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Gin Lemon? Chi?

dopo lungo tempo e decine di richieste torno a scrivere qualche riga da questo angolo di mondo.
Sono ormai quasi 7 mesi che sono qui in Sud Sudan (escludendo 2 settimane di ferie keniote), ormai sono quasi un veterano di Juba (grazie al frenetico turnover di staff espatriato). Nella mia NGO sono rimasto l’unico volontario Italiano, presto arriverà un’altra volontaria e verso novembre aspetto l’arrivo di una fisioterapista per il centro e spero anche di un infermiere/a o medico che ci aiuti nel nostro progetto.

Per il resto la vita di Juba continua sempre bene, la stagione delle piogge sembra finire e ricominciare ogni giorno, ormai le strade di Juba sono devastate, immaginate mezza giornata di fango incredibile e strade trasformate in fiumi seguite da mezze giornate di sole a 35/40 gradi che cementa il tutto in poche ore. Tutto senza considerare le parti strade che sono diventate dei laghi enormi in cui probabilmente presto arriveranno anche gli alligatori (il colera ci vive già da tempo).

Come accennavo sopra, sono stato in vacanza, 2 settimane di sole e dormite sulla costa Keniota, insieme con la mia amica, collega e compagna di avventure Jubesi, Erica siamo stati sulla costa a Sud di Mombasa, a Tiwi e sull’isola di Wasini, nella prima ci siamo permessi un mega cottage sulla spiaggia con verandina per cenette e dormite colossali (in un paio di occasioni abbiamo anche preso un cuoco -musulmano in Ramadan- che ci obbligava a mangiare alle 6, il che, nella nostra peggiore versione pensionato, abbiamo anche apprezzato). Wasini invece era un’isoletta meravigliosa, vicino al confine con la Tanzania, senza elettricità e acqua corrente ma con dei tramonti incredibili, eravamo in un alberghetto molto africano (la guida diceva “stanze con letti tradizionali Maasai” - ecco, i Maasai mi sa che hanno dei mal di schiena bruttissimi), però dovevamo restare solo una notte e alla fine siamo rimasti 4 giorni, abbiamo fatto un paio di immersioni con maschera e pinne nella barriera corallina, abbiamo visto i delfini e ci siamo fatti portare in giro su una barca a vela tradizionale. Proprio bello.
Alla fine avevamo pianificato di passare una giornata a Mombasa, però il sole, il mare e lo svacco ci hanno fatto stare fino all’ultimo sulla spiaggia di Tiwi (in realtà non proprio, ci sarebbe un orrendo aneddoto su un locale sull’unica spiaggia libera di Mombasa con bandierone della Lega Nord ben esposto, clienti del produttivo nordest e dozzine di zoccole, però per sta volta ve lo risparmio).
Infine siamo rientrati a Nairobi, dove abbiamo fatto un Safari nel Nairobi National Park, davvero molto bello e a 15 minuti da Nairobi, per cui visitabile anche in mezza giornata. Dopo il Safari, Erica è rientrata in Italia e io a Juba.

Dopo il mio rientro, il diluvio, nel giro di una settimana ho perso 4 staff tra licenziamenti, mancanza di documenti e dimissioni. Oltretutto, dopo una settimana da panico venerdì avevo rimediato una project assistant che doveva cominciare stamane e giustamente non si è nemmeno preoccupata di presentarsi.

Infine, da circa 3 settimane io festeggiavo e mi bullavo con gli amici qui a Juba perché miracolosamente le sister erano riuscite a farci attaccare alla corrente della città per cui ne avevamo in abbondanza e 24h al giorno… Da ieri sera è stata irregolare e da oggi alle 12 è scomparsa. Le cose belle non sono fatte per durare, specialmente se vivi a Juba.

Ah, a Natale 99% rientro in Italia, avvisate il mio salumiere e la latteria di San Donato

Ma non era morto? Lo dicevo io che il Sud Sudan era pericoloso!

Dopo mesi di assenza ritorno a scrivere da questo strambo angolo di mondo,
il motivo di questa lunga pausa sinceramente non lo so, però adesso che è finalmente arrivata la stagione delle piogge, con qualche mese di ritardo, dal canto mio mi son sentito in dovere di aggiornare amici e parenti su quel che succede quaggiù.

