Archive for March, 2008

Una settimana da Juba

28/3 Juba,
22.12
prima settimana a Juba, primi 10 giorni in Africa!
La situazione qui in Sudàn va sempre molto bene (purtroppo solo per noi occidentali in trasferta, chiaro) ho iniziato finalmente a lavorare, per ora sto solo cercando di carpire più informazioni possibili dal capo progetto che tra 2 settimane rientrerà in Italia, per cui ancora non posso dare giudizi su ciò che faccio ma posso soltanto dire che la prima impressione è ottima.
Ieri e l’altro ieri ha piovuto moltissimo, tanto che giovedì mattina siamo arrivati anche a 23 gradi, almeno 10 in meno del solito (e di adesso), questo ha portato una certa freschezza, ma anche moltissima umidità, come se ce ne fosse bisogno!

Il centro in cui vivo si occupa storicamente, dal 1983, di bambini disabili, inoltre, negli ultimi 3 anni (dopo la firma del peace agreement nel 2005 ed il ritorno ad una apparente tranquillità in questa zona del Sud Sudan) ha avviato diversi nuovi progetti, per aiutare il sistema sanitario di questo paese a rimettersi in piedi. Oggi la mia ONG, fondatrice del centro, gestisce 4 dispensari a Juba e si occupa di promuovere quella che chiamano la CBR, cioè la Community based rehabilitation, in modo che in ogni villaggio abbia almeno una persona in carica che abbia dei medicinali di base e sappia come somministrarli. Inoltre ha un grosso progetto, quello che io probabilmente seguirò più da vicino, la fondazione della prima facoltà di scienze della riabilitazione del Sud Sudan.

Ogni mattina due delle 4 jeep del centro fanno il giro di Juba, e vanno a prendere una 30ina di bambini disabili che frequentano le classi speciali del centro, si tratta di bambini con disabilità soprattutto mentali, dipendenti in gran parte da malattie mal curate (principalmente malaria) o da parti con complicazioni.
Inoltre il centro si occupa di riabilitazione (fisioterapia) su bambini con problemi, anche in questo caso soprattutto per malattie mal curate ma anche per cadute e dolori trascurati, per complicazioni date dalla scarsa alimentazione e per problemi di epilessia, portata dalla malaria cerebrale.

Sembra incredibile per noi occidentali che i genitori possano trascurare dei bambini con ossa rotte o non portare immediatamente al centro casi di epilessia, purtroppo però bisogna tutto riportare alla situazione di qui, in cui le infrastrutture di base sono inesistenti (parlo di strade, ponti, scuole…. l’elettricità è solo per noi fortunati e l’acqua del Nilo, infestata, meno male che c’è, sennò si morirebbe anche di sete), in cui la guerra è durata per 20 anni ed ha distrutto una generazione, in cui la percentuale di morti di parto è la più alta del mondo (credo che il 10% dei parti finisca in tragedia), in un mondo in cui le famiglie hanno tranquillamente 8 / 10 figli, un campo da coltivare sperando di non incontrare mine, in cui per portare un bambino con dei problemi a far visitare bisogna anzitutto sapere che è possibile e che ci sono dei centri che fanno proprio questo (e dopo 20 anni di guerra non è così ovvio), significa lasciare 10 figli sani da soli (che forse, poi, non è così un problema, i bambini devono diventare grandi molto presto), il campetto non curato per un giorno ed affrontare diverse ore di cammino, magari con un bimbo a cui fa malissimo la testa o che non riesce a reggersi sulle gambine.

Un paio di persone mi hanno chiesto con cosa giocano qui i bambini, bene, giocano con le stesse cose con cui giocavano i bambini indiani quando ero li e con cui probabilmente giocavano i nostri nonni, giocano con quello che trovano. Giusto oggi ho visto un gruppo di bambine che raccoglieva dei lunghi fiori bianchi, dopo mezz’ora sono ripassato per lo stesso punto e si erano intrecciate delle gonnelline bellissime e ballavano e cantavano, imitando, probabilmente le madri e le sorelle maggiori. Un gioco classico che impazza per tutte le città del terzo mondo è “insegui un cerchio con un bastone” in cui i bambini corrono dietro a un cerchio (può essere qualsiasi cosa, qui sono soprattutto vecchi pneumatici da moto, in india erano cerchi di metallo) dandogli dei piccoli colpetti per tenerlo in piedi cercando di non farlo cadere.

