Archive for April, 2008

Un giorno a Juba

Cronistoria di un giorno a Juba (e.g. questo venerdì):
8.00, sveglia: Su la zanzariera si prova a accendere la luce nella speranza (invana) che nella notte sia tornata la luce della città.
8.10, WC e Doccia: Riempo il catino di acqua 2 volte, con il primo giro “tiro la catena”, il secondo lo metto accanto alla doccia e inizio a versarmi in testa la sua acqua (ghiacciata, per gli standard Sudanesi) con una brocca. La doccia, a causa del tantissimo calcare e residui vari che ci sono nell’acqua del nostro pozzo manda fuori pochissima acqua.
8.20, The sul fuoco, devo ricordarmi di farlo bollire per bene prima di berlo.
8.30, Si arriva in ufficio e la vita comincia, il generatore parte e con lui anche internet, i ventilatori, i pc e tutto quello che serve
9.30, Con la solita mezz’oretta di ritardo arriva S., la mia domestica e cuoca Tanzana, con sua figlia di 3 mesi Precious (o giù di lì) avvolta sulle spalle.
9.35, Vado alla traffic police con J., l’accountant tuttofare Sudanese dell’ufficio, ho la patente internazionale ma la polizia ha deciso che non va bene, devo fare anche quella Sudanese, è la terza volta che vengo e finalmente trovo l’addetto, ho 3 kili di fotocopie e 2 etti di fototessere. Non bastano, devo tornare in ufficio e portare un’altra fotocopia.
10.00, Ritorno alla traffic police. Questa volta sono certo di avere tutto. Mi danno un form da compilare, però prima devo andare a fotocopiarlo perchè ne hanno una sola copia. E’ tutto in arabo. Quando torno lo faccio notare all’agente e comincia a compilarlo lui copiando qualcuno dei miei dati da una delle fotocopie del mio passaporto.
Attraverso la traduzione dall’arabo all’inglese di J. mi chiede: primo nome, ok, lo so. Secondo nome, mmm, ok, il cognome! Terzo nome, oh, mm, no, provo a spiegargli che da noi non si usa. Risate grassissime di tutto l’ufficio. In effetti da bambino un secondo nome me lo avevano dato, glielo dico ed è felice.
Gruppo sanguigno, no, non me lo ricordo! (Penso ad un ago sudanese che si infila nel mio braccio), no no fermo J., ho ricordato, non tradurre, sono A negativo (speriamo esista)!
10.30, la patente è pronta, manca solo il timbro e la firma del capo della polizia (che poco prima ho incontrato, è un mago del multitasking, in ufficio legge il giornale mentre guarda la tv in arabo e fuma).
10.31, l’agente torna dall’ufficio del capo e si siede a 2 metri da noi
10.40, aspetto
10.50, aspetto, intanto tutti gli agenti stanno parlando di me in arabo con J.. Più tardi mi spiegherà che parlavano dei miei peli sulle braccia e del fatto che secondo loro uno con i miei peli non poteva essere italiano ma solo arabo (e dopo 20 anni di guerra non è che gli arabi gli siano simpaticissimi).
11.00, James chiede che succede, l’agente (che è ancora a 2 metri da noi) ci dice di tornare lunedì a ritirare la patente. Il capo sta facendo un meeting e durerà ancora per un po’…
11.10, In macchina realizziamo che non ho messo l’impronta digitale sul modulo, speriamo che lunedì emettano la patente lo stesso!
11.15, In ufficio riprendo a lavorare, tutti gli altri lavoratori fanno pausa e i bambini della scuola fanno ricreazione.
11.45, Finisce il fatur (la pausa) tutti rientrano in ufficio
12.00, Vado a controllare S., sta cucinando e mi lecco le orecchie dall’acquolina
13.30, Pranzo (Tanzano -spezzatino, verdurine simil-spinaci e riso) e break
14.30, Di nuovo al lavoro
15.00, Vado con F. ai ministeri per ritirare un documento. Al primo ministero rimaniamo sbalorditi dalla efficienza, l’impiegato (che tuttavia quando arriviamo sta dormendo sotto un albero) ci ha preparato tutte le pratiche chieste il giorno prima, in triplice copia oltretutto!
15.05, Ancora scioccati ci muoviamo verso il Ministero delle Finanze per consegnare questi documenti e ritirare quello che ci serviva. Intanto F. mi spiega che negli ultimi 6 mesi hanno licenziato 2 direttori del ministero perchè scoperti a rubare (rimango sbalordito, li hanno trovati e licenziati, meglio che in Italia!)
15.10, Al ministero consegniamo i documenti a un omino che ci fa sedere e ci dice di aspettare.
15.20, Aspettiamo ancora tutti ma non si vede nessuno sviluppo
15.50, Aspettiamo
16.10, L’omino torna con una pila enorme di documenti, ci chiama e mi dice che hanno un problema, la stampante non va. Ci dà la carta intestata del ministero e ci rimanda in ufficio dicendoci di copiare il testo da un altro documento che già avevano emesso tempo fa, stamparlo e tornare da lui.
17.00, Stampiamo e torniamo (per fortuna nessuno ha ancora spento il generatore e riusciamo a fare tutto). L’omino è ancora lì ma non chi deve timbrare e firmare. Dobbiamo tornare lunedì.
17.10, A casa, pago S. e gioco un po’ con Precious (o qualcosa del genere) mentre lei cucina la cena che si porteranno a casa.
17.30, Cerco di creare una corrente d’aria in casa aprendo tutte le porte e le finestre e assumendo tutte le posizioni possibili per esserci in mezzo. Appena trovo una combinazione vincente, mi addormento.
18.30, Mi sveglio, sudatissimo, doccia, questa volta l’acqua, dopo un giorno di sole, è caldissima
19.00, Torna la corrente, via Skype chiamo in Italia.
20.00, Vado a cena con E. (un mio collega, medico Keniano) al Queen of Sheeba. Prima di uscire sistemo candele e fiammiferi nei punti strategici della casa per quando tornerò
21.30, C. (fisioterapista marchigiano), A1. (mio collega Ugandese) e A2. (amico Keniano di E.) ci raggiungono e andiamo tutti al Rock Shield, localino sul Nilo dove fanno musica dal vivo con ballerine Ugandesi. Mercoledì ci siamo venuti con E. che è impazzito e c’è voluto tornare non appena possibile. Finiamo tutti a ballare sul palco (qui si usa così).
00.00 Coprifuoco. Torniamo a casa, dalle 22 non c’è corrente e brancolo nel buio facendomi luce col cellulare. Arrivo in bagno e mi ricordo di aver sistemato le candele. Le accendo, mi complimento con me stesso per l’ottimo posizionamento, le spengo, vado a letto.