Beh, come si suol dire, nessuna nuova buona nuova, il che, applicato al caso mio, significa che non è successo nulla di eclatante (o almeno non mi è parso, l’unica emozione forte l’ho provata quando è arrivato qui a Juba il pesto del papà fatto col basilico dell’orto genovese, mi è durato 2 giorni).
Dal punto di vista lavorativo è passata la classica fase di ambientamento e sto cominciando non dico a correre ma almeno a camminare, da 3 settimane ho cambiato posizione (per fortuna, a fare l’admin mi stavo un po’ annoiando) faccio il capo progetto e non c’è male, il lavoro è faticoso ma molto appagante, son fortunato ad avere un ottimo staff ad aiutarmi. Certo, i Sudanesi in Africa son famosi per essere dei lazzaroni e di certo i nostri colleghi non si differenziano dallo stereotipo. Per fortuna ci sono delle eccezioni, meno pigre e con dei barlumi di lucidità che a volte ti prendono impreparato.

Dal punto di vista “sociale” la situazione è egregia, anche se un componente del team “no goat no party” che avevamo formato è dovuto rientrare improvvisamente in Italia. Siamo rimasti in 2 Italiani e un Keniota, noi 2 insieme a dei ragazzi italiani di un’altra ONG e un ragazza della Croce Rossa abbiamo creato un bel gruppo, siamo quasi una famiglia. Fortuna ha voluto che i due italiani siano ex pizzaioli e che nel mio giardinetto possa fare bella mostra di un bel forno a legna! Per cui, a cadenza quasi settimanale, prepariamo (anzi, preparano) pizze per tutto il gruppo di amici anche fuori dal team. Siamo proprio degli italiani all’estero, specie da cui di solito fuggo però nelle condizioni SudSudanesi fa proprio piacere avere un angolo di casa in cui rifugiarsi. Ormai, per noi e per pochi eletti prepariamo dei manicaretti unici, abbiamo già proposto: fettuccine fatte in casa, pizze d’ogni sorta, pane, gnocchi di zucca, melanzane fritte, risotti vari, paste con ogni tipo di sugo (anche il ragù) e tante tante altre leccornie. Si sono fatti anche dei tentativi di gelato ma sono miseramente falliti, si ritenterà.

La mia ormai famosa domestica/cuoca Tanzana che tante gioie ci dava è in ferie (spero) da un mese, sarebbe dovuta tornare questa settimana ma nessuno l’ha vista. Teniamo le dita incrociate che rientri al più presto, con la sostituta sudanese abbiamo dei problemi di comunicazione insormontabili (e soprattutto sa cucinare 3 piatti in croce, di cui 2 con lenticchie e fagioli in abbondanza, l’ideale per la pausa pranzo..)

Sotto il profilo della sicurezza nessun problema, la assurda incriminazione di Al Bashir per crimini di guerra (per tempistiche e modalità, sul fatto che sia un assassino e un criminale non c’erano dubbi) qui non ha quasi sortito effetti. Per la prima volta in anni è più pericoloso stare a Khartoum che non qui a sud.

Sopra accennavo alla stagione delle piogge, è da qualche giorno che il tempo non è bello e piove abbastanza spesso, addirittura 2 notti fa, nel mezzo di un diluvio pazzesco, un tuono incredibile ha svegliato tutta Juba, è durato almeno 10 secondi ed ha fatto tremare il mio prefabbricato metallico e il mio letto come se ci fosse un terremoto.
Questo cambiamento climatico ha portato con se un piacevole freschetto, talvolta di notte è necessario addirittura mettersi sotto le lenzuola.
Le piogge hanno reso le strade si Juba un gran pantano, quando vado in giro con la jeep sembro un bambino che gioca nelle pozzanghere al parco dopo il diluvio.
I problemi sorgono quando devo andare al mercato, regolarmente con le infradito in mezzo al fango puzzolente misto a natura morta e in putrefazione. Adoro girare per i mercati incasinati, quindi pieni di umanità ed odori, però in questi casi non è che sia proprio uno spettacolo.

Bene, saluto tutti e mando abbracci, baci e auguri di buone vacanze a chi è in partenza (o già partito). Spero che vi farò attendere un po’ meno per il prossimo aggiornamento ma non prometto nulla.