Fa davvero male vedere molti stranieri venire qui ed arricchirsi aprendo ristoranti (ovviamente il più costoso di Juba è di proprietà di un Italiano che sta a Malindi), alberghi, “supermercati” per gli occidentali come me che vengono per lavorare per le ONG (la sera Juba, città con 180.000 abitanti, si può scegliere se andare a prendere una birra o andare a ballare in oltre 15 locali per Kawaja -stranieri- e con prezzi europei, un albergo a Juba costa mediamente 150$ a notte) o arricchendosi importando spazzatura dalla Cina.

Bon, scusate se stasera ho fatto un po’ la morale ed ho scritto un post un po’ polemica però ogni tanto sapete che mi ci vuole, anche per chiarirmi la testa su questa nuova vita. Se mi avete letto fin qui vi ringrazio e vi bacio le mani.

Non vi racconto la storia del capretto Giovedì e della fine che ha fatto a Pasqua perchè è tardi, la rimando, forse, a un’altra occasione. Potete vedere qualche foto (ancora pochine) di sto posto di pazzi qui
.

CAAAAALDOOOO

Juba 23/3 00.45

Ragazzi che caldo!
Oggi, primo giorno completo a Juba, ho fatto un sacco di cose, lavoro, mercato, messa pasquale di 4 ore, cena con le “sister” e biretta al beduin bar.
Un file rouge unisce tutte queste attività: un caldo porcellissimo - di giorno oggi ho misurato 38 gradi in stanza e più di 40 fuori al sole, mi ha davvero devastato, per un momento ho pensato di avere un febbrone da cavallo ma poi era solo disidratazione, acqua e 2 bananine e tutto è tornato a posto. Ora è mezzanotte passata ed in stanza ci sono 33° (ovviamente con finestra spalancata ma senza ventilatore, se continuo a sudare come sto sudando ora domattina mi sveglio di 50 chili!)

Il giro a Juba per i mercati di Juba è stato molto divertente, l’unico inconveniente, appunto, il caldo mostruoso. Per il resto io ancora sono senza cucina e senza frigo per cui sarebbe stato inutile comprare qualcosa.

Visto che qualcuno me lo ha chiesto, come acqua beviamo quella del pozzo, bollita e fatta decantare dalle sisters. Fa schifo ma mi ci sto piano piano abituando.

Sulla messa pasquale a cui ho assistito oggi ci si potrebbe fare un libro, lunghissima, non finiva mai! Però, certamente, è stata molto più interessante che non le messe che (non) seguiamo in Italia, solo la componente musicale valeva lo spettacolo. Certo, l’ora di predica del prete, metà in inglese e metà in arabo, dopo la lettura integrale di 7 “letture” è stata veramente una mazzata, però i canti, con le donne del pubblico che urlavano ed un pretino anziano che ballava e suonava uno strumento tradizionale, dal rumore della trombetta della bici e dalla forma di piffero dovevano essere visti almeno una volta. Da domenica prossima vedremo che farò.

Domani il presidente torna in Italia, era uno dei motivi per cui in questi giorni abbiamo avuto molta elettricità (oggi c’è stata dalle 9 alle 17!), da domani si torna agli standard, corrente ogni tanto, quando si è fortunati :) .

Problema scarafaggi quasi risolto dopo la bonifica di ieri, stamattina ne ho buttati via 11, ora ce n’è ancora un paio per terra in bagno ma niente di grave, sui muri non se ne vede quasi più.

Per rispondere alle domande di Emma:
Usratuna è a Juba, è il nome del compound della mia ONG
Juba è grossina, fa 180mila abitanti e non ci sono palazzi ma solo tukul (capanne) per cui sono belli sparsi!
Cibo ancora niente di strano, domani però sgozziamo la capra per pasqua!
Il mio compound a Juba dovrebbe essere qui

JUBA JUBA JUBA!

22/3 Juba 7.50 am
Prima notte ad Usratuna

Juba, Juba, Juba!
Finalmente sono arrivato in Sudan!
Dopo un viaggio in giro per l’Africa ieri sera sono atterrato a Juba, esperienza sin dai primi momenti ai limiti del credibile, io mi ero stupito del fatto che ad addis mi fossi imbarcato con una grossa bottiglia d’acqua mezza aperta e nessuno mi avesse detto nulla, ma ancora non immaginavo cosa mi aspettasse una volta atterrato a Juba! C’era la gente, venuta a prendere amici e parenti che aspettava subito fuori dall’aereo inoltre la stanza di controllo passaporti e controllo/ritiro bagagli è una stanza 10×10 con 2 grossi tavoli di legno in cui la gente si ammassa (NB si ammassa, non si mette in coda) per sbrigare le formalità d’ingresso ed un po’ di finestre di legno che danno sull’esterno, all’arrivo dei bagagli le finestre vengono aperte ed a mano degli inservienti tirano dentro le valigie, devi solo stare attento ed essere lì quando arriva la tua e prenderla al volo.

