E’ volato, il primo mese a Juba è passato in una settimana, 10 gg al massimo. Sembra ieri che il mio aereo, dopo aver sorvolato la verdissima Uganda atterrava sulla striscia di Juba. Su GoogleEarth avevo controllato, ero certo che fosse asfaltata, però facendola dal vivo fino a 2 secondi prima dell’atterraggio ero certo di atterrare su una pista sterrata, poi il grigio dell’asfalto è arrivato e mi son messo il cuore in pace (ecco, un consiglio, forse la tratta Addis Ababa-Entebbe-Juba non la consiglierei al Delfino come viaggio inaugurale).
E’ stato un mese intenso, tante cose si sono succedute e direi che adesso mi sento abbastanza Jubese, certo ancora mi manca il giro di malaria obbligatoria per poter ammettere di aver vissuto il Sud Sudan, però per quello c’è ancora almeno un anno di tempo. Per sicurezza, e per dimostrare un po’ di rispetto all’Africa, ho già preso 2 volte il “mal di pancia”, anche se, rispetto a quelli che avevo preso in India questi sono stati davvero nulla, per pudore non scendo in dettagli tecnici ma fidatevi, meglio 8 mal di pancia africani che 1 indiano.
Rispetto al mio arrivo fa molto più fresco, un po’ perché mi sono abituato al posto e soprattutto perché, in effetti, ha iniziato a piovere e fa molto più fresco. In questo momento (è sera) sto scrivendo con la tapparella abbassata, la zanzariera sistemata e il ventilatore spento. I primi giorni era uguale ma col la tapparella su alla ricerca di correnti d’aria con le altre stanze. Il ventilatore, anche volendo, nel 90% delle sere sta fermo comunque perchè non c’è elettricità.
Ho finalmente un altro inquilino in casa, dopo che 2 giorni fa sono uscito ed ho lasciato dimenticato la porta socchiusa un bel geco ha deciso che qui, in effetti così male non si sta (e visto che si ciba di insetti non posso dargli torto, ne ho uno zoo). Tuttavia la sua presenza non è simpatica come quella dell’attivo Grigua (il mio geco di Ahmedabad) o del suo amico che era qui quando mi sono trasferito, quest’altro si nasconde sempre nella dispensa e cerca di fare più casino possibile quando si muove, tanto che fino a stamattina (quando sono andato in missione di sondaggio in vista di una possibile contrattacco) ho creduto che fosse un topo.
Bon, ci sono un sacco di altre cose da raccontare ma stasera non ho voglia per cui chiudo qui ma metto su due foto così siete felici.

Spettacolo danzante, notate la stazza della ballerina in primo piano, qui piacciono così

Uno dei mercati di Juba, credo Conyo Conyo (da pronunciare con la egne spagnola)
Prove per il funerale






0 Responses to “1 mese a Juba”