Cronistoria di un giorno a Juba (e.g. questo venerdì):
8.00, sveglia: Su la zanzariera si prova a accendere la luce nella speranza (invana) che nella notte sia tornata la luce della città.
8.10, WC e Doccia: Riempo il catino di acqua 2 volte, con il primo giro “tiro la catena”, il secondo lo metto accanto alla doccia e inizio a versarmi in testa la sua acqua (ghiacciata, per gli standard Sudanesi) con una brocca. La doccia, a causa del tantissimo calcare e residui vari che ci sono nell’acqua del nostro pozzo manda fuori pochissima acqua.
8.20, The sul fuoco, devo ricordarmi di farlo bollire per bene prima di berlo.
8.30, Si arriva in ufficio e la vita comincia, il generatore parte e con lui anche internet, i ventilatori, i pc e tutto quello che serve
9.30, Con la solita mezz’oretta di ritardo arriva S., la mia domestica e cuoca Tanzana, con sua figlia di 3 mesi Precious (o giù di lì) avvolta sulle spalle.
9.35, Vado alla traffic police con J., l’accountant tuttofare Sudanese dell’ufficio, ho la patente internazionale ma la polizia ha deciso che non va bene, devo fare anche quella Sudanese, è la terza volta che vengo e finalmente trovo l’addetto, ho 3 kili di fotocopie e 2 etti di fototessere. Non bastano, devo tornare in ufficio e portare un’altra fotocopia.
10.00, Ritorno alla traffic police. Questa volta sono certo di avere tutto. Mi danno un form da compilare, però prima devo andare a fotocopiarlo perchè ne hanno una sola copia. E’ tutto in arabo. Quando torno lo faccio notare all’agente e comincia a compilarlo lui copiando qualcuno dei miei dati da una delle fotocopie del mio passaporto.
Attraverso la traduzione dall’arabo all’inglese di J. mi chiede: primo nome, ok, lo so. Secondo nome, mmm, ok, il cognome! Terzo nome, oh, mm, no, provo a spiegargli che da noi non si usa. Risate grassissime di tutto l’ufficio. In effetti da bambino un secondo nome me lo avevano dato, glielo dico ed è felice.
Gruppo sanguigno, no, non me lo ricordo! (Penso ad un ago sudanese che si infila nel mio braccio), no no fermo J., ho ricordato, non tradurre, sono A negativo (speriamo esista)!
10.30, la patente è pronta, manca solo il timbro e la firma del capo della polizia (che poco prima ho incontrato, è un mago del multitasking, in ufficio legge il giornale mentre guarda la tv in arabo e fuma).
10.31, l’agente torna dall’ufficio del capo e si siede a 2 metri da noi
10.40, aspetto
10.50, aspetto, intanto tutti gli agenti stanno parlando di me in arabo con J.. Più tardi mi spiegherà che parlavano dei miei peli sulle braccia e del fatto che secondo loro uno con i miei peli non poteva essere italiano ma solo arabo (e dopo 20 anni di guerra non è che gli arabi gli siano simpaticissimi).
11.00, James chiede che succede, l’agente (che è ancora a 2 metri da noi) ci dice di tornare lunedì a ritirare la patente. Il capo sta facendo un meeting e durerà ancora per un po’…
11.10, In macchina realizziamo che non ho messo l’impronta digitale sul modulo, speriamo che lunedì emettano la patente lo stesso!
11.15, In ufficio riprendo a lavorare, tutti gli altri lavoratori fanno pausa e i bambini della scuola fanno ricreazione.
11.45, Finisce il fatur (la pausa) tutti rientrano in ufficio
12.00, Vado a controllare S., sta cucinando e mi lecco le orecchie dall’acquolina
13.30, Pranzo (Tanzano -spezzatino, verdurine simil-spinaci e riso) e break
14.30, Di nuovo al lavoro
15.00, Vado con F. ai ministeri per ritirare un documento. Al primo ministero rimaniamo sbalorditi dalla efficienza, l’impiegato (che tuttavia quando arriviamo sta dormendo sotto un albero) ci ha preparato tutte le pratiche chieste il giorno prima, in triplice copia oltretutto!
15.05, Ancora scioccati ci muoviamo verso il Ministero delle Finanze per consegnare questi documenti e ritirare quello che ci serviva. Intanto F. mi spiega che negli ultimi 6 mesi hanno licenziato 2 direttori del ministero perchè scoperti a rubare (rimango sbalordito, li hanno trovati e licenziati, meglio che in Italia!)
15.10, Al ministero consegniamo i documenti a un omino che ci fa sedere e ci dice di aspettare.
15.20, Aspettiamo ancora tutti ma non si vede nessuno sviluppo
15.50, Aspettiamo
16.10, L’omino torna con una pila enorme di documenti, ci chiama e mi dice che hanno un problema, la stampante non va. Ci dà la carta intestata del ministero e ci rimanda in ufficio dicendoci di copiare il testo da un altro documento che già avevano emesso tempo fa, stamparlo e tornare da lui.
17.00, Stampiamo e torniamo (per fortuna nessuno ha ancora spento il generatore e riusciamo a fare tutto). L’omino è ancora lì ma non chi deve timbrare e firmare. Dobbiamo tornare lunedì.
17.10, A casa, pago S. e gioco un po’ con Precious (o qualcosa del genere) mentre lei cucina la cena che si porteranno a casa.
17.30, Cerco di creare una corrente d’aria in casa aprendo tutte le porte e le finestre e assumendo tutte le posizioni possibili per esserci in mezzo. Appena trovo una combinazione vincente, mi addormento.
18.30, Mi sveglio, sudatissimo, doccia, questa volta l’acqua, dopo un giorno di sole, è caldissima
19.00, Torna la corrente, via Skype chiamo in Italia.
20.00, Vado a cena con E. (un mio collega, medico Keniano) al Queen of Sheeba. Prima di uscire sistemo candele e fiammiferi nei punti strategici della casa per quando tornerò
21.30, C. (fisioterapista marchigiano), A1. (mio collega Ugandese) e A2. (amico Keniano di E.) ci raggiungono e andiamo tutti al Rock Shield, localino sul Nilo dove fanno musica dal vivo con ballerine Ugandesi. Mercoledì ci siamo venuti con E. che è impazzito e c’è voluto tornare non appena possibile. Finiamo tutti a ballare sul palco (qui si usa così).
00.00 Coprifuoco. Torniamo a casa, dalle 22 non c’è corrente e brancolo nel buio facendomi luce col cellulare. Arrivo in bagno e mi ricordo di aver sistemato le candele. Le accendo, mi complimento con me stesso per l’ottimo posizionamento, le spengo, vado a letto.

Writing in the night








E lavorare, non si lavora?