Stavo ragionando sulle difficoltà nella ricerca del lavoro per un neo-laureato in una città medio grande, per esempio Genova.
Per quale motivo non si riesce ad avere proposte serie e l’unico modo per avere “potere contrattuale” è quello di minacciare di andarsene?
Perchè continuano a fare statistiche su quali facoltà siano sovrapopolate (più laureati che posti di lavoro) e quali invece non “producano” abbastanza risorse (triste ma vero, siamo tutti risorse da vendere)? Basterebbe inserire il numero chiuso nelle fucine di disoccupati ed incentivare l’iscrizione nelle facoltà più utili al mondo del lavoro (e.g. alcuni tipi di ingegneria, fisica, scienze infermieristiche ecc..) facendo pagare un po’ meno tasse…
Non ho idee precise ma credo ci (noi saremmo le risorse umane tra i 25 ed i 30 anni) farebbe bene un confronto, un modo per capire cosa ci offra la situazione, e magari servirebbe anche di più ai 19enni che possono ancora scegliere la strada da prendere…
Ultimamente ho letto un trafiletto agghiacciante basato su una presunta statistica che diceva che l’80% dei giovani ritiene inutile studiare. Tutto vero se hai delle buone probabilità di fare la velina o il calciatore, ma nel 99% dei casi vuol dire che ti stai mettendo in mano al restante 20%, quello che studia. Lungi da me pensare che il mondo possa essere fatto solo di medici o avvocati, ma da li a pensare che studiare sia inutile mi sembra che il passo sia lungo… non so, mi rendo conto che la questione sia complessa anche perchè non saprei nemmeno quanti siano quelli che non vogliono e quelli che non possono studiare, voglio dire ho studiato perchè qualcuno a suo tempo mi ha parato il culo, ma mi rendo conto che molti non hanno questa fortuna..
Non so perchè mi impelago in queste elucubrazioni dettate da sudore e digestione, ma credo che qualcosa di vero ci sia e che forse dovremmo applicarci per farlo venire fuori…