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Frasi del giorno

Rivolgendosi a una donna Sudanese incinta: Uh, che bello! Ma da quanto sei incinta??
La donna Sudanese incinta: Eh, da un bel po’, saranno 2 anni!!

Erica alla cameriera: Avete il Gin Tonic?
Cameriera: Certo!
Erica: No, vabbè, ho cambiato idea, mi porti un’acqua tonica!
Cameriera: Mi spiace, l’abbiamo finita!

Poche news dal Sud Sudan

Chiedo perdono per non essermi fatto sentire per così tanto, lo so che vi sono mancato ma purtroppo in queste ultime settimane ho avuto tanto lavoro, poca elettricità e soprattutto poca ispirazione a scrivere.
I giorni cominciano ad assomigliarsi un po’ e le settimane a passare meno velocemente (son quasi 2 mesi di Africa!), il che è anche cosa positiva, significa che mi sto ambientando e sto iniziando a prendere il ritmo al Sudan, questo porta però a non avere tante cose da raccontare, probabilmente perché quello che mi stupiva sta diventando routine.

In queste ultime settimane poche nuove, UN (o l’ONU come la chiamiamo in Italia) ha deciso che abbiamo un coprifuoco anticipato alle 23 per la presenza massiccia di militari in città a causa del congresso del GoSS (Government of South Sudan) / SPLA/M (Sudanese People Liberation Army/Movement). In pratica l’esercito ribelle che ha preso il potere in Sud Sudan e che dalla firma del Comprehensive Peace Agreement nel 2005 cerca di governarlo indipendentemente dal Nord con molte difficoltà (causate più dall’incompetenza dei militari diventati politici che non dalle interferenze del nord). L’obiettivo è quello di darsi una struttura migliore di quella di oggi e diventare un partito politico a tutti gli effetti, in attesa delle prime elezioni del Sud Sudan (nel 2009) e del Referendum (nel 2010) in cui i sudanesi decideranno se Nord e Sud continueranno a essere il Sudan o diventeranno Sudan e New Sudan (viva la fantasia).

Abbiamo poi scoperto che alla Power Station di Juba hanno una schedule per l’erogazione dell’elettricità della città, per la nostra zona sarebbe 24 ore di luce ogni 48 di black-out, purtroppo però che fino ad oggi la abbiano rispettata solo una volta. Per il resto sempre buio, fino a ieri sera quando l’energia è tornata a sorpresa e come sempre ci ha reso felici come dei bambini la mattina di natale, oggi, puntualissima, dopo 24h dalla sua venuta è scomparsa lasciandoci tristi ed al buio.

La mia collega E. è rientrata dalle vacanze italiane, portando un bella carica di energia positiva (che non fa andare le lampadine ma fa benissimo all’umore dell’ufficio), 20 chili di cibo italiano (che cambiano la vita), un bel pacchetto di provviste da casa mia (che è ormai quasi finito) e la gelatiera (lo so, sembra eccessivo, però fino ad oggi gli unici gelati che si trovavano erano quelli fatti con l’acqua del Nilo e venduti per strada da gelatai in bicicletta e con i 40 gradi stavano iniziando a fare gola anche quelli. In pratica l’arrivo della gelatiera ci ha salvati dal colera).

Poi poco altro, non commento gli accadimenti di Khartoum di questi ultimi giorni perchè non sono informatissimo sui fatti e sulle politiche tra Chad e Sudan, qui se n’è sentito solo l’eco lontano e comunque non hanno cambiato i programmi del Sud Sudan.