Ad aspettarmi c’erano 3 volontari, mi hanno portato subito a casa, se si esclude una lingua nuovissima d’asfalto davanti all’aeroporto non ho ancora visto una strada percorribile da un mezzo “normale”, qui girano solo jeep hard core, sarebbe divertente vedere qualche cafonazzo milanese col suo SUV da 100milaeuri qui in mezzo :-).

Il centro Usratuna non è male, è abbastanza grande e verde, io sto temporaneamente in una stanzetta all’interno della costruzione più grande, in attesa che la mia casetta sia pronta. Dal numero di scarafaggi giganti che avevo in bagno ieri sera credo che fosse un po’ di tempo che nessuno stava qui, stamattina, dopo un’opera di bonifica, ne ho contati 10 sul pavimento.

La corrente elettrica c’è solo quando gira il generatore, cioè 5 o 6 ore al giorno, il che significa che il resto della giornata, senza ventilatori, si schiatta dal caldo.
Tuttavia quando la corrente c’è funziona un wireless in tutta l’area che mi permette di connettermi anche dalla stanza, nel letto, sotto la zanzariera :-).

Ieri sera mi hanno portato in un locale etiope molto carino, il primo approccio con “la noche de JUBA” è stato sicuramente positivo.

Time Travel

Addis Abeba 19/3

Oggi ho viaggiato nel tempo.
alle 12 del 19 marzo 2008 mi sono improvvisamente accorto che per tutti quelli intorno a me erano le 6 am del 19 marzo 2000 , in effetti me ne sarei dovuto accorgere nei giorni scorsi, tutta la città sta festeggiando l’avvento del 2000, tutto è illuminato con i colori della bandiera, verde giallo e rosso ed ovunque ci sono cartelloni di benvenuto per il nuovo millennio. Ho anche sentito parlare di millennium bug.

Così, d’una botta, vedersi tolti 8 anni è stata una bella soddisfazione, anche se ancora non ho capito se con sto viaggio nel tempo posso anche riprendere l’università da capo oppure devo stare attento a non farmi vedere da mio doppio sennò il mondo finisce. Ho urgenza di riguardare Ritorno al Futuro.

Riguardo all’ora è proprio una cosa buffa, il sole continua a salire e tramontare come se il vecchio orario fosse giusto però per tutti quanti la mezzanotte è alle 6 del mattino ed il mezzogiorno alle 18, così, giusto per complicare le cose. Ora ho sempre dei gran casini per capire l’ora in cui andare a dormire.

Ora, c’è da dire, che alcuni dei voi lettori 8 anni fa non mi conoscevano, per cui è un gran casino, adesso com’è, vi conosco di vista? Voi mi conoscete?

Ovviamente il calendario copto ed lo standar di tempo indietro di 6 ore, adottati in Etiopia, non hanno nulla a che vedere con quello di cui parlo sopra. Io ho proprio viaggiato nel tempo, ne sono certo!

Btw, ieri sera bella serata con Emilio, il giornalista che vive qui e gira per l’Africa da un po’ di anni e parla Amarico fluentemente, sua cugina in visita e 2 suoi amici etiopici, cena “occidentale” in un posto tipico, biretta etiope e narghilè! Cosa vuoi di più dalla vita?

ah, ci son casini col biglietto per Juba… Forse devo stare qui fino a Lunedi’…

un paio di foto fatte oggi

AFRICA AFRICA AFRICA

Addis Abeba 17/3, prima notte in Africa

Sensazioni già vissute, tornano in mente bei momenti quasi dimenticati.
Gli Etiopi sono incredibili, la gentilezza delle persone che ho incontrato fino ad ora mi ha colto quasi di sorpresa, le poche preoccupazioni che avevo sono scomparse già con le prime 2 persone con cui ho avuto a che fare, la ragazza che mi ha fatto il visto all’aeroporto mi ha accolto con un sorriso stupendo che ha spazzato via ogni timore di burocrazie infinite ed il ragazzo che lavorava alla dogana col quale ho chiaccherato di champions league e di Cassano, the crazy player of Roma :-) risate su risate.