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Writing in the night

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1 mese a Juba

E’ volato, il primo mese a Juba è passato in una settimana, 10 gg al massimo. Sembra ieri che il mio aereo, dopo aver sorvolato la verdissima Uganda atterrava sulla striscia di Juba. Su GoogleEarth avevo controllato, ero certo che fosse asfaltata, però facendola dal vivo fino a 2 secondi prima dell’atterraggio ero certo di atterrare su una pista sterrata, poi il grigio dell’asfalto è arrivato e mi son messo il cuore in pace (ecco, un consiglio, forse la tratta Addis Ababa-Entebbe-Juba non la consiglierei al Delfino come viaggio inaugurale).

E’ stato un mese intenso, tante cose si sono succedute e direi che adesso mi sento abbastanza Jubese, certo ancora mi manca il giro di malaria obbligatoria per poter ammettere di aver vissuto il Sud Sudan, però per quello c’è ancora almeno un anno di tempo. Per sicurezza, e per dimostrare un po’ di rispetto all’Africa, ho già preso 2 volte il “mal di pancia”, anche se, rispetto a quelli che avevo preso in India questi sono stati davvero nulla, per pudore non scendo in dettagli tecnici ma fidatevi, meglio 8 mal di pancia africani che 1 indiano.

Rispetto al mio arrivo fa molto più fresco, un po’ perché mi sono abituato al posto e soprattutto perché, in effetti, ha iniziato a piovere e fa molto più fresco. In questo momento (è sera) sto scrivendo con la tapparella abbassata, la zanzariera sistemata e il ventilatore spento. I primi giorni era uguale ma col la tapparella su alla ricerca di correnti d’aria con le altre stanze. Il ventilatore, anche volendo, nel 90% delle sere sta fermo comunque perchè non c’è elettricità.

Ho finalmente un altro inquilino in casa, dopo che 2 giorni fa sono uscito ed ho lasciato dimenticato la porta socchiusa un bel geco ha deciso che qui, in effetti così male non si sta (e visto che si ciba di insetti non posso dargli torto, ne ho uno zoo). Tuttavia la sua presenza non è simpatica come quella dell’attivo Grigua (il mio geco di Ahmedabad) o del suo amico che era qui quando mi sono trasferito, quest’altro si nasconde sempre nella dispensa e cerca di fare più casino possibile quando si muove, tanto che fino a stamattina (quando sono andato in missione di sondaggio in vista di una possibile contrattacco) ho creduto che fosse un topo.

Bon, ci sono un sacco di altre cose da raccontare ma stasera non ho voglia per cui chiudo qui ma metto su due foto così siete felici.

