi apporti e supporti al graffitismo puro. Seimilasettecento euro. Avete tre secondi… tre secondi proprio… tre secondi… [voce fuori campo: Confermata]. Eh, grazie complimenti… grazie davvero, straordinario. Oh! Questa non l’avevo vista prima, non c’era… [vfc: Eh, l’abbiamo messa adesso] Ah, ecco lo dicevo allora, son passato e non l’ho vista… Che serata, che serata, mamma mia… Un metro e venti per un metro. Il logo, graffiti logo. Filippo Minelli in una performance straordinaria! Filippo Minelli in una performance colossale!Un metro e venti per un metro, graffiti logo. Il logo è ciò che ricordiamo in Carteri (?), no… il … l’omino, se vogliamo… quell’omino stilizzato o in Basquiat (?) sotto altri versi… Ecco che i graffiti, si completa il graffitismo, si completa con un’evoluzione e arriva ad un logo… Perché? Perché lo studio, un approfondimento del linguaggio superiore più puro: eccolo! Si si, te lo dico subito… Allora, un metro per un metro e venti, quattromiladuecento euro… [vfc: Confermato] Grazie, complimenti, è bellissimo, straordinario… Poi… Questa non la perdano, “La grande I”! “La grande I”! Cari amici, non rinuncino a questi momenti. Si va a celebrare il senso reale… il senso reale di ciò che il graffitismo, lotta contro la comunicazione fatta dalle multi… dal grandi multinazionali… perché? Perché hanno lo stesso mezzo comunicativo! A differenza delle multinazionali però che affittano e pagano gli spazi, i grandi writers, i grandi graffitisti non pagano nulla, anzi… hanno la capacità di esprimere senza essere ricompensati la loro presenza e la loro vita, in uno strato di realtà urbana… in una realtà suburbana, sottostante… Tremilatrecento euro, qui vi vorrei più raffinati… qui vi vorrei più colti… vi vorrei più esigenti sotto l’aspetto tecnico e attraverso quelle lettere diomeccaniche (?) che sostengono la capacità linguistica. Opera di verbo, cari amici, basta chiamare e chiedere. Poi! Altro grande momento dedicato a Filippo Minelli, straordinario, altra icona linguistica, altra presenza, altro personaggio… ancora un logo che cola che scende, straordinario… si, questa? L’ho fatto… l’opera di prima… ah, meno? Perfetto. Un metro per un metro. Tremilacinquecento euro: splendida! Spettacolare! Signori, questi sono tutti al Pac, questi sono tutti al Pac, al padiglione di arte contemporanea, un museo… Chiaro? Ti faccio entrare, questo è il tributo che dovreste, è la… eh? Ora lo vediamo, si un attimo… però facciamo [vfc: confermata]. Grazie, complimenti. Finisco il giro di là, poi lo vediamo. Ora… vieni! La numero sette è ancora disponibile. Dovete aspettare ancora tanto? Eh? E’ bellissima… Weining Wess (?)… veramente sono le opere che si vedono… esatto… eh… la metropolitana, eh… cioè… l’associazione… è art director di una nota società che si occupa di manga giapponesi, cartoons, cartoni animati, fumetti… la capacità è la semplicità di arrivare alla mente di un essere umano attraverso la cosa più… più simpatica, se vogliamo anche più futile… il fumetto, il cartoon… più divertente… ma ottenere ed ovviamente mantenere il linguaggio, la sostanza… quello che poi è la realtà… la realtà urbana che traduce attraverso le sue presenze… straordinario. Questa è spettacolare cari amici, non la perdano, è la numero sette, ok? Poi, proseguiamo ed andiamo avanti perché così soddisfiamo tutti coloro che sono al telefono. Attenzione! Altro grande capolavoro di Keiuan (?)! Un metro per un metro. Siete pronti? Ecco, adesso facciamoci un bel viaggio… Sembra di essere in una grande metropoli… vedete come trasuda forza, capacità, energia… Ecco la sintesi del linguaggio urbano che attraverso i valori di Keiuan arriva alla nostra storia… la nostra storia contemporanea… Signori, io vi sto dicendo che queste sono opere da non perdere… ciò, qui dovete correre… perché a seimilacinquecento euro questa non va persa… sei e cinque… quindici per cento di sconto… [vfc: confermata]. Certo… fantastica…
*I sofisti (esponenti del pensiero greco), in poche parole, prostituivano il loro cervello. Ovvero, per soldi, dimostravano tutto ed il contrario di tutto. Si, un po’ come certi giornalisti. Solo con più stile.