
È il primo megayacht che non inquina […]. Uno scafo di cinquanta metri e mezzo, fresco di varo a zero emissioni
[…] «Ho voluto questa caratteristica — ha spiegato Benetton, pantaloni bianchi e giacca blu da perfetto yachtman—per sostenere in modo concreto che chi va per mare deve pensare all’ecologia, essere responsabile, non inquinare.» […] «volevo uno scafo affidabile, solido. E pulito».
Facendo 30 secondi di ricerca su internet ho trovato le caratteristiche tecniche dello yacht:

(In tutto questo trascuro il fatto che il sig. Benetton è anche il proprietario di Autostrade SpA e Autogrill e il cui business non è esattamente “ecologico”)







Mi permetto di fare solo un po’ di considerazioni, fermo restando il mio profondo odio rispetto a Benetton ed a tutti quelli come lui (si, sono massimalista). E che mi puzza di bieca operazione d’immagine.
Non so come funzionino le certificazioni del Rina, ma una certificazione “ecologica” non significa necessariamnete non inquinare, ma al massimo essere all’avanguardia applicando tecnologie che inquinano (molto - si spera) meno [le “navi da crocera di ultima generazione” citate certamente inquinano, probabilmente sono dotate però di più complessi sistemi di filtraggio e di efficienza enegrgetica (non lo so, eh… faccio delle ipotesi che mi sembrano plausibili…)].
Nell’articolo in questione la descrizione tecnica, che poi era al centro deltitolo meritorio, era relegata al solo al primo capoverso… un po’ poco per ssere esustiva ed infatti non dice praticamnete niente).
Da quel che ho capito l’ecologicità starebbe nel “sistema di raccolta di tutte le acque”, aspetto sicuramente non trascurabile e meritorio, ma sarebbe stato carino sapere anche qualcosa sull’analisi del ciclo di vita della nave (quali e quanti materiali sono stati utilizzati? Si è usato materiali riciclabili il più possibile? Quanto è articolato il piano per la dismissione?) Il “zero emissioni” è buttato lì un po’ a casaccio e non si capisce di quali emissioni si stia parlando, immagino di anidride carbonica, visto che è l’argomento clou degli ultimi anni [anche se non bisognerebbe trascurare le emissioni di robaccia localmente nociva (ossidi di azoto, particolato fine, ossidi di zolfo…) dovuta a combustione di fossile]. Sarebbe allora interessante sapere come si è ottenuto tale risultato (anche perchè è possibile farlo). Due ipotesi principali.
- L’energia elettrica utilizzata per la fabbricazione è proveniene da fonti rinnovabili (o sono stati comprati certificati verdi pari all’energia utilizzata). Per quanto rigurda le emissioni in funzionamento o si utilizza, ad esempio, biodisel (con tutte le riserve che ho sui carburanti bio) oppure si è fatta una media delle emissioni previste e si sono applicate metodologie “compensative” (stile piantare degli alberi)
- Si è fatto una stima di tutta l’energia utilizzata, e delle conseguenti emeissioni, e si sono applicate metodologie “compensative” (stile piantare degli alberi. L’hanno fatto ad esempio i Gang per il lror ultimo disco),
Il problema che queste cose non sono specificate. Quindi mi sa di esagerazione giornalistica (non è possibile che uno, leggendo un articolo, debba andare a “controllare” la veridicità delle affermazioni, magari sritte con un po’ troppa leggerezza…).
Emma, che ne sa certo più di me, ha chiarito benissimo la questione e, visto che l’analisi ingegneristica è a posto, non mi resta che mandare a cagare benetton (se vuoi essere ecologico: quel che usi per spostare 620 ton potevi risparmiarlo, non spostandole) ed il giornalista che scrive senza sapere(o più facilmente sapendo ma volendo pompare l’immagine del suddetto)…