bon,
ora vi saluto

Un giorno a Juba

Cronistoria di un giorno a Juba (e.g. questo venerdì):
8.00, sveglia: Su la zanzariera si prova a accendere la luce nella speranza (invana) che nella notte sia tornata la luce della città.
8.10, WC e Doccia: Riempo il catino di acqua 2 volte, con il primo giro “tiro la catena”, il secondo lo metto accanto alla doccia e inizio a versarmi in testa la sua acqua (ghiacciata, per gli standard Sudanesi) con una brocca. La doccia, a causa del tantissimo calcare e residui vari che ci sono nell’acqua del nostro pozzo manda fuori pochissima acqua.
8.20, The sul fuoco, devo ricordarmi di farlo bollire per bene prima di berlo.
8.30, Si arriva in ufficio e la vita comincia, il generatore parte e con lui anche internet, i ventilatori, i pc e tutto quello che serve
9.30, Con la solita mezz’oretta di ritardo arriva S., la mia domestica e cuoca Tanzana, con sua figlia di 3 mesi Precious (o giù di lì) avvolta sulle spalle.
9.35, Vado alla traffic police con J., l’accountant tuttofare Sudanese dell’ufficio, ho la patente internazionale ma la polizia ha deciso che non va bene, devo fare anche quella Sudanese, è la terza volta che vengo e finalmente trovo l’addetto, ho 3 kili di fotocopie e 2 etti di fototessere. Non bastano, devo tornare in ufficio e portare un’altra fotocopia.
10.00, Ritorno alla traffic police. Questa volta sono certo di avere tutto. Mi danno un form da compilare, però prima devo andare a fotocopiarlo perchè ne hanno una sola copia. E’ tutto in arabo. Quando torno lo faccio notare all’agente e comincia a compilarlo lui copiando qualcuno dei miei dati da una delle fotocopie del mio passaporto.
Attraverso la traduzione dall’arabo all’inglese di J. mi chiede: primo nome, ok, lo so. Secondo nome, mmm, ok, il cognome! Terzo nome, oh, mm, no, provo a spiegargli che da noi non si usa. Risate grassissime di tutto l’ufficio. In effetti da bambino un secondo nome me lo avevano dato, glielo dico ed è felice.
Gruppo sanguigno, no, non me lo ricordo! (Penso ad un ago sudanese che si infila nel mio braccio), no no fermo J., ho ricordato, non tradurre, sono A negativo (speriamo esista)!
10.30, la patente è pronta, manca solo il timbro e la firma del capo della polizia (che poco prima ho incontrato, è un mago del multitasking, in ufficio legge il giornale mentre guarda la tv in arabo e fuma).
10.31, l’agente torna dall’ufficio del capo e si siede a 2 metri da noi
10.40, aspetto
10.50, aspetto, intanto tutti gli agenti stanno parlando di me in arabo con J.. Più tardi mi spiegherà che parlavano dei miei peli sulle braccia e del fatto che secondo loro uno con i miei peli non poteva essere italiano ma solo arabo (e dopo 20 anni di guerra non è che gli arabi gli siano simpaticissimi).
11.00, James chiede che succede, l’agente (che è ancora a 2 metri da noi) ci dice di tornare lunedì a ritirare la patente. Il capo sta facendo un meeting e durerà ancora per un po’…
11.10, In macchina realizziamo che non ho messo l’impronta digitale sul modulo, speriamo che lunedì emettano la patente lo stesso!
11.15, In ufficio riprendo a lavorare, tutti gli altri lavoratori fanno pausa e i bambini della scuola fanno ricreazione.
11.45, Finisce il fatur (la pausa) tutti rientrano in ufficio
12.00, Vado a controllare S., sta cucinando e mi lecco le orecchie dall’acquolina
13.30, Pranzo (Tanzano -spezzatino, verdurine simil-spinaci e riso) e break
14.30, Di nuovo al lavoro
15.00, Vado con F. ai ministeri per ritirare un documento. Al primo ministero rimaniamo sbalorditi dalla efficienza, l’impiegato (che tuttavia quando arriviamo sta dormendo sotto un albero) ci ha preparato tutte le pratiche chieste il giorno prima, in triplice copia oltretutto!
15.05, Ancora scioccati ci muoviamo verso il Ministero delle Finanze per consegnare questi documenti e ritirare quello che ci serviva. Intanto F. mi spiega che negli ultimi 6 mesi hanno licenziato 2 direttori del ministero perchè scoperti a rubare (rimango sbalordito, li hanno trovati e licenziati, meglio che in Italia!)
15.10, Al ministero consegniamo i documenti a un omino che ci fa sedere e ci dice di aspettare.
15.20, Aspettiamo ancora tutti ma non si vede nessuno sviluppo
15.50, Aspettiamo
16.10, L’omino torna con una pila enorme di documenti, ci chiama e mi dice che hanno un problema, la stampante non va. Ci dà la carta intestata del ministero e ci rimanda in ufficio dicendoci di copiare il testo da un altro documento che già avevano emesso tempo fa, stamparlo e tornare da lui.
17.00, Stampiamo e torniamo (per fortuna nessuno ha ancora spento il generatore e riusciamo a fare tutto). L’omino è ancora lì ma non chi deve timbrare e firmare. Dobbiamo tornare lunedì.
17.10, A casa, pago S. e gioco un po’ con Precious (o qualcosa del genere) mentre lei cucina la cena che si porteranno a casa.
17.30, Cerco di creare una corrente d’aria in casa aprendo tutte le porte e le finestre e assumendo tutte le posizioni possibili per esserci in mezzo. Appena trovo una combinazione vincente, mi addormento.
18.30, Mi sveglio, sudatissimo, doccia, questa volta l’acqua, dopo un giorno di sole, è caldissima
19.00, Torna la corrente, via Skype chiamo in Italia.
20.00, Vado a cena con E. (un mio collega, medico Keniano) al Queen of Sheeba. Prima di uscire sistemo candele e fiammiferi nei punti strategici della casa per quando tornerò
21.30, C. (fisioterapista marchigiano), A1. (mio collega Ugandese) e A2. (amico Keniano di E.) ci raggiungono e andiamo tutti al Rock Shield, localino sul Nilo dove fanno musica dal vivo con ballerine Ugandesi. Mercoledì ci siamo venuti con E. che è impazzito e c’è voluto tornare non appena possibile. Finiamo tutti a ballare sul palco (qui si usa così).
00.00 Coprifuoco. Torniamo a casa, dalle 22 non c’è corrente e brancolo nel buio facendomi luce col cellulare. Arrivo in bagno e mi ricordo di aver sistemato le candele. Le accendo, mi complimento con me stesso per l’ottimo posizionamento, le spengo, vado a letto.