Ballerini a Juba
Spettacolo danzante, notate la stazza della ballerina in primo piano, qui piacciono così

Mercato Juba
Uno dei mercati di Juba, credo Conyo Conyo (da pronunciare con la egne spagnola)

Prove per il funerale
Prove per il funerale

ELEGANCE UNISEX BEAUTY SALON EURO/AFRO

Questo weekend sono finalmente riuscito ad andare ad accorciarmi i capelli, la mia “acconciatura” occidentale mi stava facendo morire di caldo per cui ho optato per un passaggio radicale a un taglio molto più consono all’Africa ed a Juba.
Consigliandomi col mio amico Edwin (che gira rasato a zero e sgozza capre nel tempo libero) mi sono fatto accompagnare al mitico “ELEGANCE UNISEX BEAUTY SALON EURO/AFRO”, praticamente il barbiere dei fighetti di Juba.
L’”ELEGANCE UNISEX BEAUTY SALON EURO/AFRO” è in centro, vicino all’elegante “centro commerciale nel container” Jit, e, grazie alla sua insegna inconfondibile, è impossibile da mancare.
Uno dei punti di forza del “ELEGANCE UNISEX BEAUTY SALON EURO/AFRO” è certamente il customer care, nell’attesa per il taglio, sotto a un bellissimo mango, l’atmosfera è perfetta, non manca mai un giornale Keniota vecchio di una settimana e, chiedendo, si può ottenere anche una biretta.
L’hair stylist dell’”ELEGANCE UNISEX BEAUTY SALON EURO/AFRO” è un mago della macchinetta, ed è in grado anche di eseguire il taglio all’ultimo grido: “corti sui lati e un po’ meno corti sopra” nonché di utilizzare tecniche avanzatissime nel taglio della barba con la macchinetta per i capelli. Bisogna solo ricordargli, quando finisce di fare la barba, di proseguire e tagliare anche i baffi.
All’”ELEGANCE UNISEX BEAUTY SALON EURO/AFRO” terminato il taglio dei capelli, compreso nel prezzo, si può anche ottenere un pratico lavaggio con acqua del Nilo riscaldata al sole, shampoo alla liquirizia e passaggio di 3 diversi tipi di creme e balsami.

L’elegante insegna dell’”ELEGANCE UNISEX BEAUTY SALON EURO/AFRO”
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La sala d’attesa dell’”ELEGANCE UNISEX BEAUTY SALON EURO/AFRO”
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Vista esterna dell’”ELEGANCE UNISEX BEAUTY SALON EURO/AFRO”
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L’hair stylist al lavoro ed il dott. Edwin . Sulla destra si nota l’area lavaggio capelli, con la poltrona ed i pratici secchi per l’acqua del Nilo.
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Customer satisfaction
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PS dopo 2 giorni di ubriacatura da elettricità siamo tornati ai vecchi orari di luce col generatore ed a torce e candele.

Fiat Lux

Juba 6/4/08
00.20

Ore 16.00, l’incredibile accade, morti di caldo udiamo una voce da dentro una casa: c’è luce, c’è luce!! Le orecchie si allungano, cerchiamo il rumore del generatore, non è orario, forse qualcuno lo ha acceso senza dire niente, però sentiamo solo il silenzio, è spento, però il ventilatore di casa, in effetti, sta girando!
Dopo oltre 3 mesi di black out totale la energia elettrica di Juba è tornata! Gioia e giubilo, sta a vedere che stasera quando torniamo a casa riusciamo a evitare di entrare a tastoni e alla ricerca della torcia! No no, non è possibile, è un caso, non durerà! Però adesso a mezzanotte la luce c’è, il ventilatore gira, magari riusciamo a dormire senza svegliarci la mattina disidratati dal sudore.
Non si sa se durerà, non si sa perchè, non si sa se funzionerà, fatto sta che dopo 3 settimane (per me che son fresco di Juba) di giornate programmate basandosi sul famigerato orario di elettricità, domani, forse, riusciremo a riposare al pomeriggio sotto il fan, senza dover cercare l’ombra tra gli alberi spelacchiati.
Per me che son appena arrivato questa inaspettata comodità è quasi un fastidio, fare a meno per qualche ora al giorno di qualcosa che normalmente si da per scontata aiutava a rendersi conto del posto in cui si sta vivendo, ora si, si sta molto meglio, però si corre il rischio di abituarsi bene e di dimenticarsi delle enormi difficoltà con cui i Sudanesi devono vivere ogni giorno. La stragrande maggioranza di loro l’energia non la ha mai e di certo non si lamenta di questa mancanza, vivendo ogni giorno senza sapere cosa potrebbe succedere il giorno dopo, i problemi sono di certo altri.

Dancing in the rain