Dall’aereo in sosta a Karthoum ho visto il mio primo tramonto Africano, mi ha lasciato senza parole, il sole, un sfera rossa enorme, scende tra i minareti illuminando di fuoco il cielo fino a pochi minuti prima azzurrissimo. Non credo che mi ci abituerò facilmente.

Prima cena “etnica”, poco fa sono andato a mangiare qualcosa al ristorante dell’albergo. Ho preso quello che mi ha consigliato Abtamu, il ragazzo che con la sua fiat 131 con gli interni in pelo bianco mi ha accompagnato dall’aeroporto fino all’Extreme Hotel, un foglio di pane spugnoso ed una ciotola con una sorta di sugo di carne macinata, verdure ed un pezzo di, credo, agnello. Piccante quanto basta e speziatissimo. Odori e sapori molto simili a quelli dell’India. Ah, qui (come in gran parte del Sud del mondo) si mangia senza posate, per fortuna non ho perso l’abilitˆà con le dita che avevo faticosamente acquisito in India.

Domani prime pratiche per il visto, sono davvero curioso di vedere questa città alla luce del sole.

Temperatura molto piacevole, siamo sui 20 gradi, in camera ora solo con la magliettina e la finestra aperta c’è quasi fresco. Per domani ne prevedono 30, qui ad Addis siamo sull’altipiano, a 2.200 mt slm. Non oso immaginare cosa sarà a Juba.

Ah, il fantasma del passato mi perseguita, qui in albergo tutti i mobili sono IKEA….

Fortunatamente il primo impatto con l’Africa non poteva andare meglio, se si andasse avanti cosi’ sarebbe uno spettacolo.

PS Purtroppo la connessione internet dell’albergo stasera non funziona, chissa’ quando riusciro’ a postare le mie prime impressioni!
scrivo ora, e’ il secondo giorno ad Addis, posto anche qualche foto!!

PPS piccolo sondaggio per il nuovo nome e sottotitolo del Blog, a me per ora sono venuti in mente questi 3 nomi, se ne avete altri commentate il post!

1. Just another African Sunset
2. …and Happiness for all
3. Qui Sudan un casino


cibo etiope


Abtamu e gli interni in pelo

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Ristorante la Mandragola -pessima esperienza-

Qualche sabato fa con qualche amico sono stato al Ristorante la Mandragola di P.zza San Cosimo. Si trova in una delle piazzette meno conosciute ma più belle di Genova, accanto alla chiesa più antica di Genova, quella dedicata ai Santi Cosma e Damiano.

Che dire, ne avevamo letto bene su mentelocale, ed eravamo curiosi di scoprire qualche nuovo posto a Genova.

Lo staff era decisamente impreparato, abbiamo atteso più di un’ora perchè ci servissero gli antipasti -porzioni scarse e di qualità da osteria di bassissima lega, primi non particolarmente buoni e secondi scadenti tutto accompagnato da vino, sia bianco che rosso, davvero dozzinale.
Ma il peggio ancora non è arrivato, al momento di pagare il conto, il gestore, spocchioso e molto maleducato, non ha nemmeno accettato di rivedere il conto che lì per lì, sebbene un po’ alticci, ci pareva davvero alto (abbiamo speso 47 € -QUARANTASETTEEURI- a testa per antipasto, primo (non preso da tutti), secondo (non preso da tutti) dolce (non preso da tutti) e vino (non bevuto da molti) ).
La rabbia e la delusione è comunque arrivata più tardi quando al tavolo di un bar abbiamo tirato fuori il conto e lo abbiamo controllato meglio, non sto a entrare nei dettagli, ma TUTTE, TUTTE le voci erano o per un numero superiore di persone rispetto a quelle che effettivamente eravamo o ad un prezzo molto maggiore rispetto a quello sul menu, emblematici gli antipasti, caricati di oltre il 50%!

Che dire, noi non torneremo MAI più e ne faremo un pessima pubblicità. E’ davvero incredibile vedere come dei ristoranti con un potenziale incredibile si sputtanino in questa maniera, trattando a pesci in faccia una tavolata numerosa di giovani genovesi, che, se trattati bene, ne avrebbero parlato bene e certamente avrebbero portato molti altri clienti ai loro tavoli.