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Writing in the night

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1 mese a Juba

E’ volato, il primo mese a Juba è passato in una settimana, 10 gg al massimo. Sembra ieri che il mio aereo, dopo aver sorvolato la verdissima Uganda atterrava sulla striscia di Juba. Su GoogleEarth avevo controllato, ero certo che fosse asfaltata, però facendola dal vivo fino a 2 secondi prima dell’atterraggio ero certo di atterrare su una pista sterrata, poi il grigio dell’asfalto è arrivato e mi son messo il cuore in pace (ecco, un consiglio, forse la tratta Addis Ababa-Entebbe-Juba non la consiglierei al Delfino come viaggio inaugurale).

E’ stato un mese intenso, tante cose si sono succedute e direi che adesso mi sento abbastanza Jubese, certo ancora mi manca il giro di malaria obbligatoria per poter ammettere di aver vissuto il Sud Sudan, però per quello c’è ancora almeno un anno di tempo. Per sicurezza, e per dimostrare un po’ di rispetto all’Africa, ho già preso 2 volte il “mal di pancia”, anche se, rispetto a quelli che avevo preso in India questi sono stati davvero nulla, per pudore non scendo in dettagli tecnici ma fidatevi, meglio 8 mal di pancia africani che 1 indiano.

Rispetto al mio arrivo fa molto più fresco, un po’ perché mi sono abituato al posto e soprattutto perché, in effetti, ha iniziato a piovere e fa molto più fresco. In questo momento (è sera) sto scrivendo con la tapparella abbassata, la zanzariera sistemata e il ventilatore spento. I primi giorni era uguale ma col la tapparella su alla ricerca di correnti d’aria con le altre stanze. Il ventilatore, anche volendo, nel 90% delle sere sta fermo comunque perchè non c’è elettricità.

Ho finalmente un altro inquilino in casa, dopo che 2 giorni fa sono uscito ed ho lasciato dimenticato la porta socchiusa un bel geco ha deciso che qui, in effetti così male non si sta (e visto che si ciba di insetti non posso dargli torto, ne ho uno zoo). Tuttavia la sua presenza non è simpatica come quella dell’attivo Grigua (il mio geco di Ahmedabad) o del suo amico che era qui quando mi sono trasferito, quest’altro si nasconde sempre nella dispensa e cerca di fare più casino possibile quando si muove, tanto che fino a stamattina (quando sono andato in missione di sondaggio in vista di una possibile contrattacco) ho creduto che fosse un topo.

Bon, ci sono un sacco di altre cose da raccontare ma stasera non ho voglia per cui chiudo qui ma metto su due foto così siete felici.

Ballerini a Juba
Spettacolo danzante, notate la stazza della ballerina in primo piano, qui piacciono così

Mercato Juba
Uno dei mercati di Juba, credo Conyo Conyo (da pronunciare con la egne spagnola)

Prove per il funerale
Prove per il funerale

ELEGANCE UNISEX BEAUTY SALON EURO/AFRO

Questo weekend sono finalmente riuscito ad andare ad accorciarmi i capelli, la mia “acconciatura” occidentale mi stava facendo morire di caldo per cui ho optato per un passaggio radicale a un taglio molto più consono all’Africa ed a Juba.
Consigliandomi col mio amico Edwin (che gira rasato a zero e sgozza capre nel tempo libero) mi sono fatto accompagnare al mitico “ELEGANCE UNISEX BEAUTY SALON EURO/AFRO”, praticamente il barbiere dei fighetti di Juba.
L’”ELEGANCE UNISEX BEAUTY SALON EURO/AFRO” è in centro, vicino all’elegante “centro commerciale nel container” Jit, e, grazie alla sua insegna inconfondibile, è impossibile da mancare.
Uno dei punti di forza del “ELEGANCE UNISEX BEAUTY SALON EURO/AFRO” è certamente il customer care, nell’attesa per il taglio, sotto a un bellissimo mango, l’atmosfera è perfetta, non manca mai un giornale Keniota vecchio di una settimana e, chiedendo, si può ottenere anche una biretta.
L’hair stylist dell’”ELEGANCE UNISEX BEAUTY SALON EURO/AFRO” è un mago della macchinetta, ed è in grado anche di eseguire il taglio all’ultimo grido: “corti sui lati e un po’ meno corti sopra” nonché di utilizzare tecniche avanzatissime nel taglio della barba con la macchinetta per i capelli. Bisogna solo ricordargli, quando finisce di fare la barba, di proseguire e tagliare anche i baffi.
All’”ELEGANCE UNISEX BEAUTY SALON EURO/AFRO” terminato il taglio dei capelli, compreso nel prezzo, si può anche ottenere un pratico lavaggio con acqua del Nilo riscaldata al sole, shampoo alla liquirizia e passaggio di 3 diversi tipi di creme e balsami.

L’elegante insegna dell’”ELEGANCE UNISEX BEAUTY SALON EURO/AFRO”
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La sala d’attesa dell’”ELEGANCE UNISEX BEAUTY SALON EURO/AFRO”
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Vista esterna dell’”ELEGANCE UNISEX BEAUTY SALON EURO/AFRO”
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L’hair stylist al lavoro ed il dott. Edwin . Sulla destra si nota l’area lavaggio capelli, con la poltrona ed i pratici secchi per l’acqua del Nilo.
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Customer satisfaction
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PS dopo 2 giorni di ubriacatura da elettricità siamo tornati ai vecchi orari di luce col generatore ed a torce e candele.

Fiat Lux

Juba 6/4/08
00.20

Ore 16.00, l’incredibile accade, morti di caldo udiamo una voce da dentro una casa: c’è luce, c’è luce!! Le orecchie si allungano, cerchiamo il rumore del generatore, non è orario, forse qualcuno lo ha acceso senza dire niente, però sentiamo solo il silenzio, è spento, però il ventilatore di casa, in effetti, sta girando!
Dopo oltre 3 mesi di black out totale la energia elettrica di Juba è tornata! Gioia e giubilo, sta a vedere che stasera quando torniamo a casa riusciamo a evitare di entrare a tastoni e alla ricerca della torcia! No no, non è possibile, è un caso, non durerà! Però adesso a mezzanotte la luce c’è, il ventilatore gira, magari riusciamo a dormire senza svegliarci la mattina disidratati dal sudore.
Non si sa se durerà, non si sa perchè, non si sa se funzionerà, fatto sta che dopo 3 settimane (per me che son fresco di Juba) di giornate programmate basandosi sul famigerato orario di elettricità, domani, forse, riusciremo a riposare al pomeriggio sotto il fan, senza dover cercare l’ombra tra gli alberi spelacchiati.
Per me che son appena arrivato questa inaspettata comodità è quasi un fastidio, fare a meno per qualche ora al giorno di qualcosa che normalmente si da per scontata aiutava a rendersi conto del posto in cui si sta vivendo, ora si, si sta molto meglio, però si corre il rischio di abituarsi bene e di dimenticarsi delle enormi difficoltà con cui i Sudanesi devono vivere ogni giorno. La stragrande maggioranza di loro l’energia non la ha mai e di certo non si lamenta di questa mancanza, vivendo ogni giorno senza sapere cosa potrebbe succedere il giorno dopo, i problemi sono di certo altri.

Dancing in the rain

Una settimana da Juba

28/3 Juba,
22.12
prima settimana a Juba, primi 10 giorni in Africa!
La situazione qui in Sudàn va sempre molto bene (purtroppo solo per noi occidentali in trasferta, chiaro) ho iniziato finalmente a lavorare, per ora sto solo cercando di carpire più informazioni possibili dal capo progetto che tra 2 settimane rientrerà in Italia, per cui ancora non posso dare giudizi su ciò che faccio ma posso soltanto dire che la prima impressione è ottima.
Ieri e l’altro ieri ha piovuto moltissimo, tanto che giovedì mattina siamo arrivati anche a 23 gradi, almeno 10 in meno del solito (e di adesso), questo ha portato una certa freschezza, ma anche moltissima umidità, come se ce ne fosse bisogno!

Il centro in cui vivo si occupa storicamente, dal 1983, di bambini disabili, inoltre, negli ultimi 3 anni (dopo la firma del peace agreement nel 2005 ed il ritorno ad una apparente tranquillità in questa zona del Sud Sudan) ha avviato diversi nuovi progetti, per aiutare il sistema sanitario di questo paese a rimettersi in piedi. Oggi la mia ONG, fondatrice del centro, gestisce 4 dispensari a Juba e si occupa di promuovere quella che chiamano la CBR, cioè la Community based rehabilitation, in modo che in ogni villaggio abbia almeno una persona in carica che abbia dei medicinali di base e sappia come somministrarli. Inoltre ha un grosso progetto, quello che io probabilmente seguirò più da vicino, la fondazione della prima facoltà di scienze della riabilitazione del Sud Sudan.

Ogni mattina due delle 4 jeep del centro fanno il giro di Juba, e vanno a prendere una 30ina di bambini disabili che frequentano le classi speciali del centro, si tratta di bambini con disabilità soprattutto mentali, dipendenti in gran parte da malattie mal curate (principalmente malaria) o da parti con complicazioni.
Inoltre il centro si occupa di riabilitazione (fisioterapia) su bambini con problemi, anche in questo caso soprattutto per malattie mal curate ma anche per cadute e dolori trascurati, per complicazioni date dalla scarsa alimentazione e per problemi di epilessia, portata dalla malaria cerebrale.

Sembra incredibile per noi occidentali che i genitori possano trascurare dei bambini con ossa rotte o non portare immediatamente al centro casi di epilessia, purtroppo però bisogna tutto riportare alla situazione di qui, in cui le infrastrutture di base sono inesistenti (parlo di strade, ponti, scuole…. l’elettricità è solo per noi fortunati e l’acqua del Nilo, infestata, meno male che c’è, sennò si morirebbe anche di sete), in cui la guerra è durata per 20 anni ed ha distrutto una generazione, in cui la percentuale di morti di parto è la più alta del mondo (credo che il 10% dei parti finisca in tragedia), in un mondo in cui le famiglie hanno tranquillamente 8 / 10 figli, un campo da coltivare sperando di non incontrare mine, in cui per portare un bambino con dei problemi a far visitare bisogna anzitutto sapere che è possibile e che ci sono dei centri che fanno proprio questo (e dopo 20 anni di guerra non è così ovvio), significa lasciare 10 figli sani da soli (che forse, poi, non è così un problema, i bambini devono diventare grandi molto presto), il campetto non curato per un giorno ed affrontare diverse ore di cammino, magari con un bimbo a cui fa malissimo la testa o che non riesce a reggersi sulle gambine.

Un paio di persone mi hanno chiesto con cosa giocano qui i bambini, bene, giocano con le stesse cose con cui giocavano i bambini indiani quando ero li e con cui probabilmente giocavano i nostri nonni, giocano con quello che trovano. Giusto oggi ho visto un gruppo di bambine che raccoglieva dei lunghi fiori bianchi, dopo mezz’ora sono ripassato per lo stesso punto e si erano intrecciate delle gonnelline bellissime e ballavano e cantavano, imitando, probabilmente le madri e le sorelle maggiori. Un gioco classico che impazza per tutte le città del terzo mondo è “insegui un cerchio con un bastone” in cui i bambini corrono dietro a un cerchio (può essere qualsiasi cosa, qui sono soprattutto vecchi pneumatici da moto, in india erano cerchi di metallo) dandogli dei piccoli colpetti per tenerlo in piedi cercando di non farlo cadere.

Fa davvero male vedere molti stranieri venire qui ed arricchirsi aprendo ristoranti (ovviamente il più costoso di Juba è di proprietà di un Italiano che sta a Malindi), alberghi, “supermercati” per gli occidentali come me che vengono per lavorare per le ONG (la sera Juba, città con 180.000 abitanti, si può scegliere se andare a prendere una birra o andare a ballare in oltre 15 locali per Kawaja -stranieri- e con prezzi europei, un albergo a Juba costa mediamente 150$ a notte) o arricchendosi importando spazzatura dalla Cina.

Bon, scusate se stasera ho fatto un po’ la morale ed ho scritto un post un po’ polemica però ogni tanto sapete che mi ci vuole, anche per chiarirmi la testa su questa nuova vita. Se mi avete letto fin qui vi ringrazio e vi bacio le mani.

Non vi racconto la storia del capretto Giovedì e della fine che ha fatto a Pasqua perchè è tardi, la rimando, forse, a un’altra occasione. Potete vedere qualche foto (ancora pochine) di sto posto di pazzi qui
.

CAAAAALDOOOO

Juba 23/3 00.45

Ragazzi che caldo!
Oggi, primo giorno completo a Juba, ho fatto un sacco di cose, lavoro, mercato, messa pasquale di 4 ore, cena con le “sister” e biretta al beduin bar.
Un file rouge unisce tutte queste attività: un caldo porcellissimo - di giorno oggi ho misurato 38 gradi in stanza e più di 40 fuori al sole, mi ha davvero devastato, per un momento ho pensato di avere un febbrone da cavallo ma poi era solo disidratazione, acqua e 2 bananine e tutto è tornato a posto. Ora è mezzanotte passata ed in stanza ci sono 33° (ovviamente con finestra spalancata ma senza ventilatore, se continuo a sudare come sto sudando ora domattina mi sveglio di 50 chili!)

Il giro a Juba per i mercati di Juba è stato molto divertente, l’unico inconveniente, appunto, il caldo mostruoso. Per il resto io ancora sono senza cucina e senza frigo per cui sarebbe stato inutile comprare qualcosa.

Visto che qualcuno me lo ha chiesto, come acqua beviamo quella del pozzo, bollita e fatta decantare dalle sisters. Fa schifo ma mi ci sto piano piano abituando.

Sulla messa pasquale a cui ho assistito oggi ci si potrebbe fare un libro, lunghissima, non finiva mai! Però, certamente, è stata molto più interessante che non le messe che (non) seguiamo in Italia, solo la componente musicale valeva lo spettacolo. Certo, l’ora di predica del prete, metà in inglese e metà in arabo, dopo la lettura integrale di 7 “letture” è stata veramente una mazzata, però i canti, con le donne del pubblico che urlavano ed un pretino anziano che ballava e suonava uno strumento tradizionale, dal rumore della trombetta della bici e dalla forma di piffero dovevano essere visti almeno una volta. Da domenica prossima vedremo che farò.

Domani il presidente torna in Italia, era uno dei motivi per cui in questi giorni abbiamo avuto molta elettricità (oggi c’è stata dalle 9 alle 17!), da domani si torna agli standard, corrente ogni tanto, quando si è fortunati :) .

Problema scarafaggi quasi risolto dopo la bonifica di ieri, stamattina ne ho buttati via 11, ora ce n’è ancora un paio per terra in bagno ma niente di grave, sui muri non se ne vede quasi più.

Per rispondere alle domande di Emma:
Usratuna è a Juba, è il nome del compound della mia ONG
Juba è grossina, fa 180mila abitanti e non ci sono palazzi ma solo tukul (capanne) per cui sono belli sparsi!
Cibo ancora niente di strano, domani però sgozziamo la capra per pasqua!
Il mio compound a Juba dovrebbe